mercoledì 28 dicembre 2016

Il problema delle donne nella scienza

Approfitto di un triste evento per buttare giù, anche un po' di getto, un po' di riflessioni su di un problema che infonde anch'esso tristezza, anche se un tipo di tristezza differente.

La sera del 25 dicembre 2016 l'astrofisica Vera Rubin ci ha purtroppo lasciati. Ora, se seguite Quantizzando da un po', sapete benissimo quante volte ho provato a spiegarvi, in questi pochi anni di vita del blog, quanto Vera Rubin fosse importante per tutta la comunità astrofisica mondiale.  Per questo motivo sono dispiaciuto per la sua scomparsa. Ovviamente non come se fosse venuto a mancare un parente, ma soprattutto perché lei per me è sempre stata un modello di scienziata a cui mi sono sempre riferito e che ora non c'è più.

E poi, lo ripeto per l'ennesima volta: Vera Rubin meritava seriamente il premio Nobel per la Fisica. Lo meritava per essere stata la prima ad aver osservato gli effetti della materia oscura nelle galassie. O meglio, per aver trovato prove per poter dire "Ehi, l'universo ha un sacco di materia oscura, una materia che non emette luce e che per vederla dobbiamo inventarci cose da misurare". Tutto ciò avveniva negli anni '70.

Evidentemente, però, sembra che la comunità scientifica abbia un grosso, enorme problema: le donne.
Se un alieno venisse sulla Terra oggi scoprirebbe che dal 1901 al 2016 soltanto DUE donne hanno vinto il Nobel per la Fisica. Un numero direi abbastanza minuscolo, per usare un eufemismo.
Le due vincitrici, per la cronaca, sono state Marie Curie nel 1903 "in riconoscimento dei servizi straordinari che essi hanno reso nella loro ricerca congiunta sui fenomeni radioattivi scoperti dal professor Henri Becquerel" e Maria Goeppert-Mayer nel 1963 "per le scoperte riguardanti la struttura nucleare" (mi sono tenuto stretto perché in questo post voglio parlare d'altro).

lunedì 26 dicembre 2016

Le 10 migliori notizie di astronomia del 2016

Questo 2016 è stato molto complicato, un po' per tutti, un po' in generale.
Ma, come sempre, l'unico modo per tirare avanti è avere fiducia e, forse mai come in questo periodo storico, la scienza sembra essere davvero un ottimo posto dove riporre la propria fiducia.

L'astrofisica, in particolare, è un serbatoio senza limiti: ci sono tante di quelle cose da scoprire che la fiducia da riporre non ha esaurimento. Proprio con questo spirito, dunque, ho creato questo brevissimo video di due minuti circa in cui ripercorro le 10 notizie, secondo me, più importanti nel campo dell'astronomia. Spero di non averne saltato nessuna di fondamentale, ma qualora lo avessi fatto scrivetelo pure nei commenti (di questo post o del video, fa lo stesso).

E, con l'augurio di un 2017 migliore in tutti in sensi, un po' per tutti, un po' in generale, vi lascio alla visione del video.

P.S. Se la cosa vi piace, un video del genere potrei prepararlo anche ogni mese, fatemi sapere!



sabato 26 novembre 2016

Non c'è nessuna luce inquietante sul Sole

Stamattina mi sono svegliato e, tra le varie notizie "suggerite" nel feed del mio smartphone, inciampo (è proprio il caso di dire così) sulla notizia secondo cui la NASA avrebbe osservato una luce misteriosa nei pressi del Sole. Questa qui:

Fonte: NASA/STEREO

Incuriosito dal fatto che la fonte non è uno dei quei pseudo-giornali bufala, bensì il link mi porta sul sito de Il Messaggero, allora clicco e guardo. Il titolo è: "Sfera di luce misteriosa sul Sole, la scoperta inquietante dei telescopi NASA". Inquietante? Davvero si possono usare queste parole in un articolo giornalistico? Bah, vabbé, andiamo avanti.
Il video mostra le immagini riprese dall'osservatorio spaziale NASA STEREO, una specie di telescopio-sonda che la NASA ha mandato nello spazio per studiare la nostra stella, il Sole.

Ebbene, cosa è successo in realtà? Mercoledì 16 novembre 2016 uno degli strumenti dell'osservatorio STEREO che si occupa di registrare le variazioni di temperatura è andato momentaneamente oltre il limite di rivelazione e ha iniziato a non funzionare per un po'. Questo ha provocato uno sfasamento delle immagini registrate da due diversi strumenti a bordo di stereo e di conseguenza una sovvrapposizione di dati acquisiti. Quindi praticamente l'immagine di sopra NON è una immagine singola, ma è l'immagine sovrapposta ottenuta con due strumenti diversi e, inoltre, pure sfasata, ovvero rappresentante due momenti differenti.
Come faccio a sapere che sia andata così? Semplice: dopo aver letto l'articolo su Il Messaggero sono andato alla radice, cioè sul sito di NASA STEREO dove la prima cosa che si legge (visto che è anche il fatto più recente accaduto) è proprio la spiegazione dell'anomalia.

Insomma, detto in parole povere, STEREO si è impallato. Capita.
Ah, se solo i giornalisti dei giornali più letti in Italia andassero a controllare le fonti come si deve!
Faccio anche notare che la spiegazione sul sito NASA STEREO è apparsa il giorno 21 novembre.
Oggi è 26 novembre e il video misterioso e inquietante è ancora sul sito de Il Messaggero, però.

Quindi: niente UFO, nessuna cosa strana, nessun pianeta nascosto. E soprattutto, nessun complotto.

Bisogna aggiungere che, oltre a Il Messaggero, anche altri giornali hanno ripreso la notizia, tipo Leggo.it e Blitz Quotidiano. In questi ultimi due, almeno per fortuna viene accennato in coda all'articolo che "anche la NASA ha voluto partecipare al dibattito" oppure che "la NASA non si è chiamata fuori dal dibattito e ha dato la sua versione dei fatti".
Tuttavia, anche se viene citata parzialmente la spiegazione NASA, siamo comunque all'assurdo: la NASA è l'unica versione dei fatti! Non ci può essere dibattito tra una marea di utenti YouTube appassionati ufologi e chi invece quei dati li maneggia tutti i giorni, per non dire che l'osservatorio STEREO l'ha proprio progettato fin dal principio e conosce ogni strumento in maniera super-scrupolosa.

Insomma, è stata creata una notizia dove non c'era nessuna notizia. Praticamente è come se la vostra lavatrice dovesse funzionare male, magari si accende la luce dei 40 gradi mentre fate il lavaggio a 90 gradi e allora iniziate a dire che accadono cose inquientanti a casa vostra, mentre magari fareste bene a chiamare l'elettricista. Come? Ah, dite che in quel caso voi che non ne sapete niente di lavatrici dovreste per forza chiamare l'elettricista. Ovvio. E invece di satelliti NASA tutti esperti, vero?

sabato 29 ottobre 2016

Perché bisogna stare lontani dagli alberi durante un temporale?

Una cosa che sanno tutti, ma proprio tutti, è che durante un temporale bisogna assolutamente evitare di mettersi sotto un albero. Giusto, tutto esatto: ma sapete perché?

Ecco, qua a questo punto solitamente si sente di tutto come risposta. Provate anche voi a fare un mini-sondaggio, magari a casa, prima di leggere in questo post il motivo per cui gli alberi non sono un'opzione felice in caso di maltempo.
Fatto? Bene, allora ora proverò a rispondere dandovi la motivazione giusta.

Tutto parte dal concetto di conduttore. No, non Paolo Bonolis o Pippo Baudo, sto parlando di conduttore elettrico. Per capire bene la faccenda dobbiamo capire come sono fatti gli atomi. Un atomo è una particella che ha un nucleo formato da cariche positive (protoni) e neutre (neutroni) e un certo numero di cariche negative (elettroni) che ronzano attorno al nucleo in una maniera che dipende dall'energia che hanno gli elettroni stessi. Ora, può darsi che in un materiale, cioè in un pezzo di materia fatto da moltissimi atomi tutti uguali, gli elettroni siano non solo liberi di ronzare intorno al nucleo del proprio atomo, ma siano anche liberi di ronzare in tutto il pezzo di materia.
I materiali in cui gli elettroni godono di tutta questa libertà si chiamano conduttori (e invece quelli che non hanno questa caratteristica si chiamano isolanti).

giovedì 29 settembre 2016

Cose da non perdere alla Notte Europea dei Ricercatori 2016

Qualche settimana fa vi avevo raccontato che il 30 settembre ci sarà la Notte Europea dei Ricercatori 2016, l'evento promosso dalla Commisione Europea e in Italia organizzato e coordinato da Frascati Scienza e da un bel numero di istituti di ricerca.

La Notte Europea dei Ricercatori 2016 ha come tema quello del MADE IN SCIENCE, ovvero l'intento è quello di presentare i prodotti della scienza come con un marchio di fabbrica; solo che, invece di avere un vero e proprio stabilimento industriale, i prodotti MADE IN SCIENCE sono praticamente sempre frutto dell'intelletto umano.

Ci saranno una marea di eventi in tantissime città italiane e, in questo post, vorrei indicarvi alcuni eventi che secondo me sono davvero da non perdere, per passare una serata diversa dal solito, nel segno della scienza, della curiosità e dell'appassionarsi a scoprire come funziona l'universo.

giovedì 15 settembre 2016

Gaia e il suo miliardo di stelle (evvai!)

Il 14 settembre 2016 sono stati resi pubblici i dati della missione ESA Gaia, evvai!
In questo post vedremo cos'è Gaia, come ha fatto a misurare le cose che ha misurato e cosa ci dicono i dati. Tenete comunque presente che questi sono solo i primi dati della missione; ovvero nei prossimi anni verranno resi pubblici dati sempre più aggiornati e inoltre, nel corso dei mesi prossimi, tantissimi astrofisici (non solo quelli legati strettamente alla missione Gaia) analizzeranno questi dati e quindi magari ne vedremo delle belle.
Ma ora facciamo un passo indietro e rispondiamo ad alcune domande.

Cos'è Gaia? 
Dunque, Gaia è un satellite dell'ESA che ha il compito di creare una mappa di più di un miliardo di stelle della nostra Via Lattea. Un miliardo è poco o è tanto? Tenete conto che la Via Lattea contiene un paio di centinaia di miliardi di stelle: quindi parliamo di un centesimo circa di tutte le stelle della Galassia. Ma non lasciatevi ingannare: Gaia rappresenta un passo in avanti gigantesco rispetto a tutte le precedenti missioni che avevano come scopo quello, appunto, di mappare la Via Lattea.
Nell'infografica qui sotto trovate tutti i dettagli della missione Gaia.

Crediti: ESA

mercoledì 7 settembre 2016

Perché i pianeti sono sferici?

Proviamo a rispondere alla domanda.

Un montaggio di pianeti! (Crediti: NASA/JPL)

lunedì 5 settembre 2016

La Notte Europea dei Ricercatori 2016 #ern

Anche quest'anno, come ormai avviene fin dal 2005, torna dal 24 al 30 Settembre 2016 la Settimana della Scienza e, il 30 Settembre 2016 la Notte Europea dei Ricercatori, organizzata in Italia da Frascati Scienza: un evento imperdibile per tutti gli appassionati di scienza e tecnologia.

La Notte Europea dei Ricercatori è un'iniziativa promossa dalla Commissione Europea con l'obiettivo principale di creare un canale importante di comunicazione tra chi si occupa quotidianamente di scienza e ricerca da un lato e i cittadini dall'altro. Comunicare cosa fanno gli scienziati è diventata ormai una priorità essenziale, non solo come giustificazione per gli investimenti fatti, ma anche e soprattutto per stimolare le persone che non si occupano di scienza a gettare uno sguardo sulle meraviglie che ogni giorno vengono scoperte nei vari laboratori.
Inoltre, iniziative come quelle della Notte Europea dei Ricercatori permettono anche di aumentare la consapevolezza scientifica in un mondo purtroppo spesso molto confuso su cosa sia scienza per davvero (vicende come quelle dei vaccini tristemente insegnano).

sabato 3 settembre 2016

La sonda Juno ha osservato le aurore di Giove

[Se volete supportare il lavoro di divulgazione scientifica di Quantizzando, ora potete farlo su Patreon. La prossima volta potrebbe esserci il vostro nome qui, come gesto di profondo ringraziamento da parte mia, o potreste ricevere qualche gadget!]


La missione NASA Juno è una missione che, proprio in queste settimane, sta studiando in grande dettaglio il pianeta Giove, allo scopo di studiarne la composizione e il campo magnetico.
La sonda è stata lanciata il 5 Agosto 2011 ed è arrivata a destinazione il 4 Luglio 2016 (5 Luglio per noi in Italia): qua trovate un video del tragitto che ha dovuto fare.
Come vedete, non è stato esattamente un viaggio in autostrada, ma è stato necessario fare due "rotonde" impegnative (sempre dando la precendenza a chi sta già facendo la rotonda, ovviamente) attorno al Sole al fine di acquistare la velocità giusta per permettere a Juno di raggiungere Giove. Tale tecnica/tattica di fare un po' di giri prima di prendere l'uscita per la vera destinazione si chiama "fionda gravitazionale" e, se volete sapere come funziona, ve la racconto qua su Quantizzando in questo vecchio post.

Ma tornando al presente, gli amanti del film cult Ritorno al Futuro sicuramente ieri avranno avuto occasione di esclamare "Grande Giove!" (Great Scott nella versione originale, ma vabbè); infatti la sonda NASA Juno ha reso pubbliche alcune fresche immagini del gran pianeta gassoso del sistema solare. Tipo questa:

Crediti: NASA Juno

Questa è una delle prime immagini che la sonda NASA Juno ci ha mandato dopo il suo incontro ravvicinato di qualche giorno fa: è un'aurora al polo sud di Giove (per sapere come si formano le aurore, andate qui).
Prima di dire WOW sono certo ci siano un po' di  domande che sorgono spontanee, che sono sicuro tutti vi siete chiesti e a cui su Quantizzando prontamente rispondo (sennó guardiamo solo le foto e poi non ci capiamo una mazza). Vado:

lunedì 29 agosto 2016

Si può vedere la bandiera americana sulla Luna con un telescopio?

Una persona mi ha posto questa domanda durante una serata in cui avevo portato il telescopio in piazza. La mia risposta "al volo" è stata qualcosa del tipo "non penso che il mio telescopio abbia la risoluzione adatta per vedere la bandiera americana".

La bandiera americana dell'Apollo 16 (Crediti: NASA)

Ma la persona ha insistito: "Vabbè, ma abbiamo anche un telescopio nello spazio, come la mettiamo con quello?" Il telescopio in questione è il telescopio spaziale Hubble della NASA, naturalmente.
La mia risposta, anche in questo caso, è stata simile alla precedente, e cioè "non penso che il telescopio spaziale Hubble abbia la precisione sufficiente per riuscire ad identificare la bandiera americana sulla Luna".

A questa mia seconda risposta, la persona che mi ha fatto la domanda è rimasta notevolmente sorpresa ed io ho dovuto concludere che egli si aspettava tranquillamente che il mio telescopio non fosse in grado di trovare la bandiera americana sulla Luna, ma Hubble no, non si aspettava sicuramente che il telescopio che ci fa vedere galassie a miliardi di anni luce non sia in grado di scattare una foto alla bandiera americana sulla vicina Luna.

Siccome poi questa cosa è stata utilizzata come scusa per avviare un discorso sul fatto che in realtà non siamo stati sulla Luna, allora ho capito che avrei dovuto scrivere un post sull'argomento.
Perché sulla Luna ci siamo stati per davvero e una persona, prima di iniziare a chiedere cosa potrebbe fare un telescopio, si dovrebbe chiedere come funziona un telescopio.

Quindi in questo post parlaremo un momento del concetto di risoluzione angolare di un telescopio.

mercoledì 24 agosto 2016

Trovato un pianeta roccioso attorno a Proxima Centauri

Chiudete tutti i libri di fantascienza, la realtà è di gran lunga più interessante!

A 4.23 anni luce di distanza da noi c'è la stella più vicina a noi, chiamata Proxima Centauri.
E ora, pensate un po', attorno alla stella più vicina c'è anche un pianeta potenzialmente abitabile chiamato Proxima b.
Proprio oggi all'ESO, European Southern Observatory, nella sede di Garching in Germania, c'è stata una conferenza stampa (cliccate qui se volete gustarvi la differita) in cui si è parlato proprio di questa straordinaria scoperta astronomica. Io ho potuto seguirla in diretta e ora proverò a raccontarvi le cose che dovete assolutamente sapere per essere preparati a quando troverete la notizia in TV e sui giornali. La scoperta è stata possibile grazie alla collaborazione Pale Red Dot, un progetto che si è proprio occupato di cercare pianeti attorno alla stella Proxima Centauri. Questo fatto non è solo perché Proxima Centauri è la stella più vicina a noi, ma anche perché circa il 70% delle stelle della Via Lattea sono nane rosse, ovvero del tipo di Proxima Centauri, perciò frenate subito le idee da coincidenze cosmiche.

L'articolo scientifico con tutti i dettagli sulla scoperta è stato inviato alla rivista Nature e lo potete trovare qui. Ora, quello che faremo in questo post è di raccontare un po' di particolari sulla scoperta. Prima però partiamo con un po' di informazioni su Proxima Centauri, perché la scoperta è fantastica ma va raccontata come si deve e soprattutto non bisogna raccontare notizie sballate riguardo la faccenda dell'abitabilità.

lunedì 25 luglio 2016

C'è materia oscura nel Sistema Solare?

Se potessimo avere una specialissima fotocamera e fare una foto di gruppo delle varie componenti dell'universo, quello che vedremmo sarebbe una felicissima e straripante energia oscura che gratta la testa della materia oscura. La materia ordinaria, quella di cui siamo fatti tutti noi, i pianeti e le stelle, sarebbe ranicchiata in un angolo mogia mogia, anche se luminosa più degli altri personaggi nella foto di gruppo.
Naturalmente, se traduciamo tutto ciò detto qui sopra in termini di esperimenti e di scienza, allora di specialissime fotocamere ne abbiamo più di una. Possiamo capire cosa c'è nell'universo studiando la radiazione cosmica di fondo (che, di per sè, è una gran bella foto dell'universo primordiale), poi misurando le distanze o anche andando a vedere le distorsioni delle immagini delle galassie lontane (il lensing gravitazionale, insomma).

Comunque la mettiamo il discorso è sempre lo stesso: la materia ordinaria (detta anche barionica) rappresenta solo il circa 5% di ciò che c'è nell'universo. Il 27% è materia oscura (boh!) e il resto è energia oscura (di nuovo boh, anzi un boh più grosso stavolta).
Ora, l'energia oscura lasciamola perdere. Cioè, non ne sappiamo niente, sappiamo solo che l'universo accelera la sua espansione e che questo può essere ricondotto alla presenza di una componente particolare che gli scienziati chiamano energia oscura. Un rompicapo pazzesco. Se volete farvi un'idea sull'argomento, allora dovete guardate questo breve video.
Occupiamoci invece della materia oscura.

Ammasso di galassie Abell 1689. In viola la distribuzione di materia oscura ricavata da osservazioni di lensing gravitazionale [Crediti: NASA, ESA, E. Jullo (JPL/LAM), P. Natarajan (Yale) & J-P. Kneib (LAM)]

Beh, tanto per essere chiari: non sappiamo una cippa neanche della materia oscura. Abbiamo qualche indicazione riguardo cosa non può essere e, soprattutto, sappiamo che ci deve essere per tutta una serie di motivi che ho già spiegato in questo video qui, e in questo articolo qua.
Per esempio, sappiamo che la nostra galassia deve essere piena di materia oscura, e sappiamo che la materia oscura interagisce con la materia barionica solo tramite gravità. Per questo, infatti, la materia oscura si chiama così: è invisibile e non emette alcuna luce.
Una domanda molto, ma molto intelligente sarebbe: ma se la Via Lattea è piena di materia oscura, allora pure il Sistema Solare dovrebbe esserne pieno? Non solo, magari va pure a finire che, durante il suo moto nella Via Lattea, il Sistema Solare ne agganci una certa quantità man mano che orbita attorno al centro della Galassia.
Comunque, oggi parleremo proprio di questo argomento, la materia oscura nel Sistema Solare.

giovedì 14 luglio 2016

La linea della neve e la formazione dei pianeti

La notizia è che gli astrofisici, grazie alla rete di radiotelescopi ALMA, sono riusciti ad osservare per la prima volta la linea della neve dell'acqua dentro un disco protoplanetario (cioé che magari formerà pianeti) attorno la stella V883 Orionis. 
Tranquilli, calmi, ora vi spiego tutto per bene, facciamo un passo alla volta. 
Un bel respiro profondo e partiamo.
 
Cos'è ALMA?
ALMA sta per Atacama Large Millimeter/submillimeter Array. Si tratta di una rete di radiotelescopi costruita nel deserto di Atacama, Cile, a 5000 metri d'altezza ed è una collaborazione fra l'Europa, la U.S. National Science Foundation (NSF) e gli Istituti Nazionali di Scienze Naturali del Giappone (NINS),  in cooperazione con la repubblica del Cile. ALMA è stato fondato dall'ESO per conto dei suoi stati membri, dall'NSF in cooperazione con il National Research Council del Canada (NRC) e il National Science Council di Taiwan (NSC) e dal NINS in cooperazione con l'Accademia Sinica di Taiwan (AS) e l'Istituto di Astronomia e Scienze Spaziali della Corea (KASI). Ecco una foto:
© ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)

L'osservatorio è composto da 66 antenne, che si possono muovere per provare ad ottenere diverse configurazioni che portano a differenti risoluzioni nell'immagine. Direte voi: c'era bisogno di andare fino a 5000 metri per costruire queste antenne? Ebbene sì, perché l'obiettivo di ALMA è quello di studiare la luce con lunghezza d'onda dell'ordine del millimetro o anche più piccola, precisamente tra 0.32 e 3.6 millimetri. Per fare ciò, bisogna andare in un posto dove l'atmosfera è il più secca possibile, priva di vapore acqueo che scherma la radiazione che si vuole studiare.

La radiazione submillimetrica proviene da regione abbastanza fredde dell'universo, tipo nubi molecolari che fanno parte di dischi protoplanetari come abbiamo discusso sopra. Se si guardano queste regioni dell'universo con i telescopi ottici, praticamente non si vede nulla. Ci vogliono i telescopi giusti, cioè quelli di ALMA.

Cos'è la linea della neve dell'acqua?
Dunque, nei pressi della stella, nel disco si può trovare acqua allo stato di gas; man mano che ci si allontana dalla stella, nel disco le temperature si fanno via via più basse e anche la pressione diventa minore e quindi, ad una certa distanza, abbiamo che l'acqua passa direttamente da gas a ghiaccio. La zona che separa questa transizione nel disco è chiamata la linea della neve dell'acqua. Sarebbe praticamente la linea scura della foto qui sotto. Questa immagine è proprio la stella V883 Orionis ripresa da ALMA con tanto di linea della neve dell'acqua: spettacolare!

@ESO/ALMA

giovedì 7 luglio 2016

Trovato un pianeta che orbita attorno a tre soli

Gli scienziati dell'ESO Very Large Telescope in Cile hanno trovato un pianeta, chiamato HD131399Ab, che orbita attorno a tre stelle! Cioè, capite che vuol dire: nel cielo ci sono tre stelle ogni giorno. Per come è fatto il sistema quindi ogni giorno ci sono tre albe e tre tramonti in sequenza. Addirittura, man mano che il pianeta si muove sulla sua orbita, arriva un punto in cui, allo stesso tempo, una sole sorge e l'altro tramonta, aumentando il grado di romanticismo e poesia a livelli quasi stucchevoli, oserei dire!

Ma è solo questo? Ci sono altri motivi che vanno ben oltre il romanticismo più sfrenato e sono motivi che, con gli occhi dello scienziato/a, assumono un sapore dolcissimo.

Cominciamo con il dire qualcosa sullo strumento utilizzato per scoprire HD131399Ab. Si chiama SPHERE ed è uno strumento molto sensibile alla luce infrarossa, quella che praticamente viene emessa dai pianeti per il solo fatto di esseri corpi con una certa temperatura. SPHERE è fatto apposta per scovare grossi pianeti, grazie ad un sistema che permette di isolare il pianeta visivamente dalla luce della stella attorno a cui esso orbita.
Insomma SPHERE non solo ci ha fatto scoprire il pianeta, ma ne ha scattato proprio una foto. Cioé, non so se mi spiego: abbiamo un'immagine di un pianeta a 320 anni luce da noi!
Eccola qua:
Fonte: ©ESO

lunedì 27 giugno 2016

Le spettacolari immagini del telescopio spaziale Hubble

Quando in rete, o da qualunque altra parte, ci viene proposta un'immagine di una galassia o di un ammasso stellare, la prima domanda che viene in mente è sempre la stessa: ma i colori sono veri o modificati? Ecco, in questo post proveremo ad esplorare un pochino questo argomento.

Prima un paio di premesse. Mi piacerebbe tenere questo post il più generale possibile. Ma, d'altra parte, mi sono reso conto che devo affrontare la questione scegliendo uno strumento astronomico, o almeno una tecnica applicata alle immagini ottenute con un qualche telescopio o satellite. Nonostante non ci siano grosse differenze, cioè alla fine il succo è sempre lo stesso, ho deciso di parlarvi di come vengono trattate le immagini ottenute dallo Hubble Space Telescope (HST). Naturalmente cercherò di tenere il discorso ad un livello non molto tecnico, ma spero comunque chiaro e esplicativo. Se poi vi va di approfondire la questione, il mio consiglio è di partire da questo articolo della rivista Sky & Telescope da cui, tra l'altro, prendo spunto anche io per alcune cose. E ora cominciamo.

martedì 21 giugno 2016

Perché non ci sono oceani su Venere?

Venere è uno dei due nostri vicino di casa nel sistema solare (l'altro è Marte).
Com'è la situazione da quelle parti? Dunque, Venere è molto simile alla Terra, sia in dimensioni sia in massa. Roba così:

© ESA

Ma le cose in comune finiscono qua. Venere, infatti, malgrado il suo nome, è letteralmente un inferno: l'atmosfera è praticamente piena di anidride carbonica e c'è un effetto serra insostenibile. Non solo: la pressione atmosferica su Venere è 90 volte la pressione atmosferica terrestre; ovvero, se volete provare a fare una passeggiata su Venere, allora dovete allenarvi a nuotare per parecchio tempo a 900 metri di profondità in un oceano terrestre. Facile, no? Per finire con le buone notizie riguardo Venere, diamo anche il dato sulla temperatura: se vi piace l'estate Venere fa proprio per voi, visto che la temperatura è di circa 460 gradi centigradi.

E poi c'è un altro fatto importante e che ci interessa per questo post: qualche anno fa alcuni ricercatori [2] hanno trovato un'emissione di luce infrarossa dai montagne del pianeta più bassa rispetto alle pianure. Una possibile spiegazione di ciò è che i monti siano fatti di granito, un materiale che possiede un'emissione infrarossa bassa, appunto. E che c'entra l'acqua? Beh, il granito si può formare dalla solidificazione del magma, che avviene quando quest'ultimo entra a contatto con l'acqua. Da qui la grande idea/ipotesi: su Venere c'era l'acqua, tanto tempo fa.

Detto questo, sembra facile rispondere alla domanda del titolo di questo post: ci sono 460 gradi, quindi qualunque eventuale oceano evaporerebbe. Giusto, non fa una grinza. Ma allora dov'è il vapore? Infatti l'atmosfera di Venere ha circa molto meno vapore acqueo di quella terrestre: come si spiega ciò? E qui arriviamo al punto di questo post.

domenica 19 giugno 2016

La costante di Hubble e la misura delle distanze delle galassie

La costante di Hubble rappresenta un parametro fondamentale nelle teorie cosmologiche. Detto in soldoni, il suo valore ci racconta qualcosa riguardo il modo in cui l'universo si espande.
Ora, se qualcuno vi dice una cosa del genere, subito scatta la cosa di andare a sporcarsi le mani e provare a misurare la costante di Hubble (che viene indicata con H_0 in astrofisica).
Ottimo, vediamo dunque come si fa.

Partiamo dalla radiazione cosmica di fondo, cioè la prima luce (fotoni) che ha potuto vagare libera nell'universo circa 300 mila anni dopo il Big Bang. Ciò vediamo è una mappa di temperatura associata ai vari fotoni; questo perché nell'universo, all'epoca come adesso, ci sono zone più dense di materia e zone meno dense. Ora, a questi fotoni si può associare in qualche modo una temperatura media; però, come abbiamo detto, la radiazione di fondo è formata da fotoni "liberi", in grado di vagare per l'universo in libertà. I fotoni che, 300 mila anni dopo il Big Bang, scapparono da zone dense di materia li vediamo oggi con una temperatura un pelino più bassa perché, diciamo, hanno dovuto "faticare" per evadere e quindi hanno perso quel pelino di energia, cioè di temperatura, in questo modo. Quindi, in definitiva li vediamo più freddi.
I fotoni che invece si trovavano nelle zone meno dense, inevitabilmente sono finiti in zone più dense e quindi, sempre diciamo, si sono riscaldati e li vediamo con temperature un pelino maggiori.


Capite immediatamente che ciò vuol dire che se misuriamo correlazioni tra le temperature dei fotoni della radiazione di fondo, ciò significa che praticamente misuriamo correlazioni tra la distribuzione di materia 300 mila anni dopo il Big Bang, quando l'universo era un giovanotto.
E quindi, arrivando al punto, quello che solitamente si fa è proprio misurare correlazioni di queste temperature e poi confrontare questi dati con un modello cosmologico. Quando dico un modello cosmologico intendo un paio di equazioni che dipendono da alcuni parametri che vengono cambiati fino a quando non si ottiene il miglior accordo possibile con i dati.


mercoledì 15 giugno 2016

Nuova osservazione di onde gravitazionali

Oggi c'è stata una conferenza stampa degli scienziati di LIGO riguardo le ultime notizie sulla ricerca delle onde gravitazionali.

E boom: sono state osservate altre onde gravitazionali. Voi direte: ma che hai intenzione di scrivere un post ogni volta che viene osservata un'onda gravitazionale? Io dico: per il momento sì, primo perché è spettacolare tutto ciò e secondo anche perché ci sono alcune cose interessanti nuove da sottolineare (ma, onestamente, il post lo scrivo più per la prima ragione).

Dunque, il segnale di cui parlo è stato rivelato la notte del 26 Dicembre 2015. Già, mentre la maggior parte di noi digeriva il cenone di Natale, il segnale di due buchi neri che si sono scontrati diversi anni fa arrivava sulla Terra.
Ma ormai sapete già tutto, soprattutto se siete assidui lettori di Quantizzando. La storia è la solita, quella che abbiamo raccontato anche l'altra volta quando ci fu l'annuncio della prima storica rivelazione. E quindi vi rimando a tutti i dettagli, spiegati per bene in questi due miei articoli: qui e qua.

E quindi di cosa parliamo oggi? Parliamo di una cosa notevole, ovvero del fatto che ora abbiamo i dati di DUE onde gravitazionali. Sapete che vuol dire? Ora ve lo spiego.

domenica 29 maggio 2016

BEAM si è gonfiato sulla Stazione Spaziale Internazionale

Negli ultimi giorni si è parlato un sacco del BEAM (Bigelow Expandable Activity Module). Si tratta di qualcosa di cui sentiremo probabilmente parlare spesso in futuro e quindi vale la pena spendere due parole a riguardo. 

Dunque questo BEAM è uno spazio gonfiabile che puó essere usato durante una missione spaziale, nella fattispecie come appendice della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Naturalmente si tratta di un ambiente che è studiato in modo tale da proteggere da tutta la robaccia che non fa benissimo agli astronauti, cioè ogni sorta di pericolo tipo detriti spaziali e raggi cosmici.
Perchè spendere tempo e soldi per portare un "gonfiabile" nello spazio? Semplice: un modulo del genere permetterebbe di salvare spazio nell'allestimento di una navicella e inoltre ridurrebbe il peso della stessa. Il BEAM ha dimensioni del tipo 4 metri per 3 metri e mezzo circa (quando è completamente gonfiato), e pesa 1300 kg circa.

L'altra sera (28 Maggio 2016) il BEAM è stato gonfiato dagli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. 


Il piano è tenerlo gonfiato per due anni. Nel frattempo gli astronauti della ISS faranno un po' di attività di monitoraggio per testare il corretto funzionamento del BEAM. Passati questi due anni, il BEAM verrà sganciato e tornerà nell'atmosfera terrestre dove brucerà mestamente, ma consapevole di aver dato un grossissimo contributo alla scienza e all'esplorazione spaziale futura.

giovedì 19 maggio 2016

La scoperta dei 1284 nuovi pianeti extra-solari

Recentemente la NASA ha annunciato di aver trovato 1284 nuovi pianeti, detti esopianeti, che orbitano attorno altre stelle nella nostra Galassia.
Commento breve: WOW!
Commento lungo: si tratta di un qualcosa di assolutamente fantastico se pensate che finora, dal 1995 ad ieri, sono stati trovati circa lo stesso numero di esopianeti annunciati oggi.

Altra cosa: di questi nuovi esopianeti, 9 hanno caratteristiche tali da poter essere considerati nella cosiddetta "zona abitabile". Ciò vuol dire che questi 9 pianeti potrebbero, in linea di principio, avere le condizioni adatte allo sviluppo della vita.
Commento breve: WOW!
Commento lungo: WOOOOOOOOW!

Ma andiamo con ordine
Kepler è un satellite della NASA che è proprio stato costruito apposta per scovare satelliti che orbitano attorno a stelle che non sono il Sole. Come fa? Con i transiti. Ovvero, Kepler osserva una stella, e vabbé. Poi però magari ad un certo punto la luce proveniente da quella stella diminuisce un pochino. E dopo un po' (ore, giorni) la luce raccolta torna al livello di prima.
In una immagine, accade questo:

© NASA

mercoledì 11 maggio 2016

La galassia a cui gira il gas al contrario

A volte capita. Che ne so, problemi a lavoro, avete pestato la cacca di un cagnolino innocente, quello che vi ruba il turno alle Poste. Qualunque cosa sia, a chiunque può capitare che "girino".

Anche alle galassie.

Per esempio, prendete la galassia M64, chiamata anche NGC4826, oppure Galassia Occhio Nero, oppure Galassia Bella Addormentata. Sì, tutti questi nomi per la stessa galassia, scusate ma è colpa degli astrofisici. Comunque, tornando a noi, vediamo una foto, innanzitutto:

Credit: Michael Miller, Jimmy Walker

martedì 10 maggio 2016

Raggi X per Andromeda

Chi l'ha detto che i raggi X servono solo quando qualcuno si rompe un gomito o per fare una panoramica ai denti? Anche le galassie vengono studiate con i raggi X. La differenza, in questo caso, è che i raggi X vengono emessi direttamente dalla galassia. Ma andiamo con ordine.

Fonte: NASA

Quando vediamo una galassia, per forza di cose, non riusciamo a vedere tutta la luce che la galassia emette. Applichiamo sempre un certo filtro. Per esempio i nostri occhi vedono la luce chiamata, appunto, visibile, insomma quella con lunghezze d'onda che vanno dal violetto al rosso circa.

Ma oltre la luce che vediamo con i nostri occhi, c'è tutto un mondo di luce che non riusciamo a vedere. E quindi abbiamo bisogno di altri strumenti. Per esempio, per i raggi X dobbiamo addirittura andare nello spazio, perché la nostra atmosfera blocca (per fortuna!) i raggi X.


venerdì 6 maggio 2016

Prova "evaporazione" buchi neri e premio Nobel per Hawking? Mmm, andiamoci piano

Dunque, ora dobbiamo parlare di una cosa che magari vi è capitato di leggere in questi giorni. Riguarda i giornali italiani; tranquilli non è una cosa grave, anzi. Direi che in passato è capitato di peggio.
Comunque, come dicevo, magari l'avete letta e ho pensato che valeva la pena spendere due parole sull'argomento. Nei giorni scorsi La Repubblica, Ansa e Messaggero (almeno questi ho visto io) hanno rilanciato una notizia apparsa sul Times in cui si parla di una ricerca che avrebbe provato la teoria dei buchi neri (così titola La Repubblica). Allora, un paio di cose preliminari che già fanno capire che c'è qualcosa che non va, tipo che l'articolo del Times non viene linkato né da La Repubblica, né Ansa, né Messaggero e il fatto che il Times mette le parole black hole tra virgolette. I giornali italiani no.

Incuriosito da queste due faccende ho provato a capire un poco meglio la cosa.
Secondo I giornali italiani, i ricercatori avrebbero creato un buco nero in laboratorio (addirittura!) e provato le teorie di Hawking. Ora, io mi ricordo quando la stampa italiana parlava di "pericoli" al CERN perché LHC avrebbe potuto creare mini-buchi neri. Addirittura alcuni volevano far chiudere l'acceleratore di particelle di Ginevra. E adesso? Uno ha creato un buco nero in laboratorio e nessuno si lamenta?

mercoledì 4 maggio 2016

Transito di Mercurio, 9 Maggio 2016

Mercurio è il pianeta più vicino al Sole. Il 9 Maggio prossimo transiterà davanti al Sole. Cosa vuol dire? Significa che, dalla prospettiva di noi che siamo sulla Terra, potremo vedere Mercurio come un piccolo puntino scuro che passerà direttamente davanti al Sole.

Immagini di un vecchio transito (Fonte: NASA)


L'ultima volta che è successa questa cosa è stato nel 2006, quindi dieci anni fa. Mentre la prossima volta sarà nel 2019 (trovate tutti i transiti passati e futuri qui).
Per questo motivo vale la pena provare a guardare questo evento, se ne avete la possibilità. Mi raccomando, però:
NON GUARDATE DIRETTAMENTE IL SOLE! USATE LE PROTEZIONI ADEGUATE, TIPO FILTRI SOLARI, ANCHE SE GUARDATE ATTRAVERSO UN TELESCOPIO!

martedì 3 maggio 2016

Il passaporto delle comete

Il titolo di questo post sembra il titolo di un film, quasi quasi. Possiamo anche immaginare gli attori e dove si svolge la trama: siamo nel Sistema Solare e i protagonisti sono il Sole, Giove e un altro piccolo oggetto tipo asteroide o cometa. E la trama?

Dunque, il Sistema Solare è un sistema fisico in cui abbiamo una stella, il Sole, e alcuni pianeti che orbitano attorno al Sole. Inoltre, abbiamo anche un sacco di piccoli oggetti che vagano nello spazio, pietruzze che ogni tanto si affacciano dalle parti del Sole e che chiamiamo asteroidi e comete. Una domanda che potrebbe tranquillamente venire in mente a chiunque è: ma come cavolo facciamo a distinguere un asteroide dall'altro o una cometa dall'altra? Voglio dire, non hanno mica un passaporto interstellare. Insomma, non abbiamo ancora la dogana nello spazio.

lunedì 2 maggio 2016

Spaghetti cosmici e stelle di neutroni

Chi l'ha detto che nello spazio non si mangia bene? Sfatiamo subito questo mito, e per farlo vi mostro subito la foto della Nebulosa Spaghetti, solo per bongustai:


Già, magari non sembrano proprio spaghetti, ma che vi devo dire, l'hanno chiamata così.
Guardando un pochino più l'aspetto scientifico, questa nebulosa rappresenta dei resti di supernova. Ovvero, stiamo osservando quello che rimane dell'esplosione di una stella abbastanza massiccia.

Vista così, sembrerebbe che l'esplosione della supernova abbia causato soltanto un pazzesco groviglio di spaghetti cosmici, che poi altro non sono che diversi strati di gas che si sono propagati per un po' nello spazio interstellare fino a mescolarsi poi dopo un certo tempo. Il colore rosso di questa immagine è dovuto all'emissione dell'idrogeno: ne abbiamo già parlato su Quantizzando e quindi rimando la vostra curiosità a quel post, basta cliccare qui.

Quello che vorrei raccontarvi oggi e ciò che, solitamente, nelle immagini dei resti di supernovae si vede poco: cioè, quello che davvero rimane di una stella che esplode. Sì, chiaramente gli strati più esterni della stella che scoppia se ne vanno via lontano a dare fastidio al gas interstellare; eppure c'è qualcosa che rimane, lì, al centro di quel groviglio di spaghetti cosmici qualcosa rimane. Cos'è?

mercoledì 27 aprile 2016

Scoperta una luna di Makemake: perché è importante?

Il telescopio spaziale Hubble non la vuole proprio sapere di smettere di fare scoperte.
Beh, meglio così. Ultimamente ha scoperto che il pianetino Makemake (un nome caro a tutti i programmatori!) ha una luna come compagna. E abbiamo anche un'immagine di ciò, direttamente dal telescopio spaziale:


Ricapitoliamo un attimo. Makemake si trova nella fascia di Kuiper, ai confini del sistema solare, una zona dove regna il freddo e il ghiaccio. Makemake fu scoperto nel 2005 dagli astrofisici Mike Brown e Chad Trujillo.
Per quanto riguarda la recente scoperta, non era una cosa facile trovare una luna del pianetino, infatti finora non era stato trovato nulla nei pressi di Makemake in precedenti osservazioni. Ci voleva il guizzo giusto, che poi alla fine è arrivato con il telescopio Hubble. La luna appena scoperta è stata chiamata MK2 e, se vi va, potete leggere l'articolo scientifico della scoperta andando qui.

La notizia è circolata ovunque, quindi quasi non servirebbe un post qui su Quantizzando. Tuttavia, se sto scrivendo due parole su questa notizia di Makemake è più che altro perché vorrei sottolineare una cosa che quasi nessuno ha sottolineato. Infatti tutti, ma proprio tutti, perfino la radice della notizia, cioè la rassegna stampa della NASA, affermano che (traduco, ovviamente) "La scoperta di una luna può fornire importanti informazioni sul sistema di Makemake. Misurando i parametri dell'orbita della luna appena scoperta, gli astronomi possono calcolare la massa di tutto il sistema".

Naturalmente, la frase in corsivo tra virgolette è totalmente esatta. Ecco, però mi sarebbe anche piaciuto che qualcuno avesse almeno provato a spiegare il motivo per cui è esatta.
Ovvero, la domanda che sorge spontanea è:

Perché aver scoperto una luna di Makemake ci aiuterà a misurare la massa di tutto il sistema? E come?
Nel resto di questo post, proveremo a rispondere a questa domanda.

martedì 26 aprile 2016

Ponti tra galassie

Ormai lo sapete. L'universo è enorme, gigantesco.
Dire che due galassie sono vicine di casa non è sempre scontato. Per esempio, voi che dite, queste due galassie condividono oppure no lo stesso pianerottolo intergalattico?

Credit: Malcom Park
Allora, ci vuole qualche indizio. La galassia a sinistra è la nostra amica galassia di Andromeda, detta anche M31. A destra invece abbiamo una galassia chiamata galassia del Triangolo, oppure anche M33. In mezzo abbiamo una stella della nostra galassia che rende l'immagine più bella e vabbè.


Ora, aggiungiamo un paio di numeri. Andromeda si trova a circa 2.5 milioni di anni luce di distanza da noi. La galassia del Triangolo è invece a circa 3 milioni di anni luce da noi.
Anche se sembrano così lontane viste nella foto (tra una galassia e l'altra ci va circa 28 volte la Luna piena), tuttavia la galassia di Andromeda e quella del Triangolo stanno danzando gravitazionalmente.

Come facciamo saperlo? Grazie a misure di radio astronomia. Infatti recentemente è stato scoperto e confermato un "ponte" di idrogeno neutro tra le due galassie che dimostra che le due galassie sono in qualche modo legate.

E poi, non dimentichiamoci che la nostra Galassia, la Via Lattea è anch'essa gravitazionalmente legata alla galassia di Andromeda e a quella del Triangolo. Se siete dei lettori di lunga data di Quantizzando, allora sicuramente ricorderete quel post in cui vi avvisavo di preparare gli elmetti in vista dello scontro galattico tra la Via Lattea e Andromeda. Anzi del non-scontro, visto che le dimensioni in gioco sono così grandi che la probabilità che due stelle si possano incrociare è davvero molto bassa. Lo so che vi sembra una cosa strana questa che durante uno scontro di galassie le stelle praticamente non si scontrino. Se volete, potete leggervi tutti i conti di dinamica delle galassie qui, ma, fidatevi di me, io quei conti già li ho fatti in passato e vi posso assicurare che le galassie sono sistemi dinamici chiamati non-collisionali.

Per finire, ripropongo il video del non-scontro tra la nostra Galassia e Andromeda. Sì, vabbè, preparate gli elmetti, ma anche no, visto che il tutto avverrà tra quasi 4 miliardi di anni.

Parafrasando una nota serie TV: Andromeda is coming (ma con calma, eh).



lunedì 25 aprile 2016

La Grande Macchia Rossa di Giove

Avete presente Robert De Niro? Sì, un grande attore, poi è pure di origini molisane. Ma no, dicevo, avete presente il suo volto? Sì, espressivo, comunicativo. Oltre a tutto ciò: se volete imitare De Niro, dovete prendere un pennarello e disegnarvi un bel neo su di uno zigomo.

Ecco, in questo post non parleremo affatto di De Niro, ma parleremo di un grande attore "gravitazionale", protagonista indiscusso del film chiamato "Sistema Solare". Sto parlando di Giove.
 Giove è il pianeta più grande del Sistema Solare. Poi, è pure un pianeta gassoso, cioè non c'è verso che uno riesca a poggiare i piedi su una qualche superificie, se non a ridosso del nucleo del pianeta, forse.

Embé? Che c'entra De Niro? Ecco, anche Giove ha un grosso neo, eccolo qua:

Fonte: NASA

mercoledì 20 aprile 2016

La Rai ha un problema con l'astrologia

La Rai ha un problema serio con l'astrologia e quindi, di conseguenza, con le pseudoscienze. Io, francamente, sono allibito, perplesso, stupefatto dalla superficialità con cui sulla Rai vengono chiamati gli astrologi a prendere parte a trasmissioni televisive come se nulla fosse.

Ora, se fossimo nel 2016 a.C., potrei pure capire e passarci sopra. Però, siccome siamo nel 2016 d.C. allora dobbiamo un attimo fermarci a riflettere. Visto che il più scarso degli astrologi riesce comunque ad arrivare ad un pubblico più ampio di quello a cui riesco ad arrivare io, magari questo post non servirà a niente. Ma lo scrivo lo stesso, perché sento che è giusto scriverlo indipendentemente dal numero di persone che leggeranno queste mie parole. Anche perché questo post non è indirizzato agli astrologi, bensì è indirizzato alla Rai, Radio Televisione Italiana.

Davvero, dico sul serio, capisco perfettamente. Cioè lo so che voi della Rai avete bisogno di soldi derivanti da incassi pubblicitari, lo so che ormai oltre la cronaca nera vi è rimasta solo la pseudoscienza, ma credo che, visti i tempi storici in cui viviamo, si stia un poco esagerando.

Potrei citare una caterva di esempi ma, siccome ho vissuto gli ultimi quattro anni all'estero, probabilmente si tratterebbe solo della punta dell'iceberg. Potrei andare dall'incredibile ospitata a Porta a Porta di tal dott. Miuzzi con la sua dieta dei gruppi sanguigni (bah!) al TG1 delle 13 che spara un servizio sul museo dell'omeopatia tirando in ballo Garibaldi e Cavour, come se 100 anni di progresso scientifico non fossero mai passati. Dimmi la verità, cara Rai, è tutto uno scherzo, vero?

E poi ci sono loro, ovviamente, gli onnipresenti astrologi. Si va da Paolo Fox su RaiDue, a Pellegrino Liuzzi in arte Jupiter su RaiUno (ed entrambi su RadioRai).

martedì 19 aprile 2016

Fare la pipì sulla Luna

La storia di questo post inizia con una vignetta molto simpatica che riguarda, appunto, la Luna.



Un mio amico mi ha suggerito di scrivere un post per stimare la distanza a cui si potrebbe fare arrivare la pipì. E dunque eccoci qua.
Se a prima vista questa cosa sembra essere un po' avulsa dal solito contesto di questo blog, in realtà vedremo che la densità scientifica di cose che possiamo imparare da ciò che c'è dietro alla vignetta condivisa su Facebook è davvero molto alta. Non tireremo fuori esattamente i numeri, perché ci servirebbero le equazioni e su Quantizzando, come sapete, non parliamo di equazioni. Tuttavia arriveremo comunque al succo della questione, non vi preoccupate.

venerdì 15 aprile 2016

C'è un'enorme macchia sul Sole

Calma, tranquilli: è una macchia solare. Solo che è davvero enorme.
Si tratta di una macchia solare così grossa che per osservarla basta indossare un paio di occhiali di quelli che si mettono per osservare le eclissi solari.

Mi raccomando: NON GUARDATE MAI DIRETTAMENTE IL SOLE, È PERICOLOSSISSIMO! RISCHIATE DI PERDERE LA VISTA!
Ricordatevi di usare sempre una protezione e/o un filtro solare ben funzionante.

Bene, detto questo passiamo a qualcosa di meno preoccupante e proviamo a vedere la macchiona solare tramite un paio di immagini. Per cominciare, iniziamo con una bella foto del Sole con tanto di macchiona:

Fonte: Karl Battams

giovedì 14 aprile 2016

Pepita - Materia oscura

Come promesso, si parte con nuovi video che spero possano piacervi.
Per iniziare, ho pensato di parlare un poco di materia oscura, questa sconosciuta. In particolare, nel video provo a raccontarvi come sappiamo che davvero esiste la materia oscura. Ho registrato il video sul mare di Nova Siri, in Basilicata: se sentite un po' di rumore di sottofondo all'inizio è proprio il rumore del mare. L'ho lasciato perché penso che l'idea di poter ascoltare il rumore del mare già ad Aprile sia qualcosa, tutto sommato, di rilassante. Comunque, non vi preoccupate, per la maggior parte del video, l'audio è chiaro e pulito.

Mi raccomando: iscrivetevi al canale YouTube perché ci sono nuovi video in arrivo (prossimi: energia oscura, Big Bang, radiazione cosmica di fondo, lenti gravitazionali).

Buona visione!

lunedì 11 aprile 2016

Quizzone di Quantizzando

Finalmente è arrivato: il quizzone di astronomia di Quantizzando è realtà :)

Ho accolto tutti i vostri suggerimenti, in particolare la possibilità di vedere le risposte e risultati subito e di condividere su Facebook e Twitter. Fatto e fatto.

Non vi resta che fare il Quizzone, rispondere a tutte le domande e poi condividere il quiz sui vari social.

Buon Quiz!

venerdì 8 aprile 2016

Nettuno, il pianeta blu dove piovono diamanti

Nettuno è l'ottavo e, per ora, ultimo pianeta del nostro sistema solare, nel senso che tutti gli oggetti che sono oltre l'orbita di Nettuno non sono considerati pianeti.
La storia della scoperta di Nettuno è bella particolare, perché fu scoperto grazie alla fisica, voglio dire grazie a carta, penna e tanti conti nel 1846. In pratica, si osservò che l'orbita di Urano era perturbata e si immaginò l'esistenza di un ulteriore corpo celeste bello massiccio oltre l'orbita, appunto, di Urano.
Et voilà, eccolo là, ad un certo punto fu trovato Nettuno.

Nettuno è un pianeta gassoso. Cioè, ci sono Mercurio, Venere, Terra e Marte che sono pianeti rocciosi, insomma che hanno una superficie dove poggiare i piedi e poi ci sono Giove, Saturno, Urano e il protagonista di questo post, Nettuno, che sono gassosi e dove i piedi non li possiamo poggiare da nessuna parte.
A primo impatto può sembrare strano, ma se pensate un attimo all'atmosfera della Terra, che è fatta di gas ed è legata gravitazionalmente al nostro pianeta, allora capite in un nanosecondo che non c'è nulla di strano (in realtà, a voler essere precisi, il nucleo di Nettuno, cioè la parte centrale del pianeta, è solido).

Ma scusatemi, ho parlato di Nettuno e, finora, non mi sono neanche degnato di presentarvelo un attimo con una fotina. Eccolo qui, in un bel ritratto in cui Nettuno sorride alla presenza della sonda NASA Voyager 2, l'unica che, nel 1989, lo è andato a trovare fino ad oggi:

Immagine 1 (Fonte: NASA - Voyager 2)
Già dalla foto ci sono due-tre cose che balzano agli occhi. Perché è tutto blu? Perché ci sono le nuvole? Cosa sono quelle macchie scure? Calma, calma. Ora rispondiamo a tutto.

martedì 5 aprile 2016

Le nuvole di Kelvin-Helmholtz

Stiamo andando verso l'estate e, dopo un lungo inverno, probabilmente l'ultima cosa di cui volete sentire parlare sono le nuvole. Ma oggi non parleremo di nuvole in generale. Parleremo di nuvole abbastanza particolari, le nuvole di Kelvin-Helmholtz.
Cominciamo dalle basi. Ecco subito una foto di queste nuvole:





Le avete mai viste in cielo? Dai, forse sì. Comunque, la domanda ora è: come si formano queste nubi? Proviamo a rispondere.

Il fatto che queste nuvole si chiamino di Kelvin-Helmholtz è dovuto ad un fenomeno di fisica dei fluidi chiamato instabilità di Kelvin-Helmholtz, appunto dal nome dei due scienziati che hanno studiato questa roba.

Quando due strati d'aria a contatto hanno diverse velocità, quello che accade è che si crea una turbolenza dovuta proprio a questa differenza di velocità. Le due parti a contatto tra i due strati cominciano pian piano a penetrarsi l'una con l'altra, a causa principalmente delle forze d'attrito in gioco. Ovvero, ciò che accade è semplicente che i due strati si tirano uno verso l'altro e quello che ne risulta è un piccolo vortice ondoso. Ciò che ho appena scritto dovrebbe essere più chiaro nella prossima immagine:

Fonte: http://www.brockmann-consult.de/
Cerchiamo ora di spiegare il perché del senso di rotazione. Assumiamo, come nell'immagine qui sopra, che lo strato superiore abbia una velocità minore rispetto a quello inferiore. Per capire perché lo strato meno veloce va giù, bisogna scomodare un vecchio post di Quantizzando, quello in cui parlavo di quando la nonna annaffia il prato e fa uscire l'acqua più velocemente ostruendo il tubo parzialmente con un dito. Questo accade perché la fisica dei fluidi ci insegna che la quantità totale di acqua che attraversa un certo volume in un certo tempo (quella che si chiama "portata") deve essere costante. Pensateci, è una cosa che ha senso, altrimenti vorrebbe dire che improvvisamente l'acqua deciderebbe di andare più veloce di sua spontanea volontà! Tradotto in quantità più comode, se un tubo ha una sezione più piccola, l'acqua va più veloce e la pressione del fluido è minore, e viceversa.

Dunque, se avete capito la storia del tubo con l'acqua allora avete già compreso tutto. Lo strato con velocità minore si trova in una zona di pressione maggiore e quindi spinge verso lo strato più veloce, formando così il vortice tipico che si può osservare nelle nubi di Kelvin-Helmholtz.
Naturalmente, se invertissimo gli strati, mettendo quello più veloce sopra e quello più lento sotto, ecco che avremmo un vortice nell'altra direzione.

Insomma, non volevo rovinare la meraviglia e la bellezza delle nuvole in cielo. Però, ora volete mettere quando i vostri amici vi indicheranno "Oh, guarda che nuvole strane!" e voi, rendendomi orgoglioso e da bravi lettori di Quantizzando, potrete dire, ostentando una certa disinvoltura, che tali nuvole si sono formate a causa di una differenza di velocità tra i due strati di aria a contatto.
Perché, si sa, è bello vedere e osservare la Natura all'opera, ma ancor più bello è sapere e capire come la Natura funziona.


mercoledì 16 marzo 2016

Rosso Idrogeno

Altro che Profondo Rosso, altro che Rosso Relativo, altro che Rosso Valentino. L'unico rosso per cui gli astrofisici vanno pazzi è il Rosso Idrogeno.
No, non sono andato fuori di testa a causa della tesi di dottorato (o almeno, non ancora...), sto parlando di un fenomeno fisico molto interessante e che spero di potervi fare apprezzare, se riesco. Vado a spiegarmi. Date un'occhiata a questa magnifica galassia catalogata come NGC 2403:



Le parti centrali sono rosse, oh sì, sono rosse idrogeno, come piace agli astrofisici. Prima di far prendere al post una piega feticista, procediamo con ordine.

venerdì 4 marzo 2016

E sono tre! (cit.)

Tre, sono proprio tre gli anni che compie oggi Quantizzando.
Fatemelo dire subito, è proprio un bel traguardo. Quando ho iniziato, nel 2013, avevo da pochi mesi iniziato il dottorato a Portsmouth e avevo già scritto qualche cosa in passato su qualche mio vecchio blog. E ora, siamo qua, tra le altre cose, alla fine del dottorato.

Il pubblico del blog, in questi tre anni, è cresciuto. Lentamente, ma è cresciuto. Si fa un po' di fatica, ma poi l'interesse per come funziona l'universo viene sempre fuori. E sono sicuro che tantissimi non sono ancora arrivati neanche una volta su di una pagina di Quantizzando. Comunque, come direbbe un noto personaggio potilico italiano del momento, la crescita è una cosa buona ;)

I numeri che fornisce Google Analytics mostrano un pubblico ancora di nicchia, ma sono fiducioso per il futuro: non c'è nessuna fretta. Quantizzando è qui e potete leggere i post quando volete (mi rivolgo a chi fosse capitato oggi per la prima volta da queste parti).

Il piccolo Quantizzando cresce (dati Google Analytics dal 4 Marzo 2013 al 29 Febbraio 2016).
Il picco del mese scorso è dovuto al post sulle onde gravitazionali (a proposito, grazie a tutti per gli apprezzamenti, mi avete fatto felice - del resto io i post li scrivo perché voi li leggiate!), ma comunque si può vedere come la crescita comincia a trasformarsi da lineare ad esponenziale. Al di là di tutto, credo sia un fattore inevitabile, data la sempre crescente posizione dei post di Quantizzando nei motori di ricerca. Tuttavia, il mio impegno è cercare di fare sempre post di qualità, altrimenti a che serve tutto ciò? Spero di riuscirci, questo potete dirmelo solo voi.

lunedì 29 febbraio 2016

La guida definitiva all'anno bisestile

Oggi è il 29 Febbraio!
Scusate la mia eccitazione (che svanirà presto, come vedrete), ma non è certo una cosa che si può dire ogni anno, eh. Sì, lo so, sapete già tutto: ogni 4 anni aggiungiamo un giorno al calendario e abbiamo il 29 Febbraio e diciamo che l'anno è bisestile. Mmm, siamo sicuri? Infatti questo post non è solo per raccontarvi perché aggiungiamo un giorno ogni 4 anni, ma anche per raccontarvi perché certe volte siamo stati costretti (e lo saremo anche in futuro) a saltare l'aggiunta del 29 Febbraio al nostro calendario ogni 4 anni.

Innanzitutto: ma perché si chiama Bisestile?

Sapete, è colpa dei Romani. Infatti essi già aggiungevano un giorno al calendario in tempi non sospetti e, in particolare, lo facevano dopo il 24 Febbraio, cioè il sesto giorno prima delle Calende di Marzo (il primo Marzo). Il giorno in più era quindi una ripetizione del sexto die, cioè un bis sexto die.

venerdì 19 febbraio 2016

Altra roba da sapere sulle onde gravitazionali

Quella appena passata è stata una settimana indimenticabile. Per chi vive di scienza tutti i giorni ma non solo per loro. Si è trattata di una settimana storica per tutti noi. L'osservazione diretta delle onde gravitazionali per la prima volta nella storia dell'umanità è qualcosa di troppo grande, troppo emozionante. Davvero notevole.

In realtà, se seguite il mio blog, allora avrete già letto tutte le cose fondamentali da sapere sulle onde gravitazionali e sulla scoperta fatta da LIGO. Le cose che dirò  partono con l'assunzione che ognuno di voi abbia già letto il post sul blog. Nel dubbio, vi rimetto il link, anche se magari volete solo farci un salto per rinfrescarvi la memoria: insomma, prima di andare avanti consiglio caldamente la lettura di questo post, così potrete godervi pienamente ciò che sto per dire. Eccolo il link: Onde gravitazionali, in parole povere

La mia idea è quella di regalarvi qualche dettaglio in più sulla scoperta. Qualcosa che sicuramente non sentirete alla televisione ma che magari avete già letto andando a spulciare direttamente la fonte primaria di notizie, cioè l'articolo scientifico di LIGO. Naturalmente, non ho intenzione di mettermi a fare la traduzione, ma voglio solo rispondere ad alcune domande che non hanno trovato spazio sul blog perché altrimenti avrebbero appesantito troppo il post dell'altro giorno.

giovedì 11 febbraio 2016

Le onde gravitazionali, in parole povere

L'annuncio dell'osservazione diretta delle onde gravitazionali da parte della collaborazione LIGO (che vuol dire Laser Interferometer Gravitational Wave Observatory) è stato fatto e questa è una di quelle cose che rimarranno nei libri di storia oltre che nella mente di tutte le persone appassionate di scienza e curiose fino al midollo. In pratica, LIGO ci ha detto che il segnale delle onde gravitazionali è stato osservato il 14 Settembre 2015 alle 10:51 di mattina (ore italiane), ma ne riparliamo tra poco. Quindi:
WOW

Un wow grosso come una casa, anzi di più. Albert Einstein colpisce ancora, non c'è niente da fare (anche se ieri su Twitter facevo notare questa strana cosa).

Faccio anche notare che evidenze indirette si erano già ottenute negli anni passati (con conseguente Premio Nobel, ovviamente). Questa di LIGO è la prima prova diretta, invece. Infine, sottolineo che non è che iniziamo a credere oggi nell'esistenza delle onde gravitazionali: in realtà non avevamo dubbi. Solo che, come dire, con una conferma sperimentale diretta ora va molto meglio.

Bene detto questo, sappiate che questo post è per tutti coloro che vogliono capirci qualcosa di più sulle onde gravitazionali. E, come nello stile di Quantizzando, andrò a raccontarlo in parole semplici.
Naturalmente, qui troverete non l'enciclopedia delle onde gravitazionali ma solo le cose essenziali che dovete sapere per forza. Ho cercato di mettere tutto ciò che serviva e inevitabilmente il post è un poco lunghetto (per gli impazienti e gli amanti dei dettagli, ecco l'articolo scientifico dove c'è scritto tutto sulla scoperta).
Quindi, prendetevi dieci minuti, sedetevi, rilassatevi e buona lettura (e magari preparatevi una tazza di tè o caffè prima).

venerdì 5 febbraio 2016

Come funziona un giroscopio

Un giroscopio è un oggetto molto affascinante e in questo post vedremo perché. Se non avete mai visto un giroscopio, beh, è arrivato il momento di vederne uno.

Si tratta di una piccola ruota che gira circondata da due anelli perpendicolari, il tutto infilzato da un bastoncino di metallo. Una specie di trottola, insomma.
Cosa ha di particolare questo coso? Per capirlo bisogna vederlo all'opera. Di nuovo, se non avete mai visto un giroscopio all'opera (ne dubito, poi capirete perché), beh, è arrivato il momento di vedere questo video.

Lo so, è abbastanza notevole cosa può fare questo piccolo oggetto. Sembra quasi che riesca a lottare contro la gravità e pure vincendo la battaglia. Addirittura un giroscopio, come abbiamo visto nel video, possiede delle doti da funambolo quando nei dintorni ci sono dei fili.
Naturalmente, la realtà è che c'è la fisica dietro.

martedì 2 febbraio 2016

La vita vicino ad un buco nero

Tutti voi ricorderete il film Interstellar, in cui si parlava, tra le altre cose, anche di un sistema di pianeti in orbita attorno ad un buco nero.
La domanda, ora come allora, sorge spontanea: ma è possibile vivere nei pressi di un buco nero?
Per capirlo, dobbiamo cominciare dall'inizio, cioé da un'altra questione, ovvero la seguente: perché è possibile vivere vicino al Sole?
A primo impatto, questa sembra essere una domanda banale, a cui quasi non vale la pena rispondere e ho come l'impressione di aver perso il 50% dei lettori di questo post proprio in questo momento.
Tuttavia, se le cose fossero state banali non saremmo qui a raccontarle. Anzi, no scusate, saremmo comunque qui, perché se siamo qui è perché ci piace capire come funziona l'universo, banale o meno che sia (spoiler: non è banale).

Gargantua, il buco nero che appare nel film Interstellar

Il Sole è lì, nel cielo, anzi nello spazio, che lancia fotoni, particelle di luce, verso di noi sulla Terra.
Fotoni che, naturalmente, accogliamo a braccia aperte se riescono a sopravvivere al filtro naturale offerto dalla nostra atmosfera che, per fortuna, blocca alcuni dei fotoni più pericolosi per la nostra salute. I fotoni spesso vengono chiamati anche onde elettromagnetiche. E quando si parla di onde si parla giocoforza di lunghezze d'onda. E perciò ogni fotone ha una lunghezza d'onda associata. Ora la Natura vuole che l'energia di un fotone sia inversamente proporzionale alla sua lunghezza d'onda. Cioé: più la lunghezza d'onda è grande, minore sarà l'energia del fotone. Per esempio i raggi gamma e i raggi X hanno lunghezze d'onda piccolissime e infatti sono parecchio energetici e, per noi, pericolosi se ricevuti in quantità smodata. Aumentando la lunghezza d'onda, poi, abbiamo gli ultravioletti e ancora la luce visibile, i colori per intenderci, che ha anch'essa una lunghezza d'onda piccola, ma tuttavia maggiore di quella dei raggi X e, per come siamo fatti come esseri umani, questo tipo di fotoni non creano grossi problemi. A lunghezze d'onda ancora maggiori abbiamo gli infrarossi e poi le microonde e le onde radio, via via verso lunghezze d'onda sempre più grandi.
Il fatto di avere la luce in diverse forme non deve sorprendere. Infatti la luce è composta da particelle, i fotoni, e questi possono avere diverse energie, come tutte le particelle. Quello che facciamo, praticamente, con la storia delle lunghezze d'onda, è di dare un nome diverso ad un fotone a seconda dell'energia che esso ha.


Bene, dunque abbiamo detto che il Sole ci invia fotoni, per la maggior parte quelli che chiamiamo "colori", cioè fotoni di lunghezza d'onda piccola ma non piccolissima. E la Terra? Il nostro pianeta si riscalda e, come tutti i corpi caldi, poi emette energia di notte, di nuovo sottoforma di fotoni, però stavolta con lunghezza d'onda maggiore di quella dei fotoni del Sole catturati durante il giorno (questo tipo di fotoni è chiamato infrarossi).
Insomma, il Sole butta verso di noi, per la maggiorparte, la luce visibile, i colori, chiamateli come vi pare. Mentre la Terra sputa fuori di notte fotoni infrarossi.
Uno si aspetterebbe un fatto molto semplice: l'energia che proviene dal Sole deve essere uguale a quella rilasciata dalla Terra (anche se in realtà ne sputiamo fuori un poco di più, dovuta al decadimento degli elementi radioattivi nelle viscere del nostro pianeta ma vabbè lasciamo perdere).  E infatti è così.
Va bene, però uno/a che finora ha sempre pensato che la vita sulla Terra dipendesse dall'energia del Sole e basta potrebbe restare sconvolto/a. Infatti, come può la vita dipendere da tale energia se, ogni giorno ne sputiamo fuori un valore esattamente (più o meno) uguale? La cosa infatti è più sottile di così.

Abbiamo detto che l'energia proveniente dal Sole è pari a quella emessa dalla Terra poi di notte. Però i fotoni del Sole sono più energetici di quelli sputati fuori dal nostro pianeta. Quindi? Quindi i fotoni provenienti dal Sole devono essere per forza di cose meno, in numero intendo, di quelli cacciati via dalla Terra. Immaginate la scena come se invece dei fotoni ci fosse una scolaresca con famiglie. Si parte dal Sole con un alcuni bus della scuola. Poi si arriva sulla Terra e dopo un po' di ore, ogni famiglia singolarmente prende un taxi per tornare a casa.
Quando giunge il momento di ripartire abbiamo tante famiglie divise in tanti taxi: le possibili combinazioni, ora,  sono molte di più di quelle permesse dalle disposizioni possibili di scelta dei posti sull'autobus all'inizio della gita. 
Prima di andare avanti, notiamo che ci sono due punti fermi in questo esempio: primo, il numero di persone (l'energia dei fotoni) resta sempre lo stesso; secondo, all'inizio i nostri eroi sono più compatti (lunghezze d'onda dei fotoni piccole) mentre alla fine ognuno si può sbracare nel proprio taxi (lunghezze d'onda dei fotoni più grandi).
La differenza invece è data dalla numero di mezzi di trasporto utilizzati: il quale è piccolo, nel viaggio di andata (solo una manciata di bus), più elevato al ritorno (una marea di taxi).

Cosa suggerisce questo esempio? All'inizio, i vari partecipanti alla gita potevano, volendo, cambiare posto e cambiare bus, potendo scegliere solo tra una manciata di essi, semplicemente perché ci sono solo pochi bus. Quindi all'inizio abbiamo un numero basso di possibilità per i vari stati del sistema fisico mentre alla fine quel numero è alto perché ci sono parecchi taxi. Ed eccoci arrivati dove volevamo arrivare, dunque: come abbiamo già detto qui, il numero di stati di un sistema fisico è legato ad una quantità fisica chiamata entropia. Più stati possibili, entropia alta.

Ricapitolando: l'energia provienente dal Sole ha un'entropia bassa, mentre quella che esce dalla Terra ha un'entropia più alta. Inoltre, il Sole è solo un puntino caldo in un cielo freddo; cioè l'energia con entropia alta viene da un punto preciso e piccolo e l'energia con entropia bassa può scappare via in tutto il resto dello spazio a disposizione, permettendo di fatto di poter utilizzare l'energia del Sole.
Infatti se tutto il cielo fosse riempito dal Sole, saremmo in una situazione in cui non sapremmo proprio come usare l'energia che riceviamo perché saremmo constantemente ad una temperatura uniforme e quindi il calore non andrebbe dalla Terra verso lo spazio durante la notte. Questo vuol dire che non è l'atto in sé di ricevere energia che ci permette di vivere ma il fatto che provenga da un puntino caldo immerso in un cielo freddo.

Fotoni con diverse entropie. [© Roger Penrose, La Strada che porta alla realtà]



Ottimo, ora torniamo alla domanda iniziale: si può vivere vicino ad un buco nero? In questo caso non abbiamo un puntino caldo bensì un puntino freddo in quanto il buco nero è, appunto nero e non avvengono reazioni nucleari che emettono energia. Quindi che vuol dire, che abbiamo un puntino freddo in un cielo freddo? Non proprio.
Infatti, nell'universo, esiste la radiazione cosmica di fondo, la quale ha una temperatura (con tutto quello che temperatura vuol dire in questo caso, ma non entriamo nei dettagli), dicevo ha una temperatura di -270 °C circa. Freddina eh? Vero, eppure è più calda del buco nero. Quindi abbiamo la situazione rovesciata: un puntino freddo in un cielo (relativamente) caldo.
Perfetto. Dunque riformuliamo la domanda: si può vivere vicino ad un buco nero? La risposta è sì e no. Cioè, dipende dal buco nero. Per i buchi neri normali e noiosi non c'è tanta speranza di ricevere una quantità di energia necessaria a sviluppare la vita. Diverso è invece il discorso dei buchi neri rotanti.

Tuttavia, anche in quest'ultimo caso, diciamo che, in generale, non è una grandissima idea traslocare. Infatti, è vera la storia dell'entropia che abbiamo raccontato finora, ma è anche vero che nei pressi di un buco nero siamo in condizioni di campo gravitazionale ancora più estreme di quelle di un buco nero noioso. E quindi dobbiamo tenere conto degli effetti previsti dalla Relatività Generale.  A maggior ragione se abbiamo a che fare con un buco nero rotante.
In particolare, dobbiamo tenere conto del fatto che entrano in gioco simpatici effetti (vedi il paradosso dei gemelli che poi paradosso non è) di dilatazione dei tempi e di contrazione delle lunghezze per i vari osservatori in vari sistemi di riferimento. Senza tirare in ballo come se fosse antani, il succo è che quindi magari la temperatura della radiazione cosmica di fondo potrebbe non essere osservata di -270 °C da ipotetici abitanti di un pianeta in orbita attorno ad un buco nero rotante, bensì molto più alta. Come mai? Perché i fotoni della radiazione cosmica di fondo che vogliono raggiungere un  pianeta nei pressi di un buco nero (rotante, poi, pfff), devono entrare nelle grinfie del campo gravitazionale del buco nero. La teoria della Relatività Generale predice che, in questo caso, i fotoni diminuiscono la loro lunghezza d'onda, quasi come a schiacciarsi mentre si infrangono nelle vicinanze di un forte campo di gravità e quindi la loro energia misurata aumenta a dismisura. E, per esempio, per il pianeta visto in Interstellar, che orbita attorno ad un buco nero rotante, da -270 °C si potrebbe tranquillamente arrivare a beccarsi una radiazione di fondo a 900 gradi. Insomma, diventerebbe davvero una radiazione di forno.

Anche se apparentemente un futuro radioso (nel vero senso del termine) per una possibile vita su un pianeta attorno ad un buco nero sembra poco plausibile (a meno che l'evoluzione non abbia agito pesantemente, chi può saperlo!), resta la possibilità che magari ciò sia avvenuto in passato però non nel film Interstallar, bensì nei pressi di uno di quei buchi neri noiosi di cui parlavamo.
Infatti, quando l'universo aveva la giovane età di 15 milioni di anni (ora ne ha 13.7 miliardi), la radiazione di fondo aveva la simpatica temperatura di circa 27 °C e un pianeta attorno ad un buco nero, diciamo, normale poteva avere un suo perché. Ma, purtroppo, in questo caso ci si mette di mezzo la probabilità. Infatti l'universo ora ha 13.7 miliardi di anni e quindi 15 milioni rappresenta un periodo molto breve e la possibilità che ciò che stiamo dicendo sia avvenuto è quindi molto piccola.

E niente, ci abbiamo provato a vedere se si poteva affittare una villetta vicino ad un buco nero e abbiamo capito che non è proprio il massimo. Comunque sia, strada facendo abbiamo anche visto come funziona la vita sulla Terra: non è proprio l'energia del Sole in sé che ci permette di vivere ma il modo in cui la riceviamo e la gestiamo tramite il nostro pianeta.

Ve lo avevo detto che, alla fine, non era affatto banale la questione.

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