mercoledì 31 dicembre 2014

L'universo che conosciamo

Siete mai stati sull'Himalaya? Beh, fa niente comunque. C'è molto di più. Si può andare ancora più lontano. Si può scorgere da lontano il nostro Sistema Solare e, ad un certo punto, confondere il nostro Sole con le miliardi di stelle della nostra Galassia, tanto che risulta impossibile riconoscere la stella più vicina a noi tra la folla di astri.

E spingendoci oltre, nella selva di galassie che abbiamo osservato finora nel nostro universo, arriva anche il momento in cui la nostra Galassia stessa diventa irriconoscibile.

Fino ad arrivare al limite delle nostre osservazioni, quella che chiamiamo radiazione cosmica di fondo, la prima luce dell'universo che siamo in grado di osservare, solo 300 mila anni dopo il Big Bang.

Tornando indietro dal nostro viaggio, come muovendoci in un bosco che pensavamo di conoscere perché avevamo misurato ogni albero, in questo caso ogni galassia, con la dovuta attenzione e pazienza, ecco che quasi viene da chiederci cosa diavolo ci fa quella minuscola perla azzurra in questo bosco e cosa ci facciamo noi.

martedì 16 dicembre 2014

Il mio primo articolo scientifico

Ieri è apparso on-line il mio primo articolo scientifico e, dopo una giornata di relax, non vedevo l'ora di condividere con voi questo momento carissimi amici di Quantizzando. Proverò a spiegarvi in parole semplici che cosa ho combinato, ma non aspettatevi una cosa importante; si tratta solo di un modestissimo contributo alla scienza ;)

Qualche tempo fa vi avevo già parlato delle lenti gravitazionali e di come esse siano importanti in astrofisica per capire come è fatto l'universo.
Faccio un brevissimo ripasso (per maggiori dettagli rimando al post con il link di cui sopra).

Prendete una galassia moooolto lontana. La luce delle stelle di quella galassia lontana, per arrivare fino a noi, deve attraversare un bel pezzo di universo. E questo pezzo di universo è pieno di tutta la roba che c'è tra noi sulla Terra e quella galassia lontana.
La teoria della Relatività Generale ci dice che la luce si muove seguendo la curvatura dello spazio-tempo. E lo spazio-tempo curva perché c'è della massa.
Perciò quando la luce di quella galassia lontana incontra "qualcosa", praticamente altre galassie e ammassi di galassie, allora siccome lo spazio-tempo è curvato la luce cambia la sua direzione di viaggio.
In definitiva, quello che accade è che le immagini delle galassie lontane vengono distorte e ingradite.
Ecco un'immagine bella che potrebbe rendere l'idea:


domenica 7 dicembre 2014

Un sistema solare...alla frutta!

Tra tutte le cose che provo a comunicare su questo blog, uno degli argomenti più affascinanti per coloro che mi pongono domande riguarda le dimensioni degli oggetti astronomici.

E allora capirete certamente che quando, navigando e ri-navigando in rete, mi trovo di fronte un qualcosa che possa aiutare tutti noi a dare un senso alle dimensioni delle cose nell'universo, ecco che non vedo l'ora di proporvela.

Dunque, dovete sapere che la BBC nel Regno Unito ogni anno organizza una serie di eventi pubblici (che poi vengono trasmessi anche in televisione) chiamati Stargazing Live dove si fa, appunto, divulgazione scientifica (e astronomica in particolare).

venerdì 5 dicembre 2014

Qualcosa per i ricercatori italiani

Forse non vi sarà sfuggita la lettera di Cosimo Lacava scritta a La Repubblica il 1 Dicembre 2014. Nel caso ve la foste persa eccovi il link.

Sostanzialmente Cosimo dice due cose importantissime tra le altre importanti. La prima è sottolineare che il disagio che ha un ricercatore quando va all'estero non è quello di "emigrare" piuttosto quello di non poter partecipare attivamente alla vita politico/sociale italiana e di dare possibilità ad un altro stato di usufruire del lavoro di una persona formata in Italia (a spese degli italiani, ovviamente!).
La seconda cosa importante è che Cosimo chiede una modifica alla Legge di Stabilità appena approvata alla Camera dei Deputati e ora in discussione al Senato. Potete trovare il testo completo qui.

Ora, questa modifica (che andrò a spiegarvi in sintesi) è richiesta anche dall'Associazione dei Dottoranti Pavesi tramite una petizione pubblicata sul sito Change.org.
La petizione in questione la potete trovare qui.

Ora proverò a spiegarvi di che si tratta. Qualora foste d'accordo con i promotori della petizione allora andate a firmare perché è davvero importante lanciare un segnale cercando di raggiungere un cospicuo numero di firme.
Vi dico subito che io ho già firmato con convinzione.

giovedì 4 dicembre 2014

Il problema dell'inquinamento luminoso

Lo dico immediatamente a beneficio del lettore capitato da queste parti. Questo è un post sull'inquinamento luminoso in cui vedremo le seguenti cose: di che si tratta, perché è importante, come ridurlo e se ci sono leggi in merito (almeno in Italia).

Inizio subito con il dire che in Italia c'è gente che si preoccupa sul serio di questo problema e a cui rimando per qualsiasi dettagliata informazione dato che essi si occupano di queste tematiche. Sto parlando dell'associazione CieloBuio che dal 1997 si occupa di promuovere campagne volte a sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema dell'inquinamento luminoso. Un'altra associazione molto impegnata su questo fronte è l'UAI (Unione Astrofili Italiani).

Ovviamente non è che si possa pretendere di spegnere tutte le luci, ovvio. Però molto spesso il modo in cui l'illuminazione pubblica viene installata è da brividi e fa seriamente dubitare sul fatto che ci sia stata un'evoluzione della specie umana. Ma andiamo con ordine e iniziamo con il dire cos'è l'inquinamento luminoso esattamente, magari per coloro che hanno le idee ancora confuse su questo argomento.


Per inquinamento luminoso si intende l'adozione di una strategia inefficiente di illuminazione cittadina che causa la dispersione di una non trascurabile frazione di illuminazione esterna verso il cielo.
Detto in parole semplici: vengono montati i lampioni male in maniera tale che una buona parte della luce va verso l'alto piuttosto che farci vedere dove mettiamo i piedi.

Ora vediamo perché si tratta di una cosa importante.
Sicuramente l'inquinamento luminoso influisce sulle nostre capacità di guardare il cielo notturno. Niente più stelle, niente più pianeti ma soprattutto niente più Via Lattea! Eh già, perché la nostra Galassia in principio potrebbe essere osservata ogni notte (visto che ci siamo dentro!) ma ovviamente l'illuminazione cittadina ci priva ogni notte di questo incatevole spettacolo.
Per avere un'idea di come potrebbero essere le cose in una grande città, per esempio Londra, consiglio la visione di questo affascinante video:





Praticamente non ci sarebbe bisogno di avere attrazioni nelle città: il cielo notturno svolgerebbe abbastanza degnamente il suo lavoro, voi che ne pensate?

Naturalmente ho iniziato con il cielo stellato perché questo è un blog che si occupa principalmente di fisica. Ma ci sarebbero anche altri motivi per limitare e ridurre l'inquinamento luminoso.
Ci sono aspetti legati alla bellezza dei nostri centri storici possibilmente deturpati da un eccessiva illuminazione per non parlare dell'effetto che una forte illuminazione artificiale notturna potrebbe avere sul naturale ciclo biologico di animali e piante. E poi ci siamo anche noi, gli esseri umani, che potremmo addirittura dimenticarci di abituare il nostro corpo alla sensazione del buio. Una cosa che detta così potrebbe sembrare poetica ma in realtà si tratta di una cosa seria perché un'eccessiva luce notturna potrebbe portare ad alcune disfunzioni come la minore produzione di una sostanza chiamata melatonina che, per chi non lo sapesse, ha proprietà anti-ossidanti ovvero permette la neutralizzazione dei famosi radicali liberi (che distruggono le strutture delle nostre cellule). Infatti la melatonina viene prodotta solo in assenza di luce da una ghiandola presente nel nostro cervello chiamata ghiandola pineale.

Inoltre, ridurre l'inquinamento luminoso ci fa consumare meno energia. Questo da un lato ci fa spendere di meno in tasse per l'illuminazione pubblica e dall'altro ci permette di inquinare meno l'ambiente (visto che bisogna bruciare petrolio per avere la luce!).

Cosa si può fare per ridurre l'inquinamento luminoso?
Una cosa molto semplice: evitiamo di sparare i lampioni delle nostre strade verso l'alto! Quindi usare un particolare tipo di lampade e fari con i dovuti accorgimenti tecnici che permettono di farci vedere dove mettiamo i piedi piuttosto che oscurarci la celestiale visione del cielo notturno.

Per chi volesse saperne di più consiglio la lettura di questo interessantissimo documento, ancora una volta curato dall'associazione CieloBuio, da cui, tra l'altro ho anche preso, oltre che ispirazione per questo post, alcune delle informazioni che state leggendo. Eccovi il link:
http://www.cielobuio.org/cielobuio/lrm2/CieloB-ILmolise.pdf

Insomma, come la mettiamo la mettiamo, ridurre l'inquinamento luminoso fa bene ed è di una importanza assoluta per noi e per le nostre future generazioni.
A parer mio il più grande antagonista della voglia di riduzione dell'inquinamento luminoso è la scarsa lungimiranza dell'essere umano, il quale molto spesso non riesce proprio a controllarsi quando si tratta di qualcosa che potrebbe alleviare le sorti future dell'umanità. Eppure si tratta di una cosa importante.  Fondamentale, direi.

E in Italia? Ci sono alcune regioni che hanno un alto inquinamento luminoso e altre che ne hanno uno di basso livello. Comunque sia, esistono delle normative regionali che dovrebbero regolare il comportamento in questa materia.

Percentuale di popolazione nelle regioni italiane che vive ove la Via Lattea non è più visibile (da Rapporto ISTIL 2001)

Per esempio, qui potete trovare la legge regionale sull'inquinamento luminoso del Molise (la mia regione!) che è stata approvata circa 5 anni fa.
Ma queste leggi sono rispettate? O c'è bisogno di qualcuno che vada lì a controllare se effettivamente vengano rispettate? Non ci sarebbe nulla di cui stupirsi, d'altronde sappiamo benissimo come vanno le cose in Italia, soprattutto su argomenti di questo tipo in una qualche maniera legati allo sviluppo scientifico. Per questo suggerisco a tutti coloro che credono che questa sia una battaglia importante di segnalare tramite questo link qualsiasi mancanza al rispetto della legge in materia della vostra regione alla Commissione sull'Inquinamento Luminoso dell'Unione Astrofili Italiani.

Come abbiamo potuto vedere dunque, i risvolti (negativi) di un eccessivo inquinamento luminoso sono molteplici e gli effetti (per esempio sulla nostra salute) forse, prima della lettura di questo post, non ve li potevate neanche lontanamente immaginare.
Ma tant'è.

Insomma, per concludere come da titolo: queste stelle le vogliamo vedere oppure no?
A noi la scelta.




martedì 2 dicembre 2014

Lavorare come un astrofisico

Fare l'astrofisico, a mio avviso, è uno dei lavori più belli che ci siano.

Lo dico subito perché magari dopo aver letto quello che segue potreste essere un pochino confusi. Ma non ne avete motivo: la frase di apertura di questo post è quello che penso. Però, mi rendo conto che ci sono cose che nessuno dice ai ragazzi che si iscrivono all'università per fare gli astrofisici; inoltre, penso che se nessuno lo dice è perché la verità, a volte, rovina un po' quello che uno si aspetta.
 
Dunque ho provato a raccogliere le idee (le mie idee) sul quello che vedo mentre faccio il mio dottorato di ricerca in astrofisica.

Si tratta di una visione strettamente personale; non credo possa essere ampiamente condivisa, tuttavia questo è quello che penso del percorso che ho fatto finora (e comunque si tratta di pensieri che avevo già capito quando studiavo all'università).

Se le sensazioni che provo formassero una torta allora ecco che idealmente la dividerei in due fette di diversa grandezza e, di sicuro, la fetta più consistente sarebbe quella relativa all'eccitazione.
Già, proprio come uno si aspetta, chi studia astrofisica si trova ad affrontare problemi relativi al funzionamento delle cose dell'universo che spesso, e comunque a seconda dei gusti, possono essere molto accattivanti, soprattutto per una mente curiosa e affascinata dalla possibilità di gettare luce nuova su alcuni fenomeni poco chiari. E, badate bene, l'eccitazione non è data dal "risolvere" il problema. In realtà basta soltanto trovare, ad esempio, un modo nuovo di "vedere" il problema, un diverso punto di vista che potrebbe far sorgere ancora nuove domande e quindi magari permettere un'analisi più profonda del problema. Meraviglioso!