venerdì 5 dicembre 2014

Qualcosa per i ricercatori italiani

Forse non vi sarà sfuggita la lettera di Cosimo Lacava scritta a La Repubblica il 1 Dicembre 2014. Nel caso ve la foste persa eccovi il link.

Sostanzialmente Cosimo dice due cose importantissime tra le altre importanti. La prima è sottolineare che il disagio che ha un ricercatore quando va all'estero non è quello di "emigrare" piuttosto quello di non poter partecipare attivamente alla vita politico/sociale italiana e di dare possibilità ad un altro stato di usufruire del lavoro di una persona formata in Italia (a spese degli italiani, ovviamente!).
La seconda cosa importante è che Cosimo chiede una modifica alla Legge di Stabilità appena approvata alla Camera dei Deputati e ora in discussione al Senato. Potete trovare il testo completo qui.

Ora, questa modifica (che andrò a spiegarvi in sintesi) è richiesta anche dall'Associazione dei Dottoranti Pavesi tramite una petizione pubblicata sul sito Change.org.
La petizione in questione la potete trovare qui.

Ora proverò a spiegarvi di che si tratta. Qualora foste d'accordo con i promotori della petizione allora andate a firmare perché è davvero importante lanciare un segnale cercando di raggiungere un cospicuo numero di firme.
Vi dico subito che io ho già firmato con convinzione.



Dunque, non è che ho firmato a caso solo perché sono relativamente direttamente interessato alla questione. Sono andato a vedermi un attimo le leggi in questione.
Partiamo dall'inizio (o più o meno dall'inizio, con le leggi le cose sono incasinate). Diciamo che scegliamo un punto iniziale. E il nostro punto è questa legge del 30 Dicembre 2010, n.240 che delinea i contorni della figura del ricercatore a tempo determinato, in particolare date uno sguardo all'articolo 24 comma 3 dove si afferma:

"3. I contratti hanno le seguenti tipologie:
    a) contratti di durata triennale prorogabili per soli due anni, per una sola volta, previa positiva valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte, effettuata sulla base di modalità, criteri e parametri definiti con decreto del Ministro; i predetti contratti possono essere stipulati con il medesimo soggetto anche in sedi diverse;
    b) contratti triennali non rinnovabili, riservati a candidati che hanno usufruito dei contratti di cui alla lettera a), ovvero, per almeno tre anni anche non consecutivi, di assegni di ricerca ai sensi dell'articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, o di borse post-dottorato ai sensi dell'articolo 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398, ovvero di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri."


Dunque abbiamo due tipi di ricercatori a tempo determinato: A e B. I ricercatori A prendono contratti di tre anni (estendibili per altri due anni ma solo una volta eh!) mentre i ricercatori B sono coloro che hanno già beccato il contratto A e che si beccano un bel contratto di tre anni.
Immagino che vista così la cosa non sia chiara. Cioè verrebbe da chiedersi a cosa serva il contratto B. L'utilità del contratto B viene spiegata nella stessa legge del 30 Dicembre 2010, n. 240 all'articolo 5:

"5. Nell'ambito delle risorse disponibili per la programmazione, nel terzo anno di contratto di cui al comma 3, lettera b), l'università valuta il titolare del contratto stesso, che abbia conseguito l'abilitazione scientifica di cui all'articolo 16, ai fini della chiamata nel ruolo di professore associato, ai sensi dell'articolo 18, comma 1, lettera e). In caso di esito positivo della valutazione, il titolare del contratto, alla scadenza dello stesso, e' inquadrato nel ruolo dei professori associati. La valutazione si svolge in conformità agli standard qualitativi riconosciuti a livello internazionale individuati con apposito regolamento di ateneo nell'ambito dei criteri fissati con decreto del Ministro. La programmazione di cui all'articolo 18, comma 2, assicura la disponibilità delle risorse necessarie in caso di esito positivo della procedura di valutazione. Alla procedura e' data pubblicità sul sito dell'ateneo."

Capito dunque? I ricercatori B, alla fine del loro contratto triennale, vengono valutati dall'università per essere inquadrati come professori associati.
Praticamente la fine del precariato.
Ma c'è una legge che dice che l'università deve assumere ricercatori B?

La risposta è nel decreto legislativo del 29 Marzo 2012 n.49, in particolare articolo 4 - comma 2 - lettera c), dove viene affermato che la programmazione di ateneo deve "provvedere al reclutamento di un numero di ricercatori di cui all'articolo 24, comma 3, lettera b) della legge 30 dicembre 2010, n. 240".

Ottimo, siamo tutti contenti dunque. Di cosa si lamentano Cosimo e i dottoranti pavesi? Dell'ultima Legge di Stabilità che cambia proprio l'articolo 4 - comma 2 - lettera c) del decreto legislativo del 29 Marzo 2012 n.49. E come lo cambia? Lo cambia all'articolo 2 - comma 98 nella seguente maniera:

"98. Alla lettera c) del comma 2 dell'articolo 4 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n.49 le parole:  'reclutati ai sensi dell'articolo 24, comma 3, lettera b), ' sono sostituite dalle seguenti: ' reclutati ai sensi dell'articolo 24, comma 3, '. "

GENI ASSOLUTI (DEL MALE)!
Hanno cancellato "lettera b)". Sembra una cosa innocua ma in realtà hanno cancellato proprio l'obbligo di reclutare ricercatori B, ovvero quelli che poi dopo tre anni sarebbero dovuti finire con un posto a tempo indeterminato come professori associati.

La domanda ora sorge spontanea: perchè?
Una possibile interpretazione è quella offerta dal Prof. Eugenio Mazzarella, professore ordinario all'Università Federico II di Napoli e deputato della XVI legislatura nella commisione cultura, scienza e istruzione alla Camera che ha scritto anch'egli una lettera a La Repubblica proprio in risposta alla lettera di Cosimo.
Essenzialmente egli afferma che le università non hanno alcuna possibilità di assumere ricercatori B (che poi andrebbero inquadrati) e che il vero problema (colto anche da Cosimo) è quello del finanziamento degli atenei, dissanguati dopo i tagli della purtroppo celeberrima riforma Gelmini.
E come non essere d'accordo con il Prof. Mazzarella? Più soldi alle università, più soldi per pagare i ricercatori e più soldi per inquadrarli in una situazione più stabile.

A me viene da dire che il vero problema però è che oltre a non vedere finanziamenti all'università nelle varie leggi al momento, inoltre viene anche meno l'obbligo di reclutare ricercatori che avrebbero potuto avere una prospettiva futura migliore.
Ovvero con il finanziamento (certo!) avremmo due piccioni (più ricerca e più ricercatori) con una fava (soldi!), ma a quanto pare il governo non ci mette nè piccioni nè fava!

Dunque, se anche voi ritenete che quel comma non debba essere modificato allora correte a firmare la petizione dell'Associazione dei Dottorandi Pavesi che chiede la cancellazione dell'attuale articolo 2, comma 98 della Legge di Stabilità; Inoltre, soprattutto, invitate i vostri amici e conoscenti a firmare (metto di nuovo il link):

https://www.change.org/p/parlamento-italiano-e-presidente-del-consiglio-italiano-perche-il-futuro-della-ricerca-italiana-non-puo-essere-un-buco-nero

Ma ancora una volta, senza firmare a caso. Spiegate loro qual è il problema. Ovvero che in Italia non si investe affatto sulla ricerca, neanche per sbaglio.