domenica 20 dicembre 2015

La favola dei fotoni all'inizio dell'universo

Come augurio di Buone Feste, ho pensato di raccontare una breve favola, la storia dei fotoni all'inizio dell'universo, che magari potrete raccontare anche ai vostri figli e nipoti prima di fara la nanna.

C'era una volta un tempo in cui l'universo era pieno di personaggi molto gelosi e possessivi. Stiamo parlando di tempi bui, in cui di luce neanche l'ombra (ah, bella questa!); alcuni dicono addirittura che tutto ciò accadde 380 mila anni dopo la nascita dell'universo. Se pensate che oggi l'universo si ritenga abbia 13.7 miliardi di anni, potete ben capire che stiamo parlando proprio degli inizi. 
Fino a quel tempo avevamo i nuclei atomici di alcuni elementi, come idrogeno ed elio, che stavano per i fatti loro e dall'altra parte elettroni e fotoni che giocavano ad acchiapparello, cioè interagivano continuamente tra loro. Beh, questo generava problemi seri perché, come noi tutti sappiamo, un atomo è composto, appunto, da un nucleo e da elettroni che girovagano nei dintorni del nucleo stesso. Invece all'epoca nuclei ed elettroni vivevano vite diverse con i fotoni che facevano da terzo incomodo.
In pratica, nuclei ed elettroni erano separati come ad una festa della scuola media lo sono di solito ragazzi e ragazze (almeno una volta, eh!). E abbiamo visto che la colpa di tutto ciò era dei fotoni che continuavano a bazzicare attorno agli elettroni.
Dal punto di vista fisico, questo accadeva perché la probabilità di un fotone e di un elettrone di acchiapparsi era molto alta. Ad un certo punto della storia dell'universo però, questa probabilità scese.

Domanda lecita: perché la probabilità degli incontri fotone-elettrone si abbassò? A causa dell'espansione dell'universo: infatti, l'espansione dell'universo modifica le densità (che scalano come l'inverso del volume) e quindi ad un certo punto per un fotone diventò difficile trovare un compagno di giochi. Se a questo poi aggiungiamo che gli elettroni non persero tempo e se ne andarono con i nuclei, possiamo dire che il tradimento fu completo.

In tutto questo marasma di relazioni complicate, però non tutti i fotoni ne uscirono allo stesso modo. Certo, lo stato d'animo fu più o meno lo stesso per tutti perché i fotoni vennero abbandonati più o meno durante lo stesso periodo e infatti possiamo osservare il CMB avere una ben definita "temperatura" media di circa 2.73 gradi Kelvin. Però il punto è che c'erano regioni più dense di nuclei di altre e quindi, in pratica in alcune regioni i fotoni dovettero sfuggire ad una alta concentrazione di concorrenti (nella storia con gli elettroni) mentre in altre regioni la faccenda si dimostrò più agevole. Questo risultò in una non perfetta uguaglianza tra le "temperature" dei fotoni: chi leggermente più caldo e chi leggermente più freddo, ma di pochissimo eh, circa una parte su centomila (per capirci, differenze dell'ordine di 0.00001 gradi Kelvin).

E quindi gli elettroni riuscirono finalmente ad accoppiarsi con i nuclei, formando così i primi atomi completi e a i fotoni non restò, come penitenza, che vagare soli nell'universo per l'eternità senza che nessuno li notasse. Questo almeno fino al 1964-1965 quando i fotoni vennero osservati in quello che oggi chiamiamo fondo cosmico a microonde o, per dirla all'inglese CMB, cioè Cosmic Microwave Background. 

In parole povere, i nostri fotoni li vediamo oggi tutti abbastanza freddi, segno che la delusione cocente è ormai passata: tuttavia il modo in cui si è sfuggiti al tradimento degli elettroni (che sono scappati con i nuclei) ha influito in maniera diversa sui fotoni a seconda di come era la situazione.

Per esempio, un fotone circondato da tanti nuclei (cioè che si trovava in una regione più densa dell'universo) ha fatto più fatica in quei momenti a venirne fuori da quella zona ma possiamo dire che alla fine ha metabolizzato meglio la situazione e ne è uscito più freddo della media, proprio perché ha speso tutte le sue energie migliori per lasciarsi la delusione alle spalle. Invece un fotone circondato da pochi nuclei (quindi proveniente da una regione meno densa dell'universo) non ha ancora passato quella fase di rancore, in quanto ha fatto meno fatica a lasciare nuclei ed elettroni; possiamo pensarla come se questi ultimi fotoni, data la regione poco densa e abbastanza isolata in cui si trovavano, non siano stati testimoni del tradimento di massa degli elettroni e quindi non si siano ancora rassegnati.
Perciò, in definitiva, vediamo fotoni più freddi della media che provengono dunque dalle regioni più dense e fotoni più caldi della media che provengono da regione meno dense. Ripeto che si tratta di differenze di una parte su centomila, eh.

In rosso, i fotoni leggerissimamente più caldi di 2.73 K; in blu, quelli leggerissimamente più freddi di 2.73 K.





E alla fine, dunque, i fotoni tuttora vagano nell'universo, senza una meta precisa, come nelle peggiori delusioni amorose. Eppure, è solo grazie a questo dramma esistenziale dei fotoni all'inizio dell'universo che possiamo studiare tante cose e capirne ancor di più su come funziona tutto ciò che ci circonda.

Morale della favola, direi, è che l'amore può deludere ma la scienza probabilmente, con tutte le meraviglie da studiare e scoprire, non lo farà mai. E in un certo senso, anche voler cercare di comprendere come funziona l'universo è una forma di amore, un amore per la vita stessa che, in qualche modo, prese il via anche grazie a quei meravigliosi fotoni all'inizio dell'universo.


mercoledì 16 dicembre 2015

L'universo non si espande più veloce della luce

Siamo qui oggi riuniti su Quantizzando per sfatare un altro mito riguardante l'espansione dell'universo. Qualche tempo fa abbiamo visto perché, nonostante l'universo sia in espansione, la nostra camera da letto rimane tranquillamente ferma.

Oggi parleremo di un'altra cosa che si sente in giro e, bisogna ammetterlo, spesso viene detto anche da insospettabili, come vedremo. A tal proposito vorrei fare un chiarimento subito. Vedete, gli scienziati non sono infallibili. Una/o scienziata/o si mette lì, prova a capire quella cosa; a volte diventa tutto chiaro, a volte invece no. E quindi, di conseguenza, qualche volta si sbaglia, si pasticcia, si fanno errori anche grossolani magari per il calibro della/o scienziata/o. Ma fa parte del gioco, tutto questo sbagliare e rimuginare sui propri errori è il sale della scienza. Senza errori la scienza sarebbe una fredda disciplina in cui verrebbe a mancare proprio il brivido di camminare su un terreno mai calpestato prima.

Bene, detto questo possiamo vedere cosa Richard Feynman (1918-1988), premio Nobel per la fisica nel 1965 diceva a proposito dell'espansione dell'universo:


Traduco per coloro che non conoscono l'inglese: "Non ha alcun senso preoccuparsi riguardo la possibile esistenza di galassie che si allontanano da noi ad una velocità maggiore di quella della luce - qualunque cosa ciò voglia dire -  poiché esse non si potrebbero mai osservare per ipotesi."

lunedì 14 dicembre 2015

Vera Rubin e la materia oscura

Qualche giorno fa vagavo in rete saltando di articolo scientifico in articolo scientifico cercando le citazioni giuste per la mia tesi di dottorato. Quando mi sono trovato ad introdurre la materia oscura non ho potuto fare a meno di citare Vera Rubin. E, per curiosità mi son detto: chissà se la pagina Wikipedia di Vera Rubin è fatta come si deve. Perciò ho DuckDuckGo-ato "Vera Rubin Wikipedia" e poi mi sono affacciato sulla pagina in italiano. E, almeno fino al 14 Dicembre 2015, c'era questo:


Cliccate per ingrandire o andate direttamente
sulla pagina di Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Vera_Rubin

Le cose che mi hanno fatto un po' così pensare sono state due:
In particolare, l'ultima frase mi è suonata altamente incomprensibile oltre che notevolmente striminzita come descrizione del lavoro di Vera Rubin.
Ma come si fa a non nominare la materia oscura nella pagina di Vera Rubin? E perché non esiste una voce per "curva di rotazione"  in italiano?

martedì 8 dicembre 2015

Effetto Yarkovsky

In questo post ripropongo una mappa che ho già fatto vedere in passato. Si tratta della mappa degli asteroidi potenzialmente pericolosi per il nostro pianeta. Eccola qua:


Abbastanza impressionante, vero?
Tutte quelle curve celesti sono le traiettorie degli asteroidi potenzialmente pericolosi. Bene, detto questo andiamo diritti al punto, ad una domanda che molti di voi si sono chiesti mille volte.
Ma se gli asteroidi orbitano, proprio come i pianeti, soggetti alla gravità, come mai non siamo in grado di determinare con certezza e con largo anticipo gli asteroidi realmente pericolosi?

Parte della risposta a questa domanda è nel titolo di questo posto: l'effetto Yarkovsky.
Già, perché l'effetto Yarkovski ci fa essere meno sicuri sulla determinazione delle traiettorie di un asteroide.
E va bene, ma allora cosa caspita è questo effetto Yarkovski? Lo vediamo immediatamente.




Innanzitutto parliamo un nanosecondo del signor Ivan Yarkovsky, di cui abbiamo una diapositiva (forse un dagherrotipo?) qui a lato.
Yarkovsky era un ingegnere russo vissuto nella seconda metà del 1800 e morto nel 1902.
Cosa significa che gli asteroidi subiscono l'effetto a cui è stato attribuito il suo nome?

Dunque, sì, la gravità è la causa regina del moto degli asteroidi. Ma fare previsioni è difficile perché Yarkovsky ha appunto scoperto che la luce del Sole può influenzare la traiettoria dei sassi del cielo.

In che modo?

La radiazione proveniente dal Sole, come tutte le onde elettromagnetiche, esercita una pressione su di un asteroide. Ora, possono accadere diverse cose: per esempio la luce può essere riflessa dall'asteroide. Oppure può essere assorbita. In quest'ultimo caso, la parte di asteroida colpita dalla luce solare si riscalda. Insomma, finora non abbiamo detto niente di più complicato di quello che accade quando prendiamo il Sole in spiaggia.

Una volta che l'asteroide ha assorbito la luce e si è riscaldato, successivamente, come ogni corpo caldo, ri-emette radiazione. E anche qui nulla di nuovo: infatti questo è il principio base del meccanismo dell'effetto serra.

Il punto è che quando l'asteroide ri-emette radiazione, si comporta come un cannone che rincula: l'emissione di fotoni fornisce una spinta all'asteroide nella direzione in cui si muove. A complicare ulteriormente le cose c'è anche il fatto che probabilmente l'asteroide ruota. E quindi la direzione in cui esso riceve la spinta dipende dal verso di rotazione: ecco, un gran bel casino.

Per rendere tutto ciò più chiaro consiglio la visione di questo video, in cui quello che ho detto a parole è spiegato visivamente:




Come vedete nel video, la direzione nella quale l'asteroide riceve la spinta dipende dal verso di rotazione rispetto alla posizione del Sole, visto che la radiazione viene ri-emessa dalla parte opposta al Sole.

Tutto questo rende le previsioni riguardo alle traiettorie degli asteroidi molto più difficili da interpretare. Tuttavia spero che questo post possa essere d'aiuto nel capire che molte cose non vanno date per scontate siccome ci sono molti effetti da tenere in considerazione.

E quindi che facciamo, stiamo con le mani in mano ad aspettare? Certo che no.
La NASA ha in programma la missione OSIRIS-REx, il cui obiettivo principale è quello di recuperare frammenti dell'asteroide Bennu, ma anche di studiare varie caratteristiche dell'oggetto come ad esempio l'effetto Yarkovsky.
Il lancio di OSIRIS-REx è previsto, per ora, i primi di Settembre 2016 e l'asteroide Bennu sarà avvicinato, dopo una serie di manovre spaziali, a metà agosto 2018. A quel punto la sonda toccherà la superficie dell'asteroide per cinque secondi durante i quali raccoglierà un campione di minimo 60 grammi.
Non è una cosa spettacolare?
Poi, dopo un paio di anni OSIRIS-REx tornerà verso il nostro pianeta e, per finire, intorno la fine di Settembre del 2023 la capsula con il campione verrà sganciata verso la Terra, per la precisione nello Utah.
Tutti i dettagli li potete trovare sul sito della missione che, tra l'altro, è davvero ben fatto a mio avviso.

Forse siamo un poco in anticipo per annunciare questa missione e i suoi sviluppi, ma lo sapete che a me piace tanto parlare di queste sensazionali missioni che l'umanità mette a punto per cercare di carpire i segreti celati nel Sistema Solare.
Sicuramente nessuno può dire che su Quantizzando non avevamo avvisato su questa missione!
E, soprattutto, speriamo di capire meglio anche l'effetto Yarkovski così da guadagnarci anche in sicurezza.

lunedì 7 dicembre 2015

LISA dagli occhi...gravitazionali

Qualche giorno fa, la sonda LISA Pathfinder è stata messa in orbita dall'ESA.

Di che si tratta? Di qualcosa di molto bello che si vuole provare a fare: testare la teoria della Relatività Generale.
Ma come, non era stata già testata? Beh, non tutta. Infatti all'appello mancano ancora le onde gravitazionali. Ed ecco perché LISA è stata inviata nello spazio.
Ma cosa sono le onde gravitazionali? Se siete lettori assidui di Quantizzando allora lo sapete già, altrimenti conviene andare a rileggere questo mio vecchio post.
Va bene, per i più pigri riassumo in 140 caratteri: le onde gravitazionali sono distorsioni della struttura dello spazio tempo generate da corpi che accelerano.
(108 caratteri, promessa mantenuta).

E quindi che fanno queste onde gravitazionali? Quando passano, esse modificano la distanza tra due punti nello spazio.
Un'immagine è doverosa, a questo punto (che poi è sempre la stessa immagine che metto di solito):

Io ve lo dico: se un giorno dovessimo riuscire ad essere così bravi da beccare davvero le onde gravitazionali con i nostri strumenti, beh, allora altro che 3D o 4D al cinema. Saremmo in grado di vedere l'universo con gli occhi della gravità in persona.

Davvero, riusciremmo a vedere cose che noi umani non osiamo nemmeno immaginare. Vedremmo danze di buchi neri ai confini dell'universo e scontri frontali tra stelle in galassie lontane.
E, soprattutto, potremmo finalmente verificare se la Relatività Generale è la teoria giusta per descrivere la gravità.
 

sabato 5 dicembre 2015

Mille di questi lampi di raggi gamma

C'è un satellite della NASA che osserva come appare l'universo attraverso occhi a cui noi non siamo affatto abituati.
Il satellite Swift infatti osserva l'emissione di raggi gamma nel cosmo. Dal 20 Novembre 2004.

Bene, procediamo con calma. Cosa sono i raggi gamma? Non sono altro che onde elettromagnetiche, proprio come la luce visibile, le microonde,  i raggi-X, gli infrarossi e le onde radio.

 
 
Ovviamente le onde elettromagnetiche non sono tutte uguali, altrimenti non le chiameremmo con nomi diversi. Ogni onda ha, appunto, una sua lunghezza d'onda. E, inoltre, più la lunghezza d'onda è piccola, maggiore sarà l'energia dell'onda elettromagnetica.

martedì 24 novembre 2015

Trasformare l'acqua in vino (con la fisica)

Incredibile, finalmente anche su Quantizzando è avvenuto un miracolo: l'acqua è diventata vino, per la gioia di tutti.
Ovviamente, i miracoli su questo blog li può fare solo la scienza e, in realtà, nel video che vedrete tra poco cerco di far vedere come, grazie ad un semplice fatto come la differenza di densità di due fluidi, sia possibile fare delle cose sorprendenti.
Ma non anticipo nulla e lascio il resto alla visione del nuovo esperimento di Quantizzando.
Fatemi sapere poi se avete fatto colpo su amici e parenti.



sabato 14 novembre 2015

Una speranza vasta come l'universo

Visto da Saturno, il nostro pianeta è quel puntino bianco che vedete in questa foto scattata dalla sonda NASA Cassini nel 2013. Siamo solo un pianetino minuscolo nell'immensità dell'universo, un pallido puntino blu per dirla con le parole di Carl Sagan. Inoltre, notate che in questa foto sono incluse tutte le persone che vivono o che abbiano mai vissuto sulla Terra.

© NASA

venerdì 6 novembre 2015

Una Relatività Generale lunga un secolo

Anche se sembra un gioco di parole, bisogna dirlo: anche per la teoria della Relatività Generale il tempo è passato. Praticamente 100 anni fa, il 25 Novembre 1915, Albert Einstein pubblicava la sua teoria ed fu subito rivoluzione del modo di concepire l'universo.
Spero, vivamente, di non essere troppo criptico in questo post. Questo vuole essere solo un omaggio personale e magari anche un po' particolare ad una teoria molto importante che, sostanzialmente, ha cambiato il modo di fare scienza negli ultimi 100 anni, oltre che dare importanti suggerimenti e sollevare nuovi problemi sulla natura stessa dell'universo.
Vorrei dire solo un paio di cose perché, naturalmente, potete trovare ovunque, su ogni blog di scienza, un post omaggio alla teoria di Einstein.
Giusto così, 100 anni si compiono una volta sola e vanno celebrati.
In particolare, consiglio, per chi non lo avesse già fatto, di dare un'occhiata, anzi un orecchio, ai podcast di Radio 3 Scienza, dove si è parlato di Relatività Generale in maniera estensiva nelle settimane passate.

Einstein che se la canta e se la suona.
Ma cos'è la teoria della Relatività Generale? Di cosa parla?

giovedì 5 novembre 2015

Il Sole come non lo avete mai visto

WOW, innanzitutto.
Ma vi devo anche qualche spiegazione. Ecco, la NASA è stata così gentile da rilasciare, qualche giorno fa, un video di 30 minuti che ha come protagonista la stella più vicina al nostro pianeta: il Sole. Le immagini sono state riprese dal Solar Dynamic Observatory (SDO), una sonda NASA che studia il Sole sette giorni su sette, 24 ore su 24.
Si tratta di un video in cui il Sole viene mostrato in 10 differenti lunghezze d'onda, dai raggi-X all'ultravioletto. Ma non solo. Infatti il "come non lo avete mai visto" del titolo di questo post viene dal fatto che il video è in formato 4K, cioè ultra alta definizione. E ho detto tutto.
Quindi ora, prima di guardare il video, fate un bel respiro profondo, perché dopo resterete senza fiato.



lunedì 2 novembre 2015

Particelle nell'atmosfera

Nell'atmosfera del nostro pianeta finiscono un sacco di cose. Per esempio i prodotti di incendi e eruzioni vulcaniche, oppure semplicemente polveri varie o ancora sostanze dal mare. Tutte queste particelle dunque finiscono nell'aria. La domanda più ovvia è dunque: dove vanno a finire queste particelle?
La risposta potete trovarla in questo video/simulazione creato dal Dr. Gavin Schmidt, climatologo della NASA.
Come potete vedere, l'atmosfera è un sistema dinamico molto complesso e simulazioni come quella qui sotto possono aiutare gli scienziati a prevedere gli scenari futuri riguardo il clima del nostro pianeta e il ruolo che alcuni meccanismi hanno.

[Per la cronaca, nel video, abbiamo in bianco particelle generate da eruzioni vulcaniche, in rosso quelle generate da alcuni incendi e in blu il sale marino tirato su nell'atmosfera dalle correnti d'aria.]

Ecco alcuni altri post, riguardo al clima, che potete trovare su Quantizzando:

Inoltre, per chi se la cava abbastanza bene con l'inglese, consiglio nuovamente di dare un'occhiata al sito realclimate.org che è davvero molto interessante. Il riscaldamento globale è ormai da tempo un dato di fatto e su Quantizzando alla fine ne abbiamo sempre parlato perché, pur non essendo propriamente un argomento di astrofisica, comunque si tratta di un fatto scientifico molto rilevante per tutti noi e come tale non può essere trascurato su un blog di scienza.



mercoledì 28 ottobre 2015

Latte Cosmico

Se il titolo di questo post ispira in voi curiosità allora siete finiti nel posto giusto. E sapete perché? Perché oggi parleremo di una cosa a cui magari non avevate finora pensato: parleremo del colore dell'universo.

Sì, lo so, ora starete pensando che sono diventato matto perché è chiaro che l'universo è scuro, che poi è anche un bel gioco di parole. In realtà l'universo non è proprio scuro, voglio dire ci sono le stelle. Ed esse hanno un colore.
Ne abbiamo già parlato qui, ma con piacere rivediamo il tutto.
Dunque, brevemente, il colore di una stella dipende dalla sua temperatura superficiale. In particolare le stelle calde e massive sono blu mentre quelle fredde e più piccole sono il rosso. Ah, mi raccomando, non lasciatevi ingannare: calde o fredde che siano stiamo sempre parlando di temperatura tra qualche migliaio e qualche decina di migliaio di gradi.
Dunque, se raccogliamo tutta la luce di tutte le stelle di tutte le galassie, mettendo tutto insieme avremo un massimo di emissione in un qualche colore e potremmo dire "Toh, l'universo è arancioneroverde", giusto per fare un esempio di colore simpatico.

A dire il vero, non è fattibile prendere tutta la luce di tutte le stelle di tutte le galassie; per fortuna sembra che viviamo in un universo omogeneo e isotropo e quindi dovrebbe bastare analizzare la luce di una fettona di universo rappresentativa.
E insomma, che ci crediate o meno, qualcuno si è preso la briga di farlo.

lunedì 19 ottobre 2015

Tre cose da sapere su KIC8462852

In questi ultimi giorni si è fatto un gran parlare di alieni, pianeti e ipotesi varie mischiando le informazioni importanti con quelle potenzialmente importanti, creando una gran confusione e, soprattutto il solito sensazionalismo tipico. Lo so, magari leggendo queste due righe introduttive penserete che voglia fare la parte del tipico guastafeste; in realtà non è così e lo capirete man mano durante la lettura di questo post. Ho solo intenzione di focalizzare di nuovo (anche se non so se sia mai stato fatto) l'attenzione su alcuni aspetti che reputo molto importanti e che, purtroppo, spesso vengono trattati con leggerezza per lasciare spazio al treno della viralità dirompente.
(Capite dunque che il titolo di questo post - fuori dallo stile di Quantizzando - è puramente pseudo-provocatorio).

Di cosa sto parlando? Mi riferisco a KIC8462852.
No, non è la targa di un trattore ma il nome dato ad una stella della nostra galassia dopo le osservazioni fatte dal satellite NASA Kepler.
Partiamo dal fatto fondamentale: cosa studia il satellite Kepler e come lo fa? Su Quantizzando potete leggerlo qui, comunque vado a riassumerlo brevemente.
In pratica Kepler osserva alcune stelle della Via Lattea per vedere se ci sono delle variazioni nel flusso di luce che misuriamo: se tale fenomeno avviene allora può darsi che magari un pianeta è passato proprio davanti a quella stella. Ed ecco che abbiamo scoperto un pianeta extra-solare. Insomma, tecnicamente magari complicato realizzare il satellite, ma l'idea è molto semplice.
Già qualche tempo fa Kepler ha fatto parlare parecchio di sé quando si parlava, soprattutto sulla stampa, della scoperta di un pianeta "gemello" della Terra che, come abbiamo già visto anche su Quantizzando, di gemello, per quanto ne sappiamo, ha ancora poco.

Dunque, cosa è successo questa volta? Un altro pianeta gemello? No, stavolta Kepler ha misurato qualcosa di anomalo. Cosa che è già una gran bella notizia in scienza, perché quando c'è un problema possono accadere due cose: 1) Si scopre qualcosa di nuovo che non sapevamo prima; 2) Abbiamo sbagliato qualcosa, cioè la spiegazione che avevamo fino a quel momento viene rafforzata.
Insomma, il metodo scientifico non solo non perdona ma rende sempre felici gli scienziati (ma evidentemente non i giornalisti, come vedremo).
Comunque, andiamo con ordine.

mercoledì 14 ottobre 2015

La logica del cowboy texano

Questa è la storia di un cowboy texano che spara ad un fienile. Giusto per essere chiari, non ha nulla a che vedere con questo tizio:



In realtà, quella che andrò a raccontare è una fallacia logica ben rappresentata così:



mercoledì 7 ottobre 2015

Neutrini che oscillano

Come probabilmente tutti saprete, il Premio Nobel 2015 per la Fisica è stato consegnato a Takaaki Kajita e Arthur B. McDonald per la scoperta dell'oscillazione dei neutrini.
Se siete finiti qui è perché volete saperne di più e quindi ora proverò a raccontarvi un po' la situazione. Siccome non voglio che restiate delusi da questo post, provo a fare sin da ora un brevissimo riassunto di ciò che proverò a dire.
In questo post vedremo: cosa sono i neutrini, cosa hanno misurato i Premi Nobel, cosa vuol dire che oscillano, le conseguenze e l'importanza dell'osservazione dell'oscillazione dei neutrini (che poi è la cosa che ha fatto vincere il Nobel ai due signori di sopra).
[Se conoscete già tutto sui neutrini e sapete tutto dei Premi Nobel, potete anche andare direttamente al terzo paragrafo]


domenica 4 ottobre 2015

Due parole su The Martian (senza spoiler!)

Finalmente ieri sono riuscito ad andare a vedere The Martian.
Popcorn, poltrona comodissima e film in lingua originale (cosa che ha la sua importanza in generale, a mio avviso). E ora sono qui a dire due parole, sarò davvero brevissimo.
Come da titolo, potete stare super-mega-tranquilli. Non avrete nessuno spoiler.
Già sapete tutto quello che serve per leggere questo post: ovvero che nel film c'è un uomo solo (cioè Matt Damon) su Marte. Quindi, ripeto, potete stare tranquilli e continuare a leggere.

Appena finito di vedere il film ho immortalato di nuovo Matt Damon al cinema di Portsmouth (UK).

giovedì 1 ottobre 2015

L'espansione dell'universo in camera da letto

Questo è uno di quei post che uno rimanda tante volte per diversi motivi. Vuoi perché non è proprio il modo migliore di cominciare un blog di scienza, vuoi perché richiede prima tutta una serie di post propedeutici (tipo questo o quest'altro) che permettano innanzitutto semplicemente di dire "Ragazzi, l'universo si espande, poi ne riparleremo un giorno".
Con il passare del tempo ho capito che la questione dell'espansione dell'universo dovesse meritare un post tutto per sé, poiché l'interesse verso tale questione da parte delle persone che incontro in giro è molto elevato.
Infatti molto spesso, anzi praticamente sempre, mi viene fatta la seguente domanda: "Sandro, tu dici sempre che l'universo si espande, che la teoria del Big Bang descrive il nostro universo come un'espansione dello spazio. Allora perché, per esempio, la distanza tra i pianeti del Sistema Solare o tra la Via Lattea e Andromeda non aumenta? Cioè, perché lo spazio sembra espandersi solo a grandi scale?"
Tale domanda (che, ripeto, mi è stata posta davvero tante volte) è una domanda seria e quindi merita una risposta seria, dopo tanti post su Quantizzando dove praticamente la questione è stata lasciata un pochino in sospeso.

Tuttavia, giustamente, ora vi starete chiedendo quale sia la mia tipica risposta. Dunque, io dico sempre che il punto è che la Via Lattea e Andromeda sono molto vicine e quindi fortemente legate gravitazionalmente; quindi esse si muovono insieme nell'espansione dell'universo. L'esempio che quasi sempre faccio è quello dell'espansione dell'universo vista come un fiume che scorre mentre la Via Lattea e Andromeda sono due loschi (si fa per dire, eh) figuri che si azzuffano nell'acqua. In tal modo, mentre l'universo/fiume continua a scorrere, le due galassie restano vicine.
Tuttavia, ogni volta mi rendo conto che la spiegazione in termini di gravità che tiene legato il sistema non è esattamente quello che vorrei dire. Insomma, spesso lascio in sospeso la questione anche quando mi trovo a rispondere di persona. D'altra parte ci vorrebbe una serata intera per spiegare per bene le cose (e la lunghezza di questo post ne è una prova). E neanche esempi celebri, che non lesino ad utilizzare, come quello del palloncino che si gonfia, non sono altro che un qualcosa di molto umano: ovvero il tentare di porre la questione tramite idee e similitudini che abbiano un qualche aggancio con la realtà quotidiana. Se da un lato tutto ciò funziona, dall'altro si corre il rischio di mandare fuori strada, qualora qualcuno volesse approfondire.
Per questo motivo ho deciso di chiarire la questione per bene (ci provo, almeno) tramite un (lungo) post su questo blog, mettendo nero su bianco la faccenda in maniera tale da prenderci tutto il tempo che ci serve e magari anche una bella tazza di tè durante la lettura.
Allacciate le cinture, si parte.

giovedì 24 settembre 2015

Pianeti extra-solari da guardare

La cosa che distrugge spesso molti sogni riguardo i pianeti extra-solari è il fatto che sono lontani e non riusciamo ad avere immagini ben definite.
Ebbene, un team di astrofisici, capitanato da Maxwell Millar-Blanchaer, studente PhD del Dunlop Institute for Astronomy and Astrophysics dell'Università di Toronto, è riuscito ad ottenere quella che, al momento, è la migliore visualizzazione del movimento di un pianeta attorno ad una stella che non sia il Sole. Qui trovate l'articolo scientifico, mentre qui c'è il comunicato stampa (sono entrambi in inglese, ma è per questo che è ho scritto un post su Quantizzando!).
Il pianeta in questione si chiama Beta Pictoris b (dove Beta Pictoris è il nome della stella) e tale sistema extra-solare è noto sin dal 2008. Beta Pictoris b è un pianeta molto grande, circa dodici volte la massa di Giove (il quale ha una mass circa 300 volte quella della Terra!).
Quello che state per vedere è il risultato di immagini riprese nell'arco di tempo tra Novembre 2013 e Aprile 2015 dallo strumento Gemini Planet Imager montato sul Gemini South Telescope in Cile. Dunque, ecco qua:



venerdì 18 settembre 2015

Una mappa del Sistema Solare nel deserto

Se siete abituali lettori di Quantizzando, non dovrebbe meravigliarvi la mia consueta voglia di puntualizzare il concetto secondo cui, a mio avviso, uno dei problemi principali del raccontare l'universo è la capacità di permettere la visualizzazione delle enormi distanze in gioco tra i vari corpi celesti.
Certo, ci sono le galassie e gli ammassi di galassie che sono lontanissimi e separati da distanze inconcepibili alle nostre menti. Tuttavia non c'è bisogno di spingersi così oltre.
Per esempio, in passato avevo già condiviso con tutti voi una meravigliosa mappa del Sistema Solare che io stesso avevo definita seria. E infatti lo era; per chi volesse rivederla, basta cliccare qui.

Ma oggi ho visto qualcosa che, senza nulla togliere alla mappa seria di cui ho appena parlato, mi ha davvero entusiasmato. Si tratta di un video (che potete trovare su Vimeo) ideato da Wylie Overstreet e Alex Gorosh dove i due ragazzi si sono trovati a ragionare proprio sul problema che citavo prima: rendere accessibile la visualizzazione delle distanze in gioco nell'universo.

giovedì 17 settembre 2015

Quanto ne sai di Astronomia?

Il titolo di questo post è volutamente provocatorio. Nel senso che ho deciso di istituire, senza alcuna pretesa di sostituirmi a ben noti istituti di statistica, un piccolo sondaggio tra tutti coloro che avessero un quarto d'ora libero a disposizione. Il quiz, se così vogliamo chiamarlo, consiste di 15 domande molto tranquille su nozioni di base dell'astronomia. Ovviamente, volendo uno potrebbe anche barare nel rispondere alle domande; ma il punto non è prendere 10 e lode (anche perché il quiz è totalmente anonimo), piuttosto guardarci tutti in faccia e, una volta che un congruo numero di persone avranno provato a rispondere alle domande, capire com'è la situazione in Italia (più o meno, eh). Naturalmente, ho fatto una selezione di domande di astronomia di base fidandomi soltanto del mio modesto, insindacabile e autoritario (sto scherzando) parere.
Insomma, vediamo come vanno le cose. Sono sicuro che non rimarrò deluso dalla vostra attenta e onesta (statisticamente parlando) partecipazione.

martedì 15 settembre 2015

Punti Lagrangiani

Quasi ogni volta che si parla si missioni spaziali e, in particolare, di satelliti, viene fuori la magica coppia di parole "punto lagrangiano".
Però non è che si brilli in chiarezza quando si parla di punti lagrangiani. Cosa sono? Perché ci sono? Soprattutto, perché spuntano come funghi negli articoli in cui si parla di satelliti che sono in orbita.
E allora, ci voleva un post, insomma, per cercare di fare chiarezza così la prossima volta che leggeremo che un satellite si trova in L1, L2, L3, L4, L5 (cioè in uno dei punti lagrangiani) sapremo bene di cosa si tratta.

Dunque, tutto inizia con lo studio del problema dei tre corpi. Cioè lo studio di come tre corpi si muovono sotto l'azione della reciproca gravità.
Per parlare dei punti lagrangiani, però, dobbiamo fare un'ulteriore ipotesi. Dobbiamo assumere che uno dei tre corpi abbia una massa molto ma molto minore della massa degli altri due.

Inoltre, come sempre quando si cerca di risolvere un problema in fisica, dobbiamo scegliere un sistema di riferimento; ovvero, dobbiamo scegliere da quale punto di vista osservare la situazione. La scelta, in questo caso, cade su un sistema di riferimento tale per cui i due corpi più grandi stanno fermi. Lo so, ci vuole un esempio.

domenica 13 settembre 2015

Come funziona un frigorifero

Estate o inverno che sia, il frigorifero risulta sempre essenziale in ogni casa. Una bibita fresca? Un po' di gelato che ci sta sempre bene magari davanti una bella serie TV? 
Tranquilli, non c'è d'aver paura. Il frigorifero è lì, pronto a darci una mano. 
Pronto a contrastare tutti i batteri che si insinuano nel cibo e a permettere una conservazione più duratura di ciò che riponiamo nel magico elettrodomestico. 
Perché, ammettiamolo. Anzi, lo ammetto: per me il frigo è stato sempre un oggetto magico, roba da spada nella roccia insomma. Ma questi erano i miei sogni da piccolo, quindi lasciamo perdere.

Crescendo poi, oltre a capirne il funzionamento, ho anche apprezzato l'ingegno di un qualcosa che, apparentemente (tra poco capirete perché apparentemente) sembra opporsi ad una legge fondamentale della natura. Il principio di cui parlo è la seconda legge della termodinamica. Infatti tale principio è legato alla per-alcuni-mistica entropia (di cui abbiamo parlato qui) ma che, in sostanza, si riferisce all'irreversibilità di alcuni processi termodinamici; ad esempio, il semplice fatto che il calore passa dal corpo più caldo a quello più freddo. Forse un fatto scontato, ma di una profondità fisica entusiasmante a mio avviso.

E allora come si fa ad invertire la situazione, cioè a raffreddare? Ecco, prima cosa da capire sennò non possiamo proprio andare avanti: nel frigorifero non avviene il contrario della seconda legge della termodinamica, ma avviene esattamente ciò che dice la seconda legge della termodinamica. Ovvero, nel frigorifero, il calore passa dal corpo più caldo a quello più freddo. 

Ma come? Che razza di frigorifero è allora? Calma, calma e sangue...freddo, appunto.
Cerchiamo di capire un attimo.

Quali sarebbero, in questo caso, il corpo caldo che riscalda e il corpo freddo che viene riscaldato?
Ebbene, il corpo caldo sarebbe un qualunque oggetto che riponete in frigo mentre il corpo freddo é un certo gas refrigerante che scorre nelle "viscere" del nostro elettrodomestico preferito (ovviamente dopo la lavastoviglie, è chiaro).

Questo fatto del corpo caldo e freddo va affrontato ancora più in dettaglio. Prendiamo un minestrone. 
Buono sì, ma che c'entra? Ecco, quando lo mettiamo sul fornello il minestrone é il corpo freddo che riceve calore (dal fornello, appunto). Quando invece lo mettiamo nel frigo (o meglio nel congelatore), in quel caso il minestrone é il corpo caldo che riscalda il gas refrigerante. 
Guardando le cose in questo modo non c'è nulla di sorprendente e l'unica cosa da capire realmente è cosa accade nel frigorifero.

Se volete, un piccolo schema della situazione é il seguente (e ora andremo a vedere i vari passaggi):


Fonte: http://www.ior.org.uk/
Beh, prima di tutto attacchiamo la spina elettrica, altrimenti il nostro frigo non vedrà la luce (letteralmente!) e il ciclo che stiamo per raccontare non potrà andare avanti.
Partiamo dall'esterno per iniziare il nostro racconto. Il gas passa per il compressore (Compressor, in figura) dove viene, appunto, compresso, cioè sottoposto ad una maggiore pressione e viene dunque riscaldato. Si tratta della stessa cosa che avviene se provate ad usare una pompa per bici e ostruite il foro di uscita mentre spingete la pompa: praticamente l'aria all'interno si riscalda. E lo stesso accade al gas refrigerante.

A questo punto il gas riscaldato viene fatto passare in un tubo-serpentina (Condenser, in figura) attraverso il quale si raffredda cedendo calore all'ambiente esterno. Raffreddandosi, il gas condensa diventando liquido.

Successivamente, il liquido passa attraverso una valvola di espansione (Expansion device, in figura) dove in pratica la pressione viene diminuita e il liquido torna parzialmente gas.
Inoltre questa abbassamento di pressione comporta un raffreddamento del liquido: si va da circa 30 °C a -25°C.

In conclusione, questa miscela di liquido e gas a circa -25°C finisce dentro il nostro frigo, solitamente in una serpentina situata dietro la parete di fondo del frigo (Evaporator, in figura). E cosa accade qui? Succede che il cibo presente nel frigo cede calore alla miscela liquido-gas riscaldandola e quindi facendo evaporare il rimanente liquido della miscela. E via, di nuovo il gas ricomincia il ciclo del frigorifero e ancora e ancora.

Bene, direi che abbiamo finito. Suggerirei di andare in cucina, aprire il frigo e prendere una bella bibita fresca e gustarla con la consapevolezza che tale freschezza é tutto merito della fisica.


venerdì 11 settembre 2015

Ma l'antimateria cade all'ingiù o all'insù?

Per come la vedo io, questo dovrebbe essere un post del tipo "io ve la butto là, magari la cosa vi incuriosisce". Anche se, dopotutto, questo è proprio lo scopo di tutti i post di questo blog. Vabbè, comunque.
Dunque, un post come questo, con una domanda all'apparenza così bizzarra come titolo, deve per forza di cose iniziare con un paio di parole sull'antimateria, diciamo una piccola nota storica, ecco.

Una piccola nota storica

Direi che possiamo cominciare con il buon Paul Dirac che nel 1928 scrisse un articolo in cui faceva un po' di conti con una versione relativistica dell'equazione di Schrodinger per un elettrone e, sostanzialmente, trovò che anche l'anti-elettrone é soluzione dell'equazione. Per anti-elettrone si intende una particella uguale all'elettrone ma con carica opposta (e altre proprietà opposte ma che per ora lasciamo perdere).
Tutto qui, soluzione di un'equazione. Il punto è che le equazioni erano giuste e infatti qualche anno dopo l'anti-elettrone, poi rinominato positrone fu scoperto da Carl D. Anderson nel 1932 (e Anderson vinse il premio Nobel per la fisica nel 1936: meritato, direi).
Un altro premio Nobel meritato fu dato all'italiano Emilio Segrè il quale trovò invece l'anti-protone, ovvero quella particella che ha la stessa massa del protone ma carica elettrica di segno opposto. E siamo nel 1955: il Nobel, assegnato qualche anno dopo nel 1959, fu vinto quell'anno anche da Owen Chamberlain, collega di Segrè a Berkeley in California.
L'anno successivo (1956) fu trovato anche l'anti-neutrone da Bruce Cork (tra l'altro di nuovo a Berkeley).

lunedì 7 settembre 2015

Eclissi di super-Luna, 28 Settembre 2015

Ore 2:11 del mattino, giorno 28 settembre 2015. Ecco, queste sono le coordinate temporali per poter osservare, tempo meteorologico permettendo naturalmente, la prossima eclissi di Luna.
Nel titolo (e probabilmente anche da qualche altra parte in rete) avrete sicuramente letto che si tratta di eclissi super. In questo post proverò a raccontare il perché del super.

Iniziamo con il dire perché c'è, in generale, un'eclissi di Luna. La faccenda è molto semplice: praticamente, la Terra si trova tra Luna e Sole e crea una zona d'ombra tale per cui la Luna non viene più illuminata dalla luce del Sole e quindi la vediamo oscurata (perché la Luna non brilla di luce propria ma riflette quella del Sole).

Schema di un'eclissi lunare
Nell'immagine qui sopra la Luna è colorata in rosso. Già, perché la Luna diventa rossa? I lettori più attenti di Quantizzando ricorderanno sicuramente che ne abbiamo già parlato su questo blog e quindi rimando al post in cui questo argomento viene trattato -> cliccate qui (è un post davvero breve!).

martedì 1 settembre 2015

Come si forma l'arcobaleno

Ecco, mi sembrava giusto ricominciare la "stagione" su Quantizzando con un post tranquillo e un'immagine rasserenante:


E poi l'arcobaleno è uno spettacolo. Ed è anche un sollievo, in quanto solitamente si forma dopo una pioggia. Vedere l'arcobaleno può essere una visione abbastanza rilassante oltre che piacevole.
Ma passiamo alla fisica. Come si forma un arcobaleno?
Per capirlo dobbiamo parlare dell'ingrediente fondamentale: la luce.

venerdì 14 agosto 2015

Serata a Fossalto (CB) - Foto

Ieri sera, 13 Agosto 2015, ho parlato un poco dell'espansione dell'universo, della materia oscura e dell'energia oscura. In particolare ho cercato di sottolineare come gli astrofisici utilizzino in modo massiccio il metodo scientifico (ovviamente!) nonostante per studiare l'universo non possiamo riprodurre degli esperimenti in laboratorio ma dobbiamo affidarci a mezzi statistici. Infatti, per esempio per testare la teoria di Newton possiamo far cadere tutte le mele del mondo dagli alberi ma, purtroppo, in astrofisica non possiamo far partire quanti Big Bang ci pare per testare diversi universi.

L'inizio della serata. Il titolo era: Misurare l'Universo

Un grafico che meritava nettamente un WOW!

mercoledì 5 agosto 2015

Fisica con Papà

In questo post vorrei introdurre una nuova serie di video sul canale YouTube di Quantizzando (a proposito, iscrivetevi!).
Si tratta della serie Fisica con Papà. Infatti mio padre ha gentilmente concesso di essere ripreso in alcuni video in cui facciamo qualche semplicissimo esperimento.

L'idea alla base di questi video non é tanto spiegare ma piuttosto far vedere quanto sia semplice fare esperimenti di fisica e che non c'è affatto bisogno di essere laureati in fisica per godersi le meraviglie della scienza. Inoltre, un altro aspetto di questi video é il sottolineare l'importanza di porsi domande piuttosto che trovare le risposte. Insomma: siate curiosi, sempre.

E allora, trovate qui sotto il link all'intera playlist di video su YouTube, quindi potete sempre partire da questo post per vedere tutti i video, anche quelli che inserirò in futuro (per il momento, principalmente tra Agosto e Settembre, comunque)

Dunque, Buona Visione con questa prima stagione di Fisica con Papà!

     



giovedì 30 luglio 2015

C'è del litio su quella stella

Questa storia inizia nei primissimi minuti del Big Bang (che ricordo non è un'esplosione bensì un'espansione) quando si sono formati i primi atomi di alcuni elementi fondamentali.
Stiamo parlando dell'idrogeno (vabbè ma quello é facile visto che è composto solo di un protone!), deuterio (cioè un protone più un neutrone, praticamente una specie di idrogeno - tecnicamente chiamato un isotopo dell'idrogeno) ed elio (due protoni e, a seconda dei vari isotopi, uno o due neutroni - per fare quelli che si chiamano elio-3 o elio-4, dove il numero è, appunto, la quantità di particelle presenti).
Un altro elemento prodotto in quantità non trascurabili durante i primi minuti del Big Bang è il litio.

Ecco, sì, ma come facciamo a sapere in che percentuale questi elementi sono stati prodotti? Ce lo dice la teoria stessa del Big Bang, a patto di conoscere un certo parametro, il rapporto tra barioni (cioè la materia ordinaria) e fotoni. Ora, dovete sapere, che il satellite Planck, analizzando la radiazione cosmica di fondo, ha anche misurato questo numero. Quindi disponiamo di tutto ciò che ci serve per calcolare le abbondanze di idrogeno, elio e litio che ci aspettiamo dal Big Bang.

Non è fantastico tutto ciò?

Già, ma cosa ce ne facciamo? Beh, trattandosi di una teoria, quella del Big Bang deve essere testata, altrimenti stiamo a parlare di aria fritta e questo non andrebbe bene in scienza.

sabato 25 luglio 2015

Kepler-452b, le parole sono importanti.

Nella giornata di giovedì 23 Luglio 2015, la NASA ha indetto una conferenza stampa in cui ha mostrato gli ultimi risultati delle osservazioni del satellite Kepler, mandato in orbita alla caccia di pianeti extra-solari.
Ecco, volevo scrivere un post sull'argomento, da buon blog di astrofisica e ho trovato lo spunto grazie a Twitter.
Infatti, i vari commenti (in inglese) che vedrete sparsi in questo post sono presi dall'account della missione NASA Kepler su Twitter (@NASAKepler) che, venerdì 24 luglio 2015, ha risposto ad un sacco di domande che gli utenti di Twitter (#askKepler), curiosissimi (e questo è lo spirito giusto!), hanno rivolto.
Su Quantizzando, ovviamente, avevamo già parlato di Kepler in passato e chi vuole può fare un bel ripasso andando qui, dove, tra le altre cose, ho spiegato come vengono scoperti i pianeti extra-solari e anche perché prima sono stati scoperti quelli grandi quasi come Giove e solo ultimamente quelli che potenzialmente potrebbero essere simili alla Terra (una cosa che é stata chiesta anche durante la sessione #askKepler).
Finora il satellite Kepler ha osservato e studiato, alla ricerca di pianeti, 200 mila stelle: sono tante? sono poche? Beh, nella nostra Galassia si stima ci siano 200 miliardi di stelle, fate voi!

Ma in questo post, dicevo, parleremo degli ultimi aggiornamenti.

martedì 21 luglio 2015

Margaret Hamilton e lo sbarco sulla Luna

Questo post, in questo giorno, è dedicato ad una persona molto speciale ed estremamente importante per l'esplorazione spaziale.

La (breve) storia che voglio raccontare inizia alle 04:53 (ora italiana) del 21 Luglio 1969. Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins erano gli astronauti della missione della NASA Apollo 11.

Gli astronauti erano pronti a svolgere le manovre di atterraggio sulla Luna, un momento storico. Per questo erano in possesso di dettagliate procedure da eseguire alla lettera.
In particolare, Collins era rimasto in orbita attorno alla Luna per permettere poi il rientro della missione sulla Terra, mentre Armstrong e Aldrin erano in discesa. Mancavano circa 3 minuti per toccare il suolo lunare.

A quel punto la procedura diceva di attivare un certo sistema radar che sarebbe servito nel caso eccezionale di aborto della missione. E Aldrin seguì la procedura.

giovedì 16 luglio 2015

Plutone e Caronte: WOW!

Ecco, per ora queste sono le foto che abbiamo e non mi dilungherò più di tanto in questo post. Infatti quando gli esseri umani dimostrano di essere in grado di fare una cosa del genere e quando l'universo stesso si manifesta in tutto il suo splendore, c'è solo un commento possibile: WOW!



Plutone prima del fly-by, visto da New Horizons, ha mostrato il suo "cuore":



sabato 11 luglio 2015

#PlutoFlyBy

Come ormai probabilmente tutti saprete, il 14 Luglio la sonda NASA New Horizons farà un incontro ravvicinato con Plutone (quello che si chiama Fly-By) e ci fornirà, per la prima volta nella storia, immagini ad alta risoluzione del pianeta nano che si trova mediamente a 6 miliardi di chilometri di distanza dal Sole.
Ne avevo già parlato su questo blog lo scorso Febbraio, avvisandovi di tenervi pronti. Ora ci siamo.

Ecco, dunque, ho pensato di utilizzare un software della NASA che si chiama NASA's Eyes (e che chiunque può scaricare da qui). Grazie a questo software é possibile simulare quello che si vedrebbe se si fosse "a cavallo" della sonda New Horizons nei prossimi giorni; si va dall'incontro ravvicinato con Plutone e Caronte (una delle sue lune) fino ad osservare Plutone che eclissa il Sole. Quest'ultima cosa è molto importante perché in questo modo la luce del Sole, passando nell'atmosfera di Plutone, potrà fornire a New Horizons parecchi dati riguardo la struttura atmosferica del pianeta nano.

Insomma, ci aspettano giorni pazzeschi per l'esplorazione spaziale.

Perciò, dicevo, nell'attesa, razie a questo video che ho fatto per voi, possiamo provare a gustarci cosa New Horizons vedrà (come detto nel video, Plutone comincia ad essere bello vicino intorno alle ore 13 italiane):


sabato 4 luglio 2015

L'ombra di Plutone

Tra pochissimi giorni (per la precisione il 14 luglio prossimo, io non sto nella pelle: e voi?) la sonda della NASA New Horizons arriverà nei pressi di Plutone e ci invierà preziosi dati e storiche immagini. Ma questo lo sapevate già se siete stati attenti lettori di questo blog (inoltre, vi avviso, il 15 luglio sicuro troverete un post con la foto/faccia di Plutone, quindi stay tuned).
Pura coincidenza ha voluto che un altro fenomeno che coinvolge Plutone si insinuasse prima dello storico avvicinamento di New Horizons.
Il fenomeno di cui sto parlando è avvenuto tra il 29 e il 30 giugno scorso (a seconda della zona del pianeta in cui vi trovavate in quel momento) e si tratta dell'occultazione di Plutone.

Un'occultazione non ha a che fare con nulla di mistico, tranquilli. In generale, un'occultazione avviene quando un oggetto celeste passa davanti ad un altro. Insomma, un'eclissi, detto in parole povere. Nel caso in questione, abbiamo Plutone che è passato davanti ad una stella.

Va bene, WOW, ma cosa c'è da entusiasmarsi, direte voi. Ebbene, non solo c'è da entusiasmarsi, ma anche da stupirsi, per quello che vi racconterò tra poco.

Innanzitutto, diciamo perché studiare un'occultazione (in questo caso di un pianeta che eclissa una stella) è importante. Perché quando il pianeta copre la stella, la luce di quella stella la vediamo passare sui "bordi" del pianeta, cioè vediamo quella luce passare attraverso l'atmosfera del pianeta.
In pratica, con un'occultazione si può studiare cosa c'è nell'aria di un corpo celeste; mica bazzecole.

Naturalmente questa non è l'unica applicazione scientifica di questo fenomeno. Infatti è possibile studiare quanto sono grandi le stelle occultate, le orbite dei pianeti che occultano e, tra le altre cose, anche la forma del pianeta occultante (ma di tutto ciò magari parleremo un'altra volta).

sabato 27 giugno 2015

Un secondo in più

Quanto dura un giorno?
Sembra una domanda davvero sciocca e la risposta che chiunque darebbe è: 86400 secondi, cioè 24 ore. O meglio, questa è la durata del giorno, tutti i giorni, secondo gli orologi delle nostre case e ai nostri polsi...ops, scusate, ma sono all'antica. Volevo dire secondo l'orologio dei nostri smartphone. 

Comunque, questo è anche ciò che dice l'UTC, ovvero Tempo Coordinato Universale. L'UTC è un tempo generale, non specificato per una particolare località sulla Terra. In pratica è un orologio a sé stante che scandisce il tempo del cosiddetto giorno solare medio (che dura 24 ore), ovvero la tipica durata, durante l'anno,  della rotazione della Terra attorno al proprio asse durante l'intervallo di tempo che passa nell'osservare il Sole passare due volte nella stessa posizione nel cielo (ma non alla stessa altezza, eh). 
L'UTC è un tempo atomico. Cioè la durata di un secondo per l'UTC si basa su transizioni elettromagnetiche estremamente precise e prevedibili dell'atomo di Cesio (pensate, sballa di un secondo ogni 1 milione e 400 mila anni, mica male!).
Quindi, in principio, quando l'UTC misura 86400 secondi ecco che abbiamo fatto un giorno.

Però. Però.
Però la Terra non ruota esattamente in 86400 secondi attorno a se stessa. In realtà, il tempo esatto è 86400.002 secondi. Ahia! La rotazione della Terra è in qualche modo rallentata da qualcosa (ora vedremo cosa) e quindi l'UTC misura un giorno più corto.


martedì 23 giugno 2015

Cosa fa chi lavora nella ricerca scientifica?

Visto che me lo chiedono tutti, ho pensato e rimuginato tanto su questa domanda e, alla fine, ho deciso di scrivere un post.
La domanda di cui parlo è la seguente: "Ma, precisamente, cosa fa un ricercatore/una ricercatrice?"
Si tratta di una bella domanda e, probabilmente, io non sono nemmeno la persona più indicata a rispondere dato che, per ora, sono solo uno studente di dottorato.
Tuttavia, avendo sporcato un poco gli stivali nel pantano della ricerca, credo di poter perlomeno provare a dare una parvenza di risposta a questa così fondamentale domanda.


Un ricercatore scientifico fa le stesse cose che fa un cantante o un musicista.
Ecco, più o meno. Vediamo perché.

giovedì 18 giugno 2015

Principio di inerzia

Nuovo video per la serie Gli esperimenti di Quantizzando. Oggi parliamo di/scherziamo sul principio di inerzia, un principio fondamentale in fisica.
Come al solito, commenti, dubbi, critiche e perplessità sono sempre i benvenuti.

Buona visione e al prossimo video!




mercoledì 17 giugno 2015

Fermi tutti, quella non è la mia voce

"Ma sono davvero io? Sul serio, quella è la mia voce?"

Quante volte avete sentito o detto questa frase durante la visione di un video che vi vedeva protagonisti? Scommetto ogni volta. E continuiamo tutti a farlo, sempre sorpresi che la voce che ascoltiamo ogni giorno mentre parliamo sia diversa da quella che viene fuori dal video registrato.
Innanzitutto, mettiamo in chiaro questa cosa: questo fenomeno vale per tutti.
C'è della fisica dietro, non è il vostro computer o televisore che è rotto!

Ma perché accade tutto ciò? Perché ci sembra di avere una voce diversa che quasi siamo pronti a giurare che i servizi segreti hanno truccato il video pur di farci apparire ridicoli?

Dunque, vediamo.
Quando ascoltiamo la voce delle altre persone, il suono si propaga nell'aria creando, appunto, le onde sonore che arrivano al nostro orecchio. I suoni entrano nel padiglione auricolare, arrivano nel canale uditivo, quindi al timpano che vibra a seconda del suono ricevuto e fa muovere tre piccoli ossicini (martello, incudine e staffa) che trasmettono i suoni all'orecchio interno dove c'è una struttura chiamata coclea che invia tutto al cervello tramite impulsi nervosi.



Quando invece ascoltiamo la nostra voce abbiamo non solo le onde sonore che si propagano dalla nostra bocca alle nostre orecchie; inoltre, abbiamo anche che il suono viene propagato internamente dalle ossa e dai tessuti della nostra testa, come in una specie di grossa cassa. E questi suoni finiscono anch'essi all'orecchio interno.


Questa combinazione dei nostri suoni "esterni" (cioè che proviene dalla bocca attraverso l'aria) e di quelli "interni" è il motivo per cui la nostra voce ci appare diversa. Semplicemente, quando ascoltiamo la nostra voce registrata su un video non ascoltiamo le onde sonore che si propagano all'interno della nostra testa, ma solo quelle che vanno dalla bocca all'orecchio tramite l'aria. Per questo i parenti e gli amici rispondono sempre alle nostre lamentele con: "Ma che dici? Quella è la tua voce!" (Per inciso, stiamo parlando degli stessi che si lamentano della propria voce registrata, eh).

Perciò, d'ora in avanti, quando sentirete una persona lamentarsi perché sembra avere una voce diversa in un video che sta guardando, ora potrete spiegarle il motivo con tutta serenità.

Frank Sinatra, The Voice.
Per finire, mentre scrivevo questo post mi sono reso conto che anche il grandissimo Frank Sinatra ha dovuto affrontare tutto ciò: cioè quando lui cantava non poteva sentire la voce che ascoltava il pubblico!

Va bene, lo ammetto. Questa cosa mi ha un attimo lasciato spiazzato. Ma soprattutto mi ha fatto capire la gravità delle lamentele di mia nonna, ogni volta che le mostro un video in cui lei è presente.


domenica 14 giugno 2015

Suoni da altri pianeti

Quali rumori sentiremmo sugli altri pianeti? Facile, basterebbe mandare una sonda con un piccolo microfono e registrare.
Eppure, strano a dirsi, non abbiamo suoni neanche da Marte, dove abbiamo inviato una miriade di sonde. A dire il vero, ad essere onesti, su Marte ci abbiamo provato a registrare qualcosa. La sonda della NASA Mars Polar Lander era provvista di un minuscolo microfono pronta a registrare...ma sfortunatamente si perse contatto non appena entrati nell'atmosfera e la sonda fece una brutta fine. E quindi niente suoni da Marte, per ora.

Le cose andarono meglio su un altro pianeta. Anzi, su un satellite di un altro pianeta. Stiamo parlando di Titano, la più grande luna di Saturno.

Il suono è stato registrato dalla sonda Huygens, sganciata dalla sonda madre Cassini per atterrare su Titano, appunto.
La missione Cassini-Huygens è una missione NASA/ESA che prende il nome da Gian Domenico Cassini (1625-1712), astronomo italiano nato a Perinaldo (Imperia), il quale ha studiato intensamente Saturno e i suoi anelli, e da Christiaan Huygens (1629-1695), astronomo olandese, che ha scoperto proprio Titano.

Bene, ma non voglio menarla troppo per le lunghe: stiamo parlando del suono che le nostre orecchie sentirebbero su di un altro oggetto del sistema solare!

giovedì 11 giugno 2015

Il destino del Sole

Che fine farà il Sole? Ecco, più o meno una cosa del genere:


Va bene, state calmi. Prima di cominciare a costruire un razzo spaziale personale che vi porterà in salvo su di un altro pianeta vi dico subito che tutto ciò avverrà tra 4 miliardi e mezzo di anni circa. E quindi il problema non ci riguarda al momento.
Nonostante ciò, però, vediamo un attimo nel dettaglio cosa accadrà.
Dunque, il Sole è una stella e su questo non ci piove. E in questi giorni appare così:

Foto scattata alle 14:24 dell'11 giugno 2015 dalla sonda SDO NASA.

Ora, tutto quello che dirò successivamente lo dico usando il Sole come soggetto. Sappiate però che vale per tutte le stelle di piccola massa (fino ad un massimo di otto volte la massa del Sole).
Bene, iniziamo.

lunedì 8 giugno 2015

Il pianeta patata

Patata? Pianeta? Esiste un pianeta fatto di patate? O mica parleremo di questo?


No, tranquilli! Vedremo presto il perché del titolo ma non parleremo di agricoltura. E allora partiamo da qualcosa di familiare, ovvero una bella foto della Terra, per la precisione quella scattata dagli astronauti dell'Apollo 17:



Bella, eh? 

giovedì 4 giugno 2015

Tirare lo sciacquone in nome della fisica

Ieri, come avevo già detto su Twitter, ho visto un video (anzi un paio di video) riguardo una delle cose che più spesso mi vengono chieste in giro:


Prima di parlarvi del video ripassiamo insieme qual è la domanda e qual è la risposta che ogni volta propongo. Dunque, la domanda: "Davvero nell'emisfero meridionale l'acqua dello scarico gira in senso opposto rispetto all'emisfero settentrionale?". La mia risposta, anche prima di vedere il paio di video che vi proporrò tra poco, é sempre: "Dovrebbe, ma purtroppo non si riesce ad apprezzare questo fenomeno tirando lo sciacquone!".

Alcuni chiarimenti: perché, come dico sempre, "dovrebbe"? Perché, effettivamente, uno dovrebbe vederlo. Ma andiamo con calma e partiamo dall'inizio.

domenica 31 maggio 2015

Incontro con i ragazzi di Fossalto

Sabato mattina, 30 Maggio, sono stato a Fossalto (a circa 25 km da Campobasso), il paese dove sono nato e cresciuto grazie all'aria fresca, al cibo buono e al calore umano dei miei compaesani, perché invitato dagli insegnanti della scuola e dal comune di Fossalto (che ringrazio di cuore!) ad incontrare i ragazzi delle elementari e medie per rispondere alle loro domande.

L'incontro si è svolto nella cornice del Teatro Alfieri di Fossalto e la partecipazione dei ragazzi è stata molto calorosa sia durante che dopo l'evento.
Anzi, in realtà devo fare un doppio plauso ai ragazzi non solo per il loro comportamento davvero interessato e coinvolto ma anche per le domande che mi hanno posto. Come dico sempre su questo blog, quando c'è la curiosità c'è tutto ciò che serve per cercare di comprendere la scienza.

Abbiamo parlato di quasi tutto. L'evento si è chiamato "Viaggio nell'universo" poiché abbiamo iniziato a chiederci e rispondere a domande sulla Terra fino poi a spingerci nell'universo lontano passando per il Sistema Solare e le galassie.
Abbiamo cercato di trovare le risposte a varie domande che i lettori assidui di Quantizzando conoscono benissimo di sicuro come, ad esempio, il perché delle stagioni, come funzionano le maree, quante galassie ci sono nell'universo, perché l'astrologia non è una scienza, perché diciamo che l'universo è descritto dalla teoria del Big Bang e molto altro!

martedì 26 maggio 2015

Il bicchiere capovolto

Per il nuovo video della serie "Gli esperimenti di Quantizzando" ho scelto un classico, una di quelle cose che praticamente si insegnano forse all'asilo. Tuttavia spesso la spiegazione è leggermente meno banale di quello che può sembrare e dunque mi sembrava giusto spendere qualche parola in più. Del resto trovare un bicchiere capovolto pieno d'acqua sul tavolo di casa potrebbe rappresentare un incubo o uno scherzo fatto dal vostro amico burlone. Ma alla fine ridendo e scherzando si può imparare sempre qualcosa su come funziona la fisica delle cose che circondano, come ad esempio l'aria.

Buona visione!



sabato 23 maggio 2015

Gemelli relativamente diversi

Una delle più famose storie riguardo la teoria della Relatività è, senza alcun dubbio, quella dei gemelli. Dico subito che, a differenza di quello che si può trovare in rete, non mi riferirò mai alla storia dei gemelli come "paradosso", per il semplice motivo che, come spero di raccontarvi in parole semplici (e anche brevemente), questa storia non è affatto un paradosso.
Comunque, prima di iniziare con la fisica, ecco due gemelli abbastanza simpatici che, sono sicuro, riconoscerete al volo:


Dunque, tornando a noi, che roba è questa storia dei gemelli? E cosa c'entra la Relatività?
Tutto inizia con due gemelli sul pianeta Terra, diciamo Tizia e Caio. La storia poi prosegue con Tizia che si mette in testa di fare un bel viaggio nella Galassia e la sua proposta viene accolta con calore da tutti, specialmente i parenti, così orgogliosi di avere un'astronauta che potrà scoprire nuovi mondi ed esplorare l'universo a nome di tutta l'umanità. Per questo Tizia decide che la sua prima tappa sarà Proxima Centauri, a 4 anni luce di distanza circa dalla Terra.

Ciò vuol dire che viaggiando alla velocità della luce ci vogliono 4 anni per andare fino a lì. In realtà, lei sa benissimo che andrà un po' più lenta della luce e ci metterà qualche anno in più. La luce viaggia a 300 mila km al secondo. Supponiamo che l'astronave di Tizia vada a 240 mila km al secondo; in tal caso, da Terra, vedremo l'astronave di Tizia fare un viaggio della durata di 5 anni.

lunedì 18 maggio 2015

Cinquant'anni di Big Bang

Vista la speciale ricorrenza non potevo esimermi, da buon aspirante astrofisico, dal riassumere brevemente e condensare in unico post un sacco di roba che abbiamo già affrontato in questo blog (ma che fa sempre bene ripassare). Credo di aver inserito (quasi) tutto. Premetto che, come leggerete, il titolo non si riferisce ai 50 anni della teoria stessa, quanto piuttosto al fatto che 50 anni fa la teoria del Big Bang ha ricevuto una conferma bella importante (e spero di non aver mandato in confusione nessuno con ciò). Bene, iniziamo.

Proprio 50 anni fa, giorno più giorno meno, questo articolo scientifico venne pubblicato, in cui si riportava la misura di una certa radiazione elettromagnetica nelle microonde, uguale in tutte le direzioni, con una temperatura bassissima (3 Kelvin e rotti, cioè circa -270 gradi Celsius). Gli autori erano gli americani Arno Penzias e Robert Wilson e avevano appena captato la prima luce dell'universo. All'inizio pensarono fossero escrementi di piccioni sulla loro antenna. Come vedete gli astrofisici sono abbastanza prudenti ma, in quel caso, niente piccioni: il segnale era reale e per questo i due vinsero il Premio Nobel nel 1978.

Wilson (a sinistra) e Penzias (a destra).
Correva, dunque, l'anno 1965. Insomma, cos'è quella luce trovata da Penzias e Wilson? Oggi lo sanno praticamente tutti (e ciò mi fa enormemente piacere): si tratta della prova che l'universo si possa descrivere con la teoria del Big Bang (e no, non dite in giro che si tratta di un'esplosione, per favore!), come vedremo meglio tra pochissimo.

giovedì 14 maggio 2015

From Mercurio with Love

Mercurio è un posticino molto particolare. Innanzitutto è il pianeta del Sistema Solare che si trova più vicino al Sole (mediamente si trova a 57 milioni di km dalla stella, noi siamo circa 100 milioni di km più lontani). Non consiglio una vacanza visto che le temperature potrebbero essere sgradevoli; si può andare dai -170 °C ai 420 °C, non proprio da villeggiatura.

Poi possiamo aggiungere il fatto che un giorno su Mercurio è più lungo di un anno. In particolare un giorno è uguale a due anni. Wow! Com'è possibile?
Beh, non vi aspetterete certo che tutti i pianeti funzionino come la Terra spero! Infatti la rotazione e la rivoluzione di Mercurio sono fatti così, sincronizzati in maniera diversa da come siamo abituati riguardo la nostra Terra. Questo è accaduto non in un attimo, ma in un periodo di tempo molto lungo, in cui le forze mareali tra Mercurio e il Sole hanno giocato tra loro. In pratica, Mercurio e il Sole si sono tirati a vicenda finendo nella situazione sopra elencata. Si tratta un po' della stessa cosa per cui la Luna mostra sempre la stessa faccia a noi sulla Terra. Non esattamente la stessa cosa, però, perché l'orbita di Mercurio è parecchio eccentrica e quindi il risultato finale non è lo stesso di quello del sistema Terra-Luna.

Proprio l'eccentricità dell'orbita di Mercurio (nel senso che non è circolare ma anche nel senso che fa i capricci, se volete!) ci porta ad un altro fatto interessante: il Sole, visto dall'infuocato panorama di Mercurio danza allegramente nel cielo durante il giorno.

lunedì 11 maggio 2015

Un dentifricio stellare

Lavarsi i denti è importante, lo sappiamo tutti sin da quando siamo bambini. Nel dentifricio c'è il fluoro, un elemento che fornisce le caratteristiche anti-carie al dentifricio. Insomma, il fluoro, tramite una corretta igiene orale, aiuta a combattere quei microorganismi che letteralmente divorano i denti e generano, a volte, dolori molto forti.


Vabbè, siamo d'accordo, ma cosa c'entra tutto questo con Quantizzando? Beh, non possiamo sempre parlare di materia e energia oscura o buchi neri. In astrofisica ci sono tante di quelle cose ancora da capire che se facessimo una lista, essa sarebbe più lunga di quella della spesa ogni volta che aprite il frigo e vi rendete conto di non avere più nulla (ahi ahi).

Quindi oggi si parla dell'origine del dentifricio. O meglio, parliamo dell'origine del fluoro. Un atomo di fluoro ha nove protoni nel nucleo e, di conseguenza, nove elettroni attorno. Ma non è di questo che voglio parlare.

La cosmologia ci dice parecchie cose sull'universo. Tra queste, ci dice anche quanti e quali atomi si sono formati all'inizio della gloriosa storia dell'universo, in particolare idrogeno e un poco di elio. Poi le cose si fanno complicate, si formano le stelle che, appunto, sono prevalentemente fatte di idrogeno. In seguito l'idrogeno brucia nel nucleo e forma altro elio. Poi a seconda della massa della stella in questione si possono formare via via atomi sempre più grossi sotto condizione di alta pressione e temperatura all'interno della stella stessa.

Ecco, ci siamo, il fluoro è uno di questi. Soltanto che ancora si dibatte sull'effettivo meccanismo che fa nascere il fluoro ed è proprio di questo che voglio parlare in questo post.

lunedì 4 maggio 2015

Motori spaziali

Mandare sonde nello spazio sembra a prima vista una cosa semplice. Si costruisce un bel razzo potente, lo si spara verso l'alto e poi chi s'è visto s'è visto, tutti in sala di controllo a ricevere i dati del satellite. Magari.

Il buon vecchio Space Shuttle della NASA.

Questo post non vuole essere un trattato di ingegneria (ci mancherebbe altro!); piuttosto vuole solo fornirvi alcuni spunti interessanti per capire qualche dettaglio in più sul lancio di sonde e satelliti nello spazio (così la prossima volta che ne parleranno in televisione sarete preparati!). La verità è che una missione richiede anni per essere preparata. Infatti mandare una sonda su un certo pianeta, cometa o asteroide richiede una preparazione certosina. Bisogna che gli ingegneri e gli scienziati facciano bene i conti per fare sì che la sonda acquisisca la giusta traiettoria e velocità.

mercoledì 29 aprile 2015

Un pensiero sull'esplorazione spaziale

Proprio ieri mi sono ritrovato a discutere (con alcuni altri colleghi) riguardo l'effettiva utilità dell'esplorazione spaziale. Il punto dei miei colleghi, in particolare è il seguente: a cosa serve mandare una persona su Marte se possiamo tranquillamente studiare quel pianeta spedendoci sopra un rover o un satellite?
Mi è sembrato un punto di vista davvero molto ragionevole, lo ammetto.

Mentre discutevamo, infatti, mi sono reso conto di quanto irragionevole (forse a prima vista o almeno per una mente ragionevole) fosse il mio punto. Infatti io sono completamente a favore dell'esplorazione spaziale da parte degli esseri umani. Ma, effettivamente, il mio pensiero non è ragionevole. Mi spiego.

Io ritengo che esplorare lo spazio sia una necessità per l'umanità. Ovvero, io penso che riuscire a creare i mezzi per muoversi nell'universo, visitando e, perché no, colonizzando nuovi pianeti, sia la naturale evoluzione della nostra specie.
Ovviamente non sappiamo a cosa andremo incontro e, al momento, non abbiamo nemmeno i mezzi per poter fare viaggi del genere. Per questo pensiamo subito a Marte, così vicino e probabilmente così fattibile nel prossimo futuro.

Già, ma qualcuno potrebbe obiettare: siamo nati sulla Terra, abbiamo sviluppato capacità meravigliose per studiare l'universo da questo piccolo puntino roccioso quale è il nostro pianeta. Dunque perché dobbiamo lavorare per andare a trovare posti nuovi e, magari, inospitali?


Ecco, il mio pensiero è che, se volete una spiegazione razionale a questa domanda, allora io non ve la so dare. Allo stesso modo non saprei dirvi perché studiamo le galassie, se non perché, dentro di noi, vogliamo trovare risposte a domande molto più grandi.

Quello che posso dirvi è la seguente cosa: vogliamo capire come funziona l'universo, magari capire cosa sia l'universo. E vogliamo anche esplorarlo, vedere come è fatto.

Se trovassimo un pianeta simile alla Terra a un centinaio di anni luce di distanza e avessimo i mezzi per fare questo viaggio, diciamo ipoteticamente, in cento anni, partiremmo oppure no? Lo sappiamo tutti che la risposta è sì.  Esplorare e conoscere l'universo che ci circonda è ciò che ci rende esseri umani. Magari il risultato di millenni di ulteriore evoluzione sarà proprio quello di una specie in grado di vivere nell'universo e non più confinata sulla Terra.

Il fatto che le nostre vite abbiamo una durata più breve di quei tempi che l'evoluzione richiede, non è un buon motivo per tarpare le ali all'esplorazione dello spazio, alla curiosità dell'essere umano.
Del resto anche l'universo ha impiegato una decina di miliardi di anni prima di diventare ospitale per la vita (almeno per quanto ne sappiamo).

In realtà potrei scrivere cento post su Quantizzando riguardo le meravigliose e utilissime ricadute dell'attuale esplorazione spaziale nel campo delle comunicazioni, della medicina (per esempio la Risonanza Magnetica!), dei trasporti e, pensate un poco, anche del dormire (sto parlando dei materassi e cuscini "memory foam" che spesso e volentieri ci vengono consigliati in TV!).
Ma non è questo il punto, non esploriamo lo spazio per questo. Le ricadute sono soltanto un ritorno, magari inaspettato, dell'investimento nell'esplorazione spaziale.

La realtà è che esploriamo lo spazio perché sentiamo che dobbiamo farlo, perché sentiamo che ci piace farlo, perché sentiamo che non possiamo ignorare tutto quello spazio che è là fuori. L'ho già detto altre volte su questo blog, ma lo ripeto volentieri: esplorare l'universo è il nostro modo di essere umani.

Poi, ovviamente, io non credo che i miei colleghi siano nel torto quando affermano di avere una visione più razionale della mia in questo contesto. Credo che non esista il torto o la ragione; piuttosto esiste (o manca) solo la capacità di immaginare (e sperare in) un futuro molto lontano (e per questo vi lascio con questo video che probabilmente avrete già visto):

Wanderers - a short film by Erik Wernquist from Erik Wernquist on Vimeo.

L'universo non è un parco giochi. Si tratta di un posto altamente inospitale dove le regole sono date da quelle leggi della fisica che tutti i giorni mettiamo alla prova.
No, l'universo non è un parco giochi, ma è la nostra casa. Vivreste mai una casa restando solo in cucina senza mai andare a vedere cosa c'è nelle altre stanze?

Non voglio convincervi che dobbiamo esplorare lo spazio, non ce n'è bisogno. Tanto lo faremo senza dubbio.