mercoledì 23 agosto 2017

Abbiamo un'immagine di Antares

Avete presente le immagini del Sole?
Ecco, ma quanto sarebbe bello avere qualcosa del genere, pur minimo, anche per altre stelle? Tanto, moltissimo. Per questo gli astrofisici hanno preso di mira Antares.
 
Antares è una stella che si trova 170 parsec di distanza da noi; per confronto, la stella più vicina a noi, Proxima Centauri, si trova a poco più 1 parsec di distanza da noi.

Le stelle sono palle di gas che bruciano idrogeno al loro interno trasformandolo in elio. La fusione dell'idrogeno è la parte più lunga della vita di una stella. Per esempio, per il Sole tale fase dura una decina miliardi di anni. Tuttavia tale processo dipende dalla massa della stella. Antares è una stella che ha una massa una decina di volte più grande di quella del Sole.
Come si diceva in un film, una grossa massa comporta anche grosse responsabilità e quindi, ciò causa  condizioni di pressione e temperatura più eccitanti, nel senso che la fusione dell'idrogeno viaggia a ritmi più alti rispetto a una stella di piccola massa.

Con le stelle massive tutto diventa più grande, anche i nomi. Infatti, il Sole, quando finirà l'idrogeno diventerà una gigante rossa. Antares invece è già una supergigante rossa.
Ciò vuol dire che Antares si trova in una fase del suo ciclo vitale l'idrogeno nel nucleo è finito da un pezzo e altre combustioni hanno luogo, tipo quella dell'elio "appena" prodotto in carbonio e così via in altri elementi più pesanti. Il fatto di essere una stella rossa è poi legato alla temperatura superficiale della stella. Questo, detto in soldoni, perché la lunghezza d'onda della luce (cioè il suo "colore") è legato all'energia della luce stessa (cioè alla sua "temperatura") in maniera inversamente proporzionale: più è rossa la luce (più è grande la sua lunghezza d'onda), minore sarà l'energia (ovvero la temperatura).

Con le supergiganti rosse bisogna fare attenzione: sono enormi, spesso parte del materiale fugge via a causa di forti venti stellari, e inoltre siamo quasi agli sgoccioli della vita di una stella.
Insomma, le atmosfere di queste bestie stellari rosse sono molto complicate da interpretare. Provare a capire aspetti molto complicati delle atmosfere stellari di altre stelle oltre al Sole è dunque qualcosa di davvero affascinante; è come gettare lo sguardo su qualcosa che abbiamo avuto sempre sotto gli occhi, da millenni, eppure solo ora cominciamo a mettere a fuoco.

Quindi, gli astrofisici del Very Large Telescope Interferometer (VLTI) hanno ottenuto questa prima, straordinaria, meravigliosa mappa del gas che compone la superficie e l'atmosfera di Antares:

Una stella così non l'avete mai vista. Questa è Antares. ©ESO

Questa è l'immagine più dettagliata mai ottenuta prima di una stella che non sia il Sole. Grazie a mappe come questa gli astrofisici potranno studiare molto meglio cosa accade nelle atmosfere di altre stelle, magari non troppo lontane, ma almeno spezzando l'interessante monotonia scientifica del Sole.
Già, per esempio, si è notato, dalla mappa qui sopra, che su Antares ci sono parti di gas che vanno a velocità strane, o almeno inaspettate. Ma, dopotutto, ancora bisogna capire un po' di cose anche se sicuramente sembra abbastanza convincente la discussione che, da soli, i moti convettivi non possono spiegare tali velocità. I moti convettivi, per chi non lo sapesse, sono quei moti responsabili, per esempio del moto dell'acqua quando bolle; ecco la stessa cosa avviene nelle stelle, c'è del gas che si muove tramite moti convettivi (ma non pensate di buttare la pasta su Antares, toglietevelo dalla testa).

lunedì 14 agosto 2017

Avete mai visto la Via Lattea?

La cosa migliore da fare ad agosto, qualora si volessero vedere le Perseidi (volgarmente dette "stelle cadenti"), è trovare un posto buio, lontano dalle luci della città e mettere il naso all'insù.

In Molise questo si può fare praticamente ovunque: c'è un basso livello di urbanizzazione ma non siamo in un posto iper-isolato e comunque il meraviglioso cielo stellato è facile da godere.
In Molise il cielo è una meraviglia.

Da Fossalto (provincia di Campobasso) dunque ho provato a scattare qualche foto al cielo notturno con la mia reflex.
Premessa doverosa: sono assolutamente una schiappa. Ho scattato diverse foto, ma alla fine ne ho salvate soltanto tre (perché sono una schiappa). Avrei dovuto scattare diverse foto e poi metterle insieme, sarebbe stata la tecnica più idonea, ma vabbè, la prossima volta.
Speravo qualche meteora passasse per il pezzo di cielo che stavo fotografando, ma purtroppo non è accaduto. In compenso, ho visto diverse meteore, anche molto luminose.

Ma tralasciando le mie (poche) abilità da fotografo, volevo porvi una domanda:

Avete mai visto la Via Lattea, la Galassia in cui si trova il nostro sistema solare?

Sdraiato sul terrazzo dei miei nonni ho potuto ammirare il cielo denso di stelle come non facevo da tempo e per me è stata una grande emozione. Nella densità di stelle, naturalmente, era ben visibile proprio la Via Lattea vista di taglio.

Ora, io alla Via Lattea ci sono più che abituato. Sono nato in Molise, ci torno spesso e ogni volta mi godo lo spettacolo. Ecco dunque il motivo della mia prova da fotografo: volevo condividere con voi la bellezza del cielo stellato, molto spesso trascurato nel quotidiano.

lunedì 7 agosto 2017

In arrivo un po' di novità

Siamo ad agosto, ci sono le ferie. Ha fatto caldo, anzi caldissimo.
Per me è stato un anno incredibile. Pensavo non potesse essere piú incredibile del 2016, ma mi sbagliavo. Mi sono sentito come i climatologi che trovano ogni anno piú caldo del precedente.
E invece: esperienza da insegnante in un liceo scientifico, commissario interno agli esami di maturità, e, fresco fresco, ho appena iniziato il lavoro come redattore in una casa editrice di libri scolastici. In tutto questo, presto uscirà anche un mio libro sulle onde gravitazionali (di cui vi parleró presto, intanto ditemi in bocca al lupo).

In tutti questi mesi, per forza, questo blog è stato trascurato. Il lavoro da insegnante (davo lezioni anche il pomeriggio) mi ha coinvolto tantissimo e preso tutto il tempo che avevo a disposizione.
Tuttavia, ho pensato a Quantizzando e alla divulgazione scientifica praticamente sempre. Soprattutto ho cercato di pensare a cosa volevo fare con Quantizzando. Con i social, voi lo sapete, non ho mai avuto un gran rapporto. Per qualche motivo, legato alle tempistiche di fruizione soprattutto, ho sempre ritenuto che il posto centrale del progetto Quantizzando fosse il blog.

Progetto, poi è una parola grossa. Quantizzando è nato cosí, senza pretese. Nel corso del tempo qualche lettore è passato di qua e mi fa piacere.

Siccome mi piace un sacco provare anche a fare cose nuove, ho in mente alcune idee per la nuova stagione, diciamo cosí, quella che va da settembre a maggio. Di solito, quando provo a fare qualcosa di nuovo, ci provo diverse volte prima di rendere un'idea sistematica: non sono bravo a far funzionare una cosa al primo tentativo, trovo sempre qualcosa che non va e quindi tendo a iniziare da capo. Del resto, anche con il blog è andata cosí.

E allora, ecco come immagino le cose per Quantizzando nei prossimi mesi. Forse andrà bene, forse no, sicuro ce la metteró tutta, promesso.

Dal 26 agosto parte, definitivamente, la newsletter. Qualcuno di voi ha già ricevuto la mia newsletter nei mesi precedenti. Poi c'è stata una pausa, soprattutto per i motivi di lavoro elencati all'inizio di questo post. Ora si ricomincia, ma ovviamente si deve ripartire con qualcosa di nuovo. E allora ecco la novità: il podcast.
Per non perdere neanche un podcast, iscrivetevi alla newsletter.

Andrà cosí: una settimana il podcast, una settimana la newsletter. Parleró di astrofisica, soprattutto commenteró le notizie piú importanti. La newsletter non sarà un rimpiazzo del blog: quando c'è da spiegare qualcosa, troverete sempre lo spiegone su Quantizzando. Nel podcast, invece, parleró di argomenti vari o, in caso di notizioni eclatanti, parleró di queste.

Quantizzando ha un canale Telegram. L'idea è quella di ricevere allerta quanto un nuovo post viene pubblicato o un nuovo episodio del podcast viene reso pubblico. Inoltre, scriverò dei post brevissimi, per notizie brevi che magari riprenderó nella newsletter con calma, ma che non ritengo debbano occupare un post intero sul blog.

E i social, in tutto questo? Sicuramente su Twitter mi trovate. Almeno fin quando esisterà, per me è un ottimo mezzo per recuperare informazioni e quindi là ci sono. Su Facebook il mio profilo lo trovate qua, peró non vi assicuro niente: non è che mi faccia impazzire come mezzo di divulgazione, soprattutto per la condivisione di post troppo lunghi (cosa che ho fatto in passato, ma che presto smetteró di fare).

Poi c'è YouTube. Qui ho in mente una cosa, figlia della mia esperienza breve da insegnante. Ma ve ne parleró verso Natale, ora è presto. Vi posso dire che ha parecchio a che fare con la scuola e...con gli esami di stato. Per ora è solo un'idea, ma quasi concreta.

Questo è tutto per ora. Mi piacerebbe leggere i vostri commenti qui sotto, senza dover aprire un account su Sarahah (cosa che non faró mai).
Lo so, quella di leggere un blog sta diventando una pratica obsoleta. Ma ció che ha preso il posto, ovvero la scrittura/lettura/commento su social, non mi sembra sia meglio.

Vabbè, comunque sia, grazie per seguire Quantizzando, grazie di cuore davvero.

venerdì 4 agosto 2017

Un anno di Dark Energy Survey

Questa settimana la Dark Energy Survey ha reso pubblici i dati del primo anno di osservazioni. Potevo non parlarne? Appunto, quindi eccoci qua.
La Dark Energy Survey (acronimo DES) è una collaborazione internazionale tra astrofisici che cerca di capirci qualcosa sull'energia oscura e in generale su come è fatto l'universo.

Cos'è l'energia oscura, in parole povere? La teoria della relatività generale di Einstein, così come fu concepita originariamente, prevedeva un universo in espansione rallentata. Infatti, le galassie che si espandono, lo fanno sempre più lentamente a causa della reciproca attrazione gravitazionale; in pratica è come se la gravità frenasse le galassie. Fin qui tutto, bene. Anzi no, perché nel 1998 fu scoperto che l'espansione dell'universo non è affatto rallentata, bensì accelerata. La "colpa" di questa accelerazione è stata affibbiata a quella sostanza di cui non sappiamo assolutamente nulla e che chiamamo "dark energy", cioè energia oscura.

Quello che sappiamo, e lo sappiamo per esempio dalla radiazione cosmica di fondo a microonde e dalle supernovae, è che l'energia oscura consiste nel 70% circa di ciò che c'è nell'universo. Ovvero, viviamo in un universo di cui ignoriamo cosa sia la roba che maggiormente lo riempie.
Tutto ciò che vediamo con i nostri occhi e con i nostri telescopi sono stelle, materia che emette luce, detta anche materia barionica. Ecco, la materia barionica è soltanto un misero 5% di tutto quello che c'è nell'universo. Per inciso, poi, il resto (circa il 25%) è materia oscura, un'altra roba di cui sappiamo poco o nulla, come il Molise insomma.

Il punto è che comunque ci sono abbastanza ragioni per ritenere che la materia oscura sia comunque una forma di materia, magari qualche tipo di particella che ancora non abbiamo scoperto. Insomma, siamo abbastanza fiduciosi che prima o poi capiremo di che si tratta (dopo l'osservazione delle onde gravitazionali da parte di LIGO, qualcuno azzarda addirittura buchi neri primordiali...).

L'energia oscura invece no, non ne abbiamo la più pallida idea.

giovedì 27 luglio 2017

Forse abbiamo trovato una luna extra-solare

Qualche decennio non sapevamo ci fossero pianeti al di fuori del nostro sistema solare. O meglio, lo sospettavamo ma non avevamo conferme scientifiche. Al giorno d'oggi, i pianeti extra-solari si sprecano, sono qualche migliaio e siamo molto felici di ciò.
Inoltre, ogni tanto sbuca anche qualche annuncio di qualche possibile candidato simile alla nostra Terra (annunci da guardare con scetticismo ed entusiamo, allo stesso tempo), quindi il nostro sorriso scientifico è più che mai radioso.

Trovare un pianeta extra-solare non è roba per tutti. Per trovarne a iosa c'è voluto un osservatorio spaziale, NASA Kepler, che ha studiato la luce proveniente da un manipolo di stelle della nostra Galassia. Lo studio fatto dal satellite Kepler è quello di notare qualora ci fossero cali di intensità nella luce proveniente dalle stelle studiate; se tali cali sono periodici, allora magari essi avvengono perché un qualche oggetto, di dimensioni non trascurabili, passa davanti alla stella in questione. Quell'oggetto celeste che passa davanti alla stella è proprio un pianeta extra-solare.

In questo modo la ricerca ha fatto passi da gigante nel mondo dei nuovi mondi galattici. Persino la stella a noi più vicina ha un pianeta extra-solare, magari pure simile alla Terra (ma boh, chi può dirlo, non è chiaro al momento).

In tutto questo trambusto per la scoperta che, tutto sommato, nè il nostro pianeta nè il nostro sistema solare sono poi così speciali come asserito per millenni, ecco che ci siamo dimenticati (noi, eh, mica gli scienziati) di parlare delle lune extra-solari.

Prima di tutto: una luna extra-solare è, lo dice la parola stessa, una luna che orbita attorno un pianeta extra-solare. Nulla di strano: proprio come la nostra Luna, oppure le lune di Saturno e Giove, anche gli altri pianeti sparsi nella Via Lattea potrebbero avere delle Lune.
Sembra una cosa lecita, quasi da Dichiarazione Universale dei Diritti dei Pianeti della Galassia (se esistesse, ma non esiste).

giovedì 6 luglio 2017

Osservato il barione Xi al CERN: di che si tratta?

Gli scienziati del CERN hanno annunciato di aver osservato una particella che mai avevano visto prima: il barione Xi.
Il barione Xi è una particella formata da tre quark: due sono quark charm e l'altro è un quark up.
ASPETTATE, non andate via che adesso vi spiego tutto, con calma. Iniziamo.

Rappresentazione artistica del barione Xi osservato con LHC (© CERN)

mercoledì 5 luglio 2017

Quella volta che Feynman provò a sbagliare

La storia contemporanea, anzi oserei dire la nostra quotidianità, è costellata da dichiarazioni che in qualche modo sfuggono all'onere della prova. Ognuno di noi si sente coinvolto in qualsiasi discussione, su qualsiasi argomento, con qualsiasi tempistica. Ormai assistiamo, praticamente impotenti, a un clima culturale dove le affermazioni fatte hanno un po' perso peso specifico. In parte per quanto appena detto, ovvero per la consapevole dimenticanza di offrire un modo per controllare le fonti riguardo ciò che si afferma; in parte perché abbiamo spesso la memoria corta e tendiamo anche a dimenticare alcune affermazioni, fenomeno forse dovuto all'enorme mole di informazioni che recepiamo ogni giorno, oppure alla tempestività con cui uno stato su un social network finisce nel dimenticatoio.

Tuttavia, se il mondo è pieno di persone che fanno affermazioni, allo stesso modo possiamo trovare persone che hanno la briga di andare a controllare. Usando un linguaggio ormai consolidato potremmo chiamarlo fact-checking, ovvero controllo delle affermazioni espresse da qualcuno. Molto comune è l'uso di questo espediente in politica o in economia. Raramente abbiamo invece a che fare con ciò in scienza.
Non si tratta di una scelta: la scienza ha già le sue regole, il controllo e la revisione degli articoli scientifici è parte stessa del processo di pubblicazione di un risultato scientifico.
Ma cosa fare se l'affermazione non è fatta per iscritto ma soltanto a voce? E poi, se colui che fa l'affermazione si chiamasse Richard Feynman?

Richard P. Feynman è stato un fisico molto importante, vincitore del premio Nobel per la fisica nel 1965 per i suoi studi sulla meccanica quantistica. Tra le tante cose per cui lo ricordiamo, oltre al Nobel, ci sono la sua grande capacità di spiegare, le sue famose lezioni, il suo riparare le radio, il suo suonare il bongo.
Durante una serie di lezioni sulla teoria della gravitazione, nel 1962-1963 al Caltech in California (USA), Feynman disse la seguente cosa: "...il centro della Terra dovrebbe essere più giovane di uno-due giorni rispetto all'età della superficie della Terra...".

Come mai aveva detto questa cosa?

sabato 1 aprile 2017

Dai problemi della ricerca alla scuola e viceversa

Partiamo proprio dalle basi. Molti ragazzi sono addirittura in dubbio su quale scuola superiore scegliere. Ragazzi, ascoltatemi: la scelta della scuola superiore non ha nulla a che vedere con la vostra voglia o meno di fare astrofisica all'università. Certo, il discorso è molto più ampio, ma lasciatemi spiegare. Se dovessi partire dalla mia esperienza personale, beh, allora dovrei dirvi in tutta onestà che all'epoca scelsi di fare il liceo scientifico solo e soltanto perché intravidi la materia Geografia Astronomica nel programma del quinto anno. Ovviamente sono stato folle, ma non perché non volessi fare il liceo scientifico, ma semplicemente perché ho basato una scelta su un solo piccolo dettaglio che, tra l'altro, si sarebbe manifestato dopo cinque anni. Altra cosa: quando uno sceglie la scuola superiore ha 13 anni, mentre quando sceglie l'università (eventualmente) ha 18 anni. Insomma, praticamente stiamo parlando di due età molto diverse e che corrispondono a due modi di vedere il mondo tremendamente differenti. Non angosciatevi troppo, dunque, questo è il mio consiglio.

Parliamo, perciò, della scelta da fare a 18 anni. Volete fare astronomia? Molto bene!
La domanda che verrebbe subito da fare è: perché vuoi studiare astronomia all'università? Una risposta potrebbe essere: beh, perché voglio diventare astrofisico. Questa è una risposta buona, soprattutto a 18 anni, ma ovviamente non terrà mai conto, almeno a quell'età, delle mille sfaccettature che può presentare la vita in corso d'opera. Mio consiglio in questa fase: volete fare astronomia? D'accordo, ma fatelo perché siete curiosi, perché volete capire come funziona l'universo. La curiosità e la laurea in astrofisica vi resteranno, la voglia di lavorare come astrofisico potrebbe venire meno.

E infatti: auguri, vi siete laureati in astrofisica, congratulazioni. Non importa se l'avete fatto in Italia o all'estero, finalmente il gran giorno è arrivato. Che si fa ora? Nella migliore delle ipotesi siete già con la valigia in mano pronti per partire in qualche posto del mondo a fare il Ph.D. (dottorato di ricerca).

mercoledì 22 febbraio 2017

Trovati 7 pianeti simili alla Terra: cose da sapere assolutamente

WOW. No, davvero: WOW.

Confesso che quando ho letto per la prima volta la notizia (l'ho saputo in anticipo ma non potevo dirvelo prima, scusatemi!) mi sono un po' emozionato. Caspita, un sistema solare con ben sette pianeti che magari sono pure simili alla nostra Terra. Incredibile, davvero al di là di ogni immaginazione.

Ma del resto, che fosse al di là di ogni previsione ci sta eccome. In un certo senso fondiamo le nostre aspettative sulle nostre esperienze; ovvero abbiamo sempre visto, per secoli, la Terra come un'eccezione, come un qualcosa di singolare, circondata da altri pianeti completamente diversi dal nostro. Ecco, quindi quando sentivamo di pianeti simili a Giove eravamo sempre sorpresi ma, allo stesso tempo delusi. Appena sono iniziati a sbucare i primi pianeti grandi come la Terra ecco che abbiamo tutti iniziato ad alzare la testa: gli esopianeti (ovvero i pianeti al di fuori del sistema solare) erano vivi e lottavano con noi. A quel punto sono sbucati anche pianeti in stelle vicine, sempre più vicine. E poi, oggi: ben sette pianeti, e poi anche simili alla Terra, tutti nello stesso sistema solare.
Vediamo di capirci qualcosa di più, dai su.
 

lunedì 30 gennaio 2017

Il Molise e la materia oscura

Come tutti probabilmente ben sapete, io sono molisano, cioè originario della regione probabilmente più bistrattata e presa in giro d'Italia, specialmente sui social. Ma, si sa, la cosa importante è riuscire a vedere il lato positivo in qualsiasi situazione. E allora ecco cosa ho pensato: voglio spiegarvi cosa hanno in comune il Molise e la materia oscura.
Se volete scoprirlo, non vi resta che guardare questo video, buona visione!

domenica 15 gennaio 2017

In gita dall'astrologo

Ho provato a fare una cosa che non avevo mai fatto, ovvero andare da una parte e provare a raccogliere impressioni mie e delle persone che erano presenti all'evento. Ovviamente, siccome ne parlo su Quantizzando, allora di qualcosa di scientifico si dovrà pur trattare.
Ehm, non proprio: nel senso che si tratta di qualcosa di cui abbiamo parlato in maniera molto estensiva già diverse volte su questo blog, cioè l'astrologia.
Tuttavia sono andato a vedere l'astrologo con il massimo del distacco e dell'imparzialità, proprio per cercare di capire meglio il pubblico che segue gli oroscopi.
Alla fine non ho scoperto un granché, o meglio, non ho scoperto niente di nuovo. Ma del resto non si fanno le cose per l'unico scopo di fare scoperte, come diceva il buon Landau.

Il video sta qua sotto, buona visione (è davvero molto breve, circa tre minuti).


mercoledì 11 gennaio 2017

Ma i social aiutano la divulgazione scientifica?

Probabilmente, la domanda più difficile a cui deve provare a dare una risposta una persona che si propone di chiacchierare di scienza al grande pubblico è quella che riguarda la maniera per raggiungere un pubblico il più vasto possibile.
Se da un lato spremere le meningi su tale questione non solo ha senso ma è anche importante, dall'altro c'è un aspetto particolare di cui poco si parla, forse.
Ovvero, mi metto nei panni di uno del pubblico: dove trovo quello che cerco? Attenzione, non mi riferisco a questo o quel personaggio o community. Piuttosto, che faccio: leggo il blog, ascolto il podcast, guardo una serie di video, giro sui social? Non credo ci sia una risposta semplice a questo tipo di domanda e, in generale, il punto è che ogni mezzo è buono a seconda dell'uso che se ne fa.
Senza dubbio.

In giro, del resto, si trova di tutto: ottimi post, ottimi podcast, ottimi video, ottimi profili Facebook e Twitter dove gli appassionati di scienza possono avere tutte le informazioni che vogliono. Eppure, nonostante la qualità possa riuscire ad emergere nel marasma di informazioni a disposizione, tuttavia i social sembrano avere un ruolo assolutamente dominante, almeno negli ultimi anni, per veicolare la viralità delle informazioni. Naturalmente, qui non voglio immergermi nella discussione riguardo la bontà delle informazioni trasmesse; sicuramente, il proliferare di bufale sui social è notevolmente scoraggiante tuttavia qui voglio riferirmi solo alla divulgazione di informazioni corrette.
Quindi, il punto sostanziale del discorso che proverò ad impostare nelle prossime righe riguarda i social solo e soltanto nei confronti della divulgazione scientifica e non in quanto propriamente social (quella è una questione più profonda legata al nostro modo di vivere la società e non credo di poterne discutere in questa sede).
Ovviamente, voglio sottolineare che in questo post non c'è assolutamente una risposta finale alle problematiche che secondo me sono rilevanti e che quindi proverò a sollevare tra poco; tuttavia spero che si possa generare una discussione a riguardo.


Se la mettiamo sul piano puramente numerico, sicuramente Facebook, Twitter, Instagram hanno un impatto positivo sulla divulgazione scientifica. Quello che io mi chiedo invece è: si può ancora fare divulgazione senza social? Non fraintendetemi: sono perfettamente conscio del fatto che siamo nel momento storico-tecnologico in cui siamo e non pretendo che si debbano fare salti nel passato. Però mi sembra necessario provare a capire fino a che punto bisogna spingersi nell'intercettare il pubblico sui social a tutti i costi. E attenzione: il problema non è il pubblico, bensì il meccanismo di interazione che c'è sui social.

lunedì 2 gennaio 2017

L'amore ai tempi di Faraday

L'amore, si sa, non è una cosa semplice da gestire. Ci sono amori che durano una vita e vite senza neanche una goccia d'amore. Poi, però, una volta che si diventa pieni d'amore, magari anche amati, ecco che da un giorno all'altro tutto passa, tutto scompare.
D'altronde, l'amore è uno di quei bisogni primordiali di noi esseri umani e che, in realtà, non hanno una reale spiegazione. O meglio, a dire il vero potremmo dire che l'amore può essere collegato al bisogno instintivo di continuazione della specie; sì, magari è una posizione cruda, sicuramente poco romantica, ma forse non troppo distante dalla verità.

Di certo c'è che noi tutti amiamo e sembra quasi che sia impossibile per noi non finire incastrati nella rete dei sentimenti amorosi prima o poi nella vita. Ovviamente ci sono dei bisogni primordiali ancor più fondamentali, tipo mangiare e bere, bisogni che se non corrisposti a dovere, non riusciremmo a vivere. E qui arriviamo al punto.

Infatti, se da un lato sappiamo benissimo che abbiamo bisogno di mangiare e bere e accettiamo, nel senso che comprendiamo, la fame e la sete come istinti primordiali e inconsci dell'essere umano, dall'altro lato sappiamo tutti che l'amore in qualche modo (magari anche con dolore) potremmo in generale evitarlo e in tal modo risparmiarci le pene amorose, dopo una certa abitudine s'intende.
Quindi in sostanza, tutti amano, e magari qualcuno no, ma comunque si tira avanti, dai.