lunedì 30 gennaio 2017

Il Molise e la materia oscura

Come tutti probabilmente ben sapete, io sono molisano, cioè originario della regione probabilmente più bistrattata e presa in giro d'Italia, specialmente sui social. Ma, si sa, la cosa importante è riuscire a vedere il lato positivo in qualsiasi situazione. E allora ecco cosa ho pensato: voglio spiegarvi cosa hanno in comune il Molise e la materia oscura.
Se volete scoprirlo, non vi resta che guardare questo video, buona visione!

domenica 15 gennaio 2017

In gita dall'astrologo

Ho provato a fare una cosa che non avevo mai fatto, ovvero andare da una parte e provare a raccogliere impressioni mie e delle persone che erano presenti all'evento. Ovviamente, siccome ne parlo su Quantizzando, allora di qualcosa di scientifico si dovrà pur trattare.
Ehm, non proprio: nel senso che si tratta di qualcosa di cui abbiamo parlato in maniera molto estensiva già diverse volte su questo blog, cioè l'astrologia.
Tuttavia sono andato a vedere l'astrologo con il massimo del distacco e dell'imparzialità, proprio per cercare di capire meglio il pubblico che segue gli oroscopi.
Alla fine non ho scoperto un granché, o meglio, non ho scoperto niente di nuovo. Ma del resto non si fanno le cose per l'unico scopo di fare scoperte, come diceva il buon Landau.

Il video sta qua sotto, buona visione (è davvero molto breve, circa tre minuti).


mercoledì 11 gennaio 2017

Ma i social aiutano la divulgazione scientifica?

Probabilmente, la domanda più difficile a cui deve provare a dare una risposta una persona che si propone di chiacchierare di scienza al grande pubblico è quella che riguarda la maniera per raggiungere un pubblico il più vasto possibile.
Se da un lato spremere le meningi su tale questione non solo ha senso ma è anche importante, dall'altro c'è un aspetto particolare di cui poco si parla, forse.
Ovvero, mi metto nei panni di uno del pubblico: dove trovo quello che cerco? Attenzione, non mi riferisco a questo o quel personaggio o community. Piuttosto, che faccio: leggo il blog, ascolto il podcast, guardo una serie di video, giro sui social? Non credo ci sia una risposta semplice a questo tipo di domanda e, in generale, il punto è che ogni mezzo è buono a seconda dell'uso che se ne fa.
Senza dubbio.

In giro, del resto, si trova di tutto: ottimi post, ottimi podcast, ottimi video, ottimi profili Facebook e Twitter dove gli appassionati di scienza possono avere tutte le informazioni che vogliono. Eppure, nonostante la qualità possa riuscire ad emergere nel marasma di informazioni a disposizione, tuttavia i social sembrano avere un ruolo assolutamente dominante, almeno negli ultimi anni, per veicolare la viralità delle informazioni. Naturalmente, qui non voglio immergermi nella discussione riguardo la bontà delle informazioni trasmesse; sicuramente, il proliferare di bufale sui social è notevolmente scoraggiante tuttavia qui voglio riferirmi solo alla divulgazione di informazioni corrette.
Quindi, il punto sostanziale del discorso che proverò ad impostare nelle prossime righe riguarda i social solo e soltanto nei confronti della divulgazione scientifica e non in quanto propriamente social (quella è una questione più profonda legata al nostro modo di vivere la società e non credo di poterne discutere in questa sede).
Ovviamente, voglio sottolineare che in questo post non c'è assolutamente una risposta finale alle problematiche che secondo me sono rilevanti e che quindi proverò a sollevare tra poco; tuttavia spero che si possa generare una discussione a riguardo.


Se la mettiamo sul piano puramente numerico, sicuramente Facebook, Twitter, Instagram hanno un impatto positivo sulla divulgazione scientifica. Quello che io mi chiedo invece è: si può ancora fare divulgazione senza social? Non fraintendetemi: sono perfettamente conscio del fatto che siamo nel momento storico-tecnologico in cui siamo e non pretendo che si debbano fare salti nel passato. Però mi sembra necessario provare a capire fino a che punto bisogna spingersi nell'intercettare il pubblico sui social a tutti i costi. E attenzione: il problema non è il pubblico, bensì il meccanismo di interazione che c'è sui social.

lunedì 2 gennaio 2017

L'amore ai tempi di Faraday

L'amore, si sa, non è una cosa semplice da gestire. Ci sono amori che durano una vita e vite senza neanche una goccia d'amore. Poi, però, una volta che si diventa pieni d'amore, magari anche amati, ecco che da un giorno all'altro tutto passa, tutto scompare.
D'altronde, l'amore è uno di quei bisogni primordiali di noi esseri umani e che, in realtà, non hanno una reale spiegazione. O meglio, a dire il vero potremmo dire che l'amore può essere collegato al bisogno instintivo di continuazione della specie; sì, magari è una posizione cruda, sicuramente poco romantica, ma forse non troppo distante dalla verità.

Di certo c'è che noi tutti amiamo e sembra quasi che sia impossibile per noi non finire incastrati nella rete dei sentimenti amorosi prima o poi nella vita. Ovviamente ci sono dei bisogni primordiali ancor più fondamentali, tipo mangiare e bere, bisogni che se non corrisposti a dovere, non riusciremmo a vivere. E qui arriviamo al punto.

Infatti, se da un lato sappiamo benissimo che abbiamo bisogno di mangiare e bere e accettiamo, nel senso che comprendiamo, la fame e la sete come istinti primordiali e inconsci dell'essere umano, dall'altro lato sappiamo tutti che l'amore in qualche modo (magari anche con dolore) potremmo in generale evitarlo e in tal modo risparmiarci le pene amorose, dopo una certa abitudine s'intende.
Quindi in sostanza, tutti amano, e magari qualcuno no, ma comunque si tira avanti, dai.