domenica 29 maggio 2016

BEAM si è gonfiato sulla Stazione Spaziale Internazionale

Negli ultimi giorni si è parlato un sacco del BEAM (Bigelow Expandable Activity Module). Si tratta di qualcosa di cui sentiremo probabilmente parlare spesso in futuro e quindi vale la pena spendere due parole a riguardo. 

Dunque questo BEAM è uno spazio gonfiabile che puó essere usato durante una missione spaziale, nella fattispecie come appendice della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Naturalmente si tratta di un ambiente che è studiato in modo tale da proteggere da tutta la robaccia che non fa benissimo agli astronauti, cioè ogni sorta di pericolo tipo detriti spaziali e raggi cosmici.
Perchè spendere tempo e soldi per portare un "gonfiabile" nello spazio? Semplice: un modulo del genere permetterebbe di salvare spazio nell'allestimento di una navicella e inoltre ridurrebbe il peso della stessa. Il BEAM ha dimensioni del tipo 4 metri per 3 metri e mezzo circa (quando è completamente gonfiato), e pesa 1300 kg circa.

L'altra sera (28 Maggio 2016) il BEAM è stato gonfiato dagli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. 


Il piano è tenerlo gonfiato per due anni. Nel frattempo gli astronauti della ISS faranno un po' di attività di monitoraggio per testare il corretto funzionamento del BEAM. Passati questi due anni, il BEAM verrà sganciato e tornerà nell'atmosfera terrestre dove brucerà mestamente, ma consapevole di aver dato un grossissimo contributo alla scienza e all'esplorazione spaziale futura.

martedì 24 maggio 2016

L'universo in parole povere

Sono ormai tre anni ed un paio di mesi che ho aperto questo blog. Siccome il numero di post aumenta sempre più e, inoltre, sono infilati piuttosto in ordine sparso, ho deciso di raccogliere un attimo le idee e metterle insieme in un libro: L'universo in parole povere.

Si tratta della mia prima esperienza e quindi è fondamentale il vostro giudizio. Potete trovare il mio libricino a soli 99 centesimi di euro sul Kindle Store di Amazon: https://www.amazon.it/dp/B01FWQ01RI




Vorrei solo sottolineare che, nonostante sia in vendita su Amazon, non avete bisogno di un lettore di Amazon per leggerlo. Vi basterà scaricare l'applicazione Kindle per PC, Macbook, tablet o smartphone e potrete praticamente leggere L'universo in parole povere ovunque e in qualunque momento. 

giovedì 19 maggio 2016

La scoperta dei 1284 nuovi pianeti extra-solari

Recentemente la NASA ha annunciato di aver trovato 1284 nuovi pianeti, detti esopianeti, che orbitano attorno altre stelle nella nostra Galassia.
Commento breve: WOW!
Commento lungo: si tratta di un qualcosa di assolutamente fantastico se pensate che finora, dal 1995 ad ieri, sono stati trovati circa lo stesso numero di esopianeti annunciati oggi.

Altra cosa: di questi nuovi esopianeti, 9 hanno caratteristiche tali da poter essere considerati nella cosiddetta "zona abitabile". Ciò vuol dire che questi 9 pianeti potrebbero, in linea di principio, avere le condizioni adatte allo sviluppo della vita.
Commento breve: WOW!
Commento lungo: WOOOOOOOOW!

Ma andiamo con ordine
Kepler è un satellite della NASA che è proprio stato costruito apposta per scovare satelliti che orbitano attorno a stelle che non sono il Sole. Come fa? Con i transiti. Ovvero, Kepler osserva una stella, e vabbé. Poi però magari ad un certo punto la luce proveniente da quella stella diminuisce un pochino. E dopo un po' (ore, giorni) la luce raccolta torna al livello di prima.
In una immagine, accade questo:

© NASA

mercoledì 11 maggio 2016

La galassia a cui gira il gas al contrario

A volte capita. Che ne so, problemi a lavoro, avete pestato la cacca di un cagnolino innocente, quello che vi ruba il turno alle Poste. Qualunque cosa sia, a chiunque può capitare che "girino".

Anche alle galassie.

Per esempio, prendete la galassia M64, chiamata anche NGC4826, oppure Galassia Occhio Nero, oppure Galassia Bella Addormentata. Sì, tutti questi nomi per la stessa galassia, scusate ma è colpa degli astrofisici. Comunque, tornando a noi, vediamo una foto, innanzitutto:

Credit: Michael Miller, Jimmy Walker

martedì 10 maggio 2016

Raggi X per Andromeda

Chi l'ha detto che i raggi X servono solo quando qualcuno si rompe un gomito o per fare una panoramica ai denti? Anche le galassie vengono studiate con i raggi X. La differenza, in questo caso, è che i raggi X vengono emessi direttamente dalla galassia. Ma andiamo con ordine.

Fonte: NASA

Quando vediamo una galassia, per forza di cose, non riusciamo a vedere tutta la luce che la galassia emette. Applichiamo sempre un certo filtro. Per esempio i nostri occhi vedono la luce chiamata, appunto, visibile, insomma quella con lunghezze d'onda che vanno dal violetto al rosso circa.

Ma oltre la luce che vediamo con i nostri occhi, c'è tutto un mondo di luce che non riusciamo a vedere. E quindi abbiamo bisogno di altri strumenti. Per esempio, per i raggi X dobbiamo addirittura andare nello spazio, perché la nostra atmosfera blocca (per fortuna!) i raggi X.


venerdì 6 maggio 2016

Prova "evaporazione" buchi neri e premio Nobel per Hawking? Mmm, andiamoci piano

Dunque, ora dobbiamo parlare di una cosa che magari vi è capitato di leggere in questi giorni. Riguarda i giornali italiani; tranquilli non è una cosa grave, anzi. Direi che in passato è capitato di peggio.
Comunque, come dicevo, magari l'avete letta e ho pensato che valeva la pena spendere due parole sull'argomento per voi che seguite questa newsletter. Nei giorni scorsi La Repubblica, Ansa e Messaggero (almeno questi ho visto io) hanno rilanciato una notizia apparsa sul Times in cui si parla di una ricerca che avrebbe provato la teoria dei buchi neri (così titola La Repubblica). Allora, un paio di cose preliminari che già fanno capire che c'è qualcosa che non va, tipo che l'articolo del Times non viene linkato né da La Repubblica, né Ansa, né Messaggero e il fatto che il Times mette le parole black hole tra virgolette. I giornali italiani no.

Incuriosito da queste due faccende ho provato a capire un poco meglio la cosa.
Secondo I giornali italiani, i ricercatori avrebbero creato un buco nero in laboratorio (addirittura!) e provato le teorie di Hawking. Ora, io mi ricordo quando la stampa italiana parlava di "pericoli" al CERN perché LHC avrebbe potuto creare mini-buchi neri. Addirittura alcuni volevano far chiudere l'acceleratore di particelle di Ginevra. E adesso? Uno ha creato un buco nero in laboratorio e nessuno si lamenta?

mercoledì 4 maggio 2016

Transito di Mercurio, 9 Maggio 2016

Mercurio è il pianeta più vicino al Sole. Il 9 Maggio prossimo transiterà davanti al Sole. Cosa vuol dire? Significa che, dalla prospettiva di noi che siamo sulla Terra, potremo vedere Mercurio come un piccolo puntino scuro che passerà direttamente davanti al Sole.

Immagini di un vecchio transito (Fonte: NASA)


L'ultima volta che è successa questa cosa è stato nel 2006, quindi dieci anni fa. Mentre la prossima volta sarà nel 2019 (trovate tutti i transiti passati e futuri qui).
Per questo motivo vale la pena provare a guardare questo evento, se ne avete la possibilità. Mi raccomando, però:
NON GUARDATE DIRETTAMENTE IL SOLE! USATE LE PROTEZIONI ADEGUATE, TIPO FILTRI SOLARI, ANCHE SE GUARDATE ATTRAVERSO UN TELESCOPIO!

martedì 3 maggio 2016

Il passaporto delle comete

Il titolo di questo post sembra il titolo di un film, quasi quasi. Possiamo anche immaginare gli attori e dove si svolge la trama: siamo nel Sistema Solare e i protagonisti sono il Sole, Giove e un altro piccolo oggetto tipo asteroide o cometa. E la trama?

Dunque, il Sistema Solare è un sistema fisico in cui abbiamo una stella, il Sole, e alcuni pianeti che orbitano attorno al Sole. Inoltre, abbiamo anche un sacco di piccoli oggetti che vagano nello spazio, pietruzze che ogni tanto si affacciano dalle parti del Sole e che chiamiamo asteroidi e comete. Una domanda che potrebbe tranquillamente venire in mente a chiunque è: ma come cavolo facciamo a distinguere un asteroide dall'altro o una cometa dall'altra? Voglio dire, non hanno mica un passaporto interstellare. Insomma, non abbiamo ancora la dogana nello spazio.

lunedì 2 maggio 2016

Spaghetti cosmici e stelle di neutroni

Chi l'ha detto che nello spazio non si mangia bene? Sfatiamo subito questo mito, e per farlo vi mostro subito la foto della Nebulosa Spaghetti, solo per bongustai:


Già, magari non sembrano proprio spaghetti, ma che vi devo dire, l'hanno chiamata così.
Guardando un pochino più l'aspetto scientifico, questa nebulosa rappresenta dei resti di supernova. Ovvero, stiamo osservando quello che rimane dell'esplosione di una stella abbastanza massiccia.

Vista così, sembrerebbe che l'esplosione della supernova abbia causato soltanto un pazzesco groviglio di spaghetti cosmici, che poi altro non sono che diversi strati di gas che si sono propagati per un po' nello spazio interstellare fino a mescolarsi poi dopo un certo tempo. Il colore rosso di questa immagine è dovuto all'emissione dell'idrogeno: ne abbiamo già parlato su Quantizzando e quindi rimando la vostra curiosità a quel post, basta cliccare qui.

Quello che vorrei raccontarvi oggi e ciò che, solitamente, nelle immagini dei resti di supernovae si vede poco: cioè, quello che davvero rimane di una stella che esplode. Sì, chiaramente gli strati più esterni della stella che scoppia se ne vanno via lontano a dare fastidio al gas interstellare; eppure c'è qualcosa che rimane, lì, al centro di quel groviglio di spaghetti cosmici qualcosa rimane. Cos'è?