giovedì 15 maggio 2014

Le idee nella scienza

Le idee nella scienza sono importanti. Avere idee diverse lo è ancora di più. Per chi ancora non fosse convinto di questa cosa, vorrei segnalare un bell'articoletto di poche pagine (in inglese) che ora andrò a riassumere (in italiano, of course). Se volete leggere la versione originale comunque, allora cliccate su questo link.

Capita alcune volte in astronomia che gli astronomi pensino di conoscere la verità anche quando non si ha una forte evidenza da parte dei dati osservativi. Quali sono le conseguenze di ciò? Praticamente vengono fatte le scelte strategiche sbagliate.
Voi direte, che tipo di scelte? Beh, vedete, ci sono dei telescopi in giro e fare delle osservazioni richiede tempo. Oppure ci sono parecchie idee magari per lanciare dei satelliti nello spazio per fare un certo tipo di osservazioni ma bisogna sempre far fronte a costi e tempi delle missioni. Perciò bisogna fare delle scelte (strategiche, appunto). Ora, cosa accade? Accade che a volte la mente degli astronomi ha dei pregiudizi (scientifici, ovviamente). E questo comporta delle scelte strategiche sbagliate.

Vediamo alcuni esempi che la storia ci ha consegnato come riportati nell'articolo citato prima.


  • Nel 1909, Edward Charles Pickering, direttore dell'Osservatorio dell'Università di Harvard dal 1877 al 1919, disse che i telescopi avevano ormai raggiunto le loro dimensioni ottimali e non ci sarebbe stato vantaggio alcuno nell'aumentarne il diametro. Quello che accadde fu che mentre nella East Cost degli USA il pensiero di Pickering era dominante (data la sua posizione influente), nel frattempo nella West Cost si costruiva il telescopio dell'osservatorio di Monte Wilson del diametro di due metri e mezzo. Vi dice niente questo nome? Si tratta del luogo in cui Edwin Hubble fece le sue osservazioni e osservò la famosa legge omonima che riguarda l'espansione dell'universo. E insomma, che dire, ancora oggi si cerca di costruire telescopi sempre più grandi per osservare meglio l'universo.
  • Cecilia Payne-Gaposchkin, nella sua tesi di dottorato interpretando lo spettro della luce proveniente da Sole concluse che l'atmosfera del Sole è composta principalmente di idrogeno. Tuttavia durante la revisione di tale tesi, l'eminente astronomo di Princeton Henry Norris Russell (sì, proprio lui, quello del diagramma H-R di cui abbiamo parlato già su Quantizzando) la convinse ad evitare di dire che la conclusione del suo lavoro fosse quella di un Sole con una composizione differente da quella della Terra, come si riteneva a quel tempo. Oggi sappiamo benissimo che il Sole è prevalentemente composto da idrogeno. Così, tanto per dire che alle volte anche i grandi si inceppano quando si dimenticano che sono i dati osservativi che danno il giudizio finale.
  • David Jewitt all'Università della California (Los Angeles) non riusciva proprio ad ottenere né fondi né tempo di osservazione ad un telescopio per poter tentare di osservare l'ipotetica popolazione di oggetti nella cintura di Kuiper. Oggi sappiamo che questa regione del nostro Sistema Solare, che si trova oltre l'orbita del pianeta Nettuno ma prima della Nube di Oort, è una fascia di asteroidi. Comunque, cosa fece il buon David? Usò fondi e tempo di osservazione al telescopio che avrebbe dovuto utilizzare per altri progetti proprio per cercare di trovare gli oggetti della cintura di Kuiper. E sapete una cosa? Li trovò.
  • Abraham Loeb (che tra l'altro è proprio l'autore dell'articolo che sto riassumendo) racconta che intorno al 1990, durante il suo post-dottorato a Princeton, chiese ad un eminente astronomo di un'altra istituzione accademica (di cui non fa il nome) se per caso da quelle parti consideravano una posizione di lavoro nel campo della cosmologia teorica. La risposta fu: "Potremmo contemplare questa possibilità se solo riuscissimo a convincere noi stessi che la cosmologia sia una scienza". Solo due anni dopo, nel 1992, il satellite COBE misurò per la prima volta anisotropie nella radiazione cosmica di fondo; un'osservazione che appunto apre le porte e conferma parecchie ipotesi nel campo della cosmologia teorica. Per inciso, i principali esponenti del team del satellite vinsero il premio Nobel. Ecco.
  • Nei primi anni 60, un comitato di esperti fu messo insieme dalla NASA per capire se valeva la pena inviare nello spazio un bel telescopio per la rivelazioni di raggi-X (da terra non si può fare a causa dell'atmosfera che blocca tali raggi). Fecero fumare i loro cervelli e conclusero che alla fine non ne valeva proprio la pena poiché le sorgenti di raggi-X, secondo loro, erano solo stelle brillanti. Purtroppo si sbagliarono. Questo portò un ritardo di quasi un decennio dopo il quale la NASA si decise a lanciare il primo telescopio devoto all'astronomia in raggi-X. Il nome del satellite era Uhuru (per inciso, nome che in linguaggio swahili significa libertà, in onore della popolazione del Kenya che permise il lancio dal proprio territorio).

Forse si potrebbe continuare ancora con molti altri esempi, magari anche in altri campi (perdonate la mia preferenza per l'astrofisica) ma credo che il concetto sia chiaro. La scienza è fatta di idee. E alle volte queste idee devono lottare per venire fuori perché, purtroppo, qualche volta gli scienziati si dimenticano che la scienza si fonda sul metodo scientifico. E questo ovviamente è grave e bisogna cercare di fare scienza in modo corretto.

Ma non solo. Come avete potuto notare spesso si è trattato anche di mancanza di fondi per alcuni progetti. Insomma, una questione di soldi. 
Ma investire nella ricerca è importante. Non c'è bisogno di dare spiegazioni sul perché bisogna investire nella ricerca. Non c'è bisogno di un dibattito che spieghi perché sia meglio mettere dei soldi nella ricerca piuttosto che non metterli. Si tratta di noi stessi, del nostro essere umani. Nella nostra esplorazione dell'universo in cui siamo senza sapere perché. 
Se vi trovaste improvvisamente in una casa buia senza finestre, sono sicuro che, anche se aveste tutto il cibo che vi serve, ad un certo punto comincereste a rompere i muri che vi confinano nella vostra non conoscenza di quello che c'è oltre. 
Fare ricerca, porsi domande, cercare risposte, in fondo vuol dire essere semplicemente umani.