mercoledì 27 aprile 2016

Scoperta una luna di Makemake: perché è importante?

Il telescopio spaziale Hubble non la vuole proprio sapere di smettere di fare scoperte.
Beh, meglio così. Ultimamente ha scoperto che il pianetino Makemake (un nome caro a tutti i programmatori!) ha una luna come compagna. E abbiamo anche un'immagine di ciò, direttamente dal telescopio spaziale:


Ricapitoliamo un attimo. Makemake si trova nella fascia di Kuiper, ai confini del sistema solare, una zona dove regna il freddo e il ghiaccio. Makemake fu scoperto nel 2005 dagli astrofisici Mike Brown e Chad Trujillo.
Per quanto riguarda la recente scoperta, non era una cosa facile trovare una luna del pianetino, infatti finora non era stato trovato nulla nei pressi di Makemake in precedenti osservazioni. Ci voleva il guizzo giusto, che poi alla fine è arrivato con il telescopio Hubble. La luna appena scoperta è stata chiamata MK2 e, se vi va, potete leggere l'articolo scientifico della scoperta andando qui.

La notizia è circolata ovunque, quindi quasi non servirebbe un post qui su Quantizzando. Tuttavia, se sto scrivendo due parole su questa notizia di Makemake è più che altro perché vorrei sottolineare una cosa che quasi nessuno ha sottolineato. Infatti tutti, ma proprio tutti, perfino la radice della notizia, cioè la rassegna stampa della NASA, affermano che (traduco, ovviamente) "La scoperta di una luna può fornire importanti informazioni sul sistema di Makemake. Misurando i parametri dell'orbita della luna appena scoperta, gli astronomi possono calcolare la massa di tutto il sistema".

Naturalmente, la frase in corsivo tra virgolette è totalmente esatta. Ecco, però mi sarebbe anche piaciuto che qualcuno avesse almeno provato a spiegare il motivo per cui è esatta.
Ovvero, la domanda che sorge spontanea è:

Perché aver scoperto una luna di Makemake ci aiuterà a misurare la massa di tutto il sistema? E come?
Nel resto di questo post, proveremo a rispondere a questa domanda.

martedì 26 aprile 2016

Ponti tra galassie

Ormai lo sapete. L'universo è enorme, gigantesco.
Dire che due galassie sono vicine di casa non è sempre scontato. Per esempio, voi che dite, queste due galassie condividono oppure no lo stesso pianerottolo intergalattico?

Credit: Malcom Park
Allora, ci vuole qualche indizio. La galassia a sinistra è la nostra amica galassia di Andromeda, detta anche M31. A destra invece abbiamo una galassia chiamata galassia del Triangolo, oppure anche M33. In mezzo abbiamo una stella della nostra galassia che rende l'immagine più bella e vabbè.


Ora, aggiungiamo un paio di numeri. Andromeda si trova a circa 2.5 milioni di anni luce di distanza da noi. La galassia del Triangolo è invece a circa 3 milioni di anni luce da noi.
Anche se sembrano così lontane viste nella foto (tra una galassia e l'altra ci va circa 28 volte la Luna piena), tuttavia la galassia di Andromeda e quella del Triangolo stanno danzando gravitazionalmente.

Come facciamo saperlo? Grazie a misure di radio astronomia. Infatti recentemente è stato scoperto e confermato un "ponte" di idrogeno neutro tra le due galassie che dimostra che le due galassie sono in qualche modo legate.

E poi, non dimentichiamoci che la nostra Galassia, la Via Lattea è anch'essa gravitazionalmente legata alla galassia di Andromeda e a quella del Triangolo. Se siete dei lettori di lunga data di Quantizzando, allora sicuramente ricorderete quel post in cui vi avvisavo di preparare gli elmetti in vista dello scontro galattico tra la Via Lattea e Andromeda. Anzi del non-scontro, visto che le dimensioni in gioco sono così grandi che la probabilità che due stelle si possano incrociare è davvero molto bassa. Lo so che vi sembra una cosa strana questa che durante uno scontro di galassie le stelle praticamente non si scontrino. Se volete, potete leggervi tutti i conti di dinamica delle galassie qui, ma, fidatevi di me, io quei conti già li ho fatti in passato e vi posso assicurare che le galassie sono sistemi dinamici chiamati non-collisionali.

Per finire, ripropongo il video del non-scontro tra la nostra Galassia e Andromeda. Sì, vabbè, preparate gli elmetti, ma anche no, visto che il tutto avverrà tra quasi 4 miliardi di anni.

Parafrasando una nota serie TV: Andromeda is coming (ma con calma, eh).



lunedì 25 aprile 2016

La Grande Macchia Rossa di Giove

Avete presente Robert De Niro? Sì, un grande attore, poi è pure di origini molisane. Ma no, dicevo, avete presente il suo volto? Sì, espressivo, comunicativo. Oltre a tutto ciò: se volete imitare De Niro, dovete prendere un pennarello e disegnarvi un bel neo su di uno zigomo.

Ecco, in questo post non parleremo affatto di De Niro, ma parleremo di un grande attore "gravitazionale", protagonista indiscusso del film chiamato "Sistema Solare". Sto parlando di Giove.
 Giove è il pianeta più grande del Sistema Solare. Poi, è pure un pianeta gassoso, cioè non c'è verso che uno riesca a poggiare i piedi su una qualche superificie, se non a ridosso del nucleo del pianeta, forse.

Embé? Che c'entra De Niro? Ecco, anche Giove ha un grosso neo, eccolo qua:

Fonte: NASA

mercoledì 20 aprile 2016

La Rai ha un problema con l'astrologia

La Rai ha un problema serio con l'astrologia e quindi, di conseguenza, con le pseudoscienze. Io, francamente, sono allibito, perplesso, stupefatto dalla superficialità con cui sulla Rai vengono chiamati gli astrologi a prendere parte a trasmissioni televisive come se nulla fosse.

Ora, se fossimo nel 2016 a.C., potrei pure capire e passarci sopra. Però, siccome siamo nel 2016 d.C. allora dobbiamo un attimo fermarci a riflettere. Visto che il più scarso degli astrologi riesce comunque ad arrivare ad un pubblico più ampio di quello a cui riesco ad arrivare io, magari questo post non servirà a niente. Ma lo scrivo lo stesso, perché sento che è giusto scriverlo indipendentemente dal numero di persone che leggeranno queste mie parole. Anche perché questo post non è indirizzato agli astrologi, bensì è indirizzato alla Rai, Radio Televisione Italiana.

Davvero, dico sul serio, capisco perfettamente. Cioè lo so che voi della Rai avete bisogno di soldi derivanti da incassi pubblicitari, lo so che ormai oltre la cronaca nera vi è rimasta solo la pseudoscienza, ma credo che, visti i tempi storici in cui viviamo, si stia un poco esagerando.

Potrei citare una caterva di esempi ma, siccome ho vissuto gli ultimi quattro anni all'estero, probabilmente si tratterebbe solo della punta dell'iceberg. Potrei andare dall'incredibile ospitata a Porta a Porta di tal dott. Miuzzi con la sua dieta dei gruppi sanguigni (bah!) al TG1 delle 13 che spara un servizio sul museo dell'omeopatia tirando in ballo Garibaldi e Cavour, come se 100 anni di progresso scientifico non fossero mai passati. Dimmi la verità, cara Rai, è tutto uno scherzo, vero?

E poi ci sono loro, ovviamente, gli onnipresenti astrologi. Si va da Paolo Fox su RaiDue, a Pellegrino Liuzzi in arte Jupiter su RaiUno (ed entrambi su RadioRai).

martedì 19 aprile 2016

Fare la pipì sulla Luna

La storia di questo post inizia con una vignetta molto simpatica che ho condiviso su Facebook, che riguarda appunto la Luna.



Nei commenti, il mio amico Dario Scovacricchi mi ha suggerito di scrivere un post per stimare la distanza a cui si potrebbe fare arrivare la pipì. E dunque eccoci qua.
Se a prima vista questa cosa sembra essere un po' avulsa dal solito contesto di questo blog, in realtà vedremo che la densità scientifica di cose che possiamo imparare da ciò che c'è dietro alla vignetta condivisa su Facebook è davvero molto alta. Non tireremo fuori esattamente i numeri, perché ci servirebbero le equazioni e su Quantizzando, come sapete, non parliamo di equazioni. Tuttavia arriveremo comunque al succo della questione, non vi preoccupate.

venerdì 15 aprile 2016

C'è un'enorme macchia sul Sole

Calma, tranquilli: è una macchia solare. Solo che è davvero enorme.
Si tratta di una macchia solare così grossa che per osservarla basta indossare un paio di occhiali di quelli che si mettono per osservare le eclissi solari.

Mi raccomando: NON GUARDATE MAI DIRETTAMENTE IL SOLE, È PERICOLOSSISSIMO! RISCHIATE DI PERDERE LA VISTA!
Ricordatevi di usare sempre una protezione e/o un filtro solare ben funzionante.

Bene, detto questo passiamo a qualcosa di meno preoccupante e proviamo a vedere la macchiona solare tramite un paio di immagini. Per cominciare, iniziamo con una bella foto del Sole con tanto di macchiona:

Fonte: Karl Battams

giovedì 14 aprile 2016

Pepita - Materia oscura

Come promesso, si parte con nuovi video che spero possano piacervi.
Per iniziare, ho pensato di parlare un poco di materia oscura, questa sconosciuta. In particolare, nel video provo a raccontarvi come sappiamo che davvero esiste la materia oscura. Ho registrato il video sul mare di Nova Siri, in Basilicata: se sentite un po' di rumore di sottofondo all'inizio è proprio il rumore del mare. L'ho lasciato perché penso che l'idea di poter ascoltare il rumore del mare già ad Aprile sia qualcosa, tutto sommato, di rilassante. Comunque, non vi preoccupate, per la maggior parte del video, l'audio è chiaro e pulito.

Mi raccomando: iscrivetevi al canale YouTube perché ci sono nuovi video in arrivo (prossimi: energia oscura, Big Bang, radiazione cosmica di fondo, lenti gravitazionali) e soprattutto CONDIVIDETE il più possibile su Facebook, Twitter e quant'altro.

A proposito, già che ci siete, mettete un bel "Mi Piace" sulla mia pagina Facebook, anche.

Buona visione!

lunedì 11 aprile 2016

Quizzone di Quantizzando

Finalmente è arrivato: il quizzone di astronomia di Quantizzando è realtà :)

Ho accolto tutti i vostri suggerimenti, in particolare la possibilità di vedere le risposte e risultati subito e di condividere su Facebook e Twitter. Fatto e fatto.

Non vi resta che fare il Quizzone, rispondere a tutte le domande e poi condividere il quiz sui vari social. Inoltre, se volete, potete taggarmi sia su Facebook che su Twitter con i vostri risultati oppure potete commentare i vostri risultati insieme a me: sarà un enorme piacere.

Buon Quiz!

venerdì 8 aprile 2016

Nettuno, il pianeta blu dove piovono diamanti

Nettuno è l'ottavo e, per ora, ultimo pianeta del nostro sistema solare, nel senso che tutti gli oggetti che sono oltre l'orbita di Nettuno non sono considerati pianeti.
La storia della scoperta di Nettuno è bella particolare, perché fu scoperto grazie alla fisica, voglio dire grazie a carta, penna e tanti conti nel 1846. In pratica, si osservò che l'orbita di Urano era perturbata e si immaginò l'esistenza di un ulteriore corpo celeste bello massiccio oltre l'orbita, appunto, di Urano.
Et voilà, eccolo là, ad un certo punto fu trovato Nettuno.

Nettuno è un pianeta gassoso. Cioè, ci sono Mercurio, Venere, Terra e Marte che sono pianeti rocciosi, insomma che hanno una superficie dove poggiare i piedi e poi ci sono Giove, Saturno, Urano e il protagonista di questo post, Nettuno, che sono gassosi e dove i piedi non li possiamo poggiare da nessuna parte.
A primo impatto può sembrare strano, ma se pensate un attimo all'atmosfera della Terra, che è fatta di gas ed è legata gravitazionalmente al nostro pianeta, allora capite in un nanosecondo che non c'è nulla di strano (in realtà, a voler essere precisi, il nucleo di Nettuno, cioè la parte centrale del pianeta, è solido).

Ma scusatemi, ho parlato di Nettuno e, finora, non mi sono neanche degnato di presentarvelo un attimo con una fotina. Eccolo qui, in un bel ritratto in cui Nettuno sorride alla presenza della sonda NASA Voyager 2, l'unica che, nel 1989, lo è andato a trovare fino ad oggi:

Immagine 1 (Fonte: NASA - Voyager 2)
Già dalla foto ci sono due-tre cose che balzano agli occhi. Perché è tutto blu? Perché ci sono le nuvole? Cosa sono quelle macchie scure? Calma, calma. Ora rispondiamo a tutto.

martedì 5 aprile 2016

Le nuvole di Kelvin-Helmholtz

Stiamo andando verso l'estate e, dopo un lungo inverno, probabilmente l'ultima cosa di cui volete sentire parlare sono le nuvole. Ma oggi non parleremo di nuvole in generale. Parleremo di nuvole abbastanza particolari, le nuvole di Kelvin-Helmholtz.
Cominciamo dalle basi. Ecco subito una foto di queste nuvole:





Le avete mai viste in cielo? Dai, forse sì. Comunque, la domanda ora è: come si formano queste nubi? Proviamo a rispondere.

Il fatto che queste nuvole si chiamino di Kelvin-Helmholtz è dovuto ad un fenomeno di fisica dei fluidi chiamato instabilità di Kelvin-Helmholtz, appunto dal nome dei due scienziati che hanno studiato questa roba.

Quando due strati d'aria a contatto hanno diverse velocità, quello che accade è che si crea una turbolenza dovuta proprio a questa differenza di velocità. Le due parti a contatto tra i due strati cominciano pian piano a penetrarsi l'una con l'altra, a causa principalmente delle forze d'attrito in gioco. Ovvero, ciò che accade è semplicente che i due strati si tirano uno verso l'altro e quello che ne risulta è un piccolo vortice ondoso. Ciò che ho appena scritto dovrebbe essere più chiaro nella prossima immagine:

Fonte: http://www.brockmann-consult.de/
Cerchiamo ora di spiegare il perché del senso di rotazione. Assumiamo, come nell'immagine qui sopra, che lo strato superiore abbia una velocità minore rispetto a quello inferiore. Per capire perché lo strato meno veloce va giù, bisogna scomodare un vecchio post di Quantizzando, quello in cui parlavo di quando la nonna annaffia il prato e fa uscire l'acqua più velocemente ostruendo il tubo parzialmente con un dito. Questo accade perché la fisica dei fluidi ci insegna che la quantità totale di acqua che attraversa un certo volume in un certo tempo (quella che si chiama "portata") deve essere costante. Pensateci, è una cosa che ha senso, altrimenti vorrebbe dire che improvvisamente l'acqua deciderebbe di andare più veloce di sua spontanea volontà! Tradotto in quantità più comode, se un tubo ha una sezione più piccola, l'acqua va più veloce e la pressione del fluido è minore, e viceversa.

Dunque, se avete capito la storia del tubo con l'acqua allora avete già compreso tutto. Lo strato con velocità minore si trova in una zona di pressione maggiore e quindi spinge verso lo strato più veloce, formando così il vortice tipico che si può osservare nelle nubi di Kelvin-Helmholtz.
Naturalmente, se invertissimo gli strati, mettendo quello più veloce sopra e quello più lento sotto, ecco che avremmo un vortice nell'altra direzione.

Insomma, non volevo rovinare la meraviglia e la bellezza delle nuvole in cielo. Però, ora volete mettere quando i vostri amici vi indicheranno "Oh, guarda che nuvole strane!" e voi, rendendomi orgoglioso e da bravi lettori di Quantizzando, potrete dire, ostentando una certa disinvoltura, che tali nuvole si sono formate a causa di una differenza di velocità tra i due strati di aria a contatto.
Perché, si sa, è bello vedere e osservare la Natura all'opera, ma ancor più bello è sapere e capire come la Natura funziona.